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La via del miele

Scritto da redazione

Sulmona,18 dicembre– Il suolo che calpestiamo e l’ossigeno che ingeriamo sono abbastanza compromessi. Sarebbe un grande giorno quello in cui l’Italia, il mondo intero e la Sardegna, terra cara a Cristina Caboni, potrebbero ospitare, custodire e proteggere le api e tutti gli insetti impollinatori, restituendo, al giornaliero la genuinità di un tempo, altro non sarebbe che via di salvezza per tutti.

La via del miele è una storia, essenzialmente di donne, di donne che sognano e che realizzano. Le tradizioni sono linfa del loro agire quotidiano, custodite e tramandate attraverso la narrazione orale e la dimostrazione pratica. Da dove si parte, cosa serve e cosa si deve fare per avere del miele? Miele buono e nutriente!  Innanzitutto, serve un mondo in salute, fiori da impollinare e api libere, poi il resto viene da sé. 

Nello svolgimento dei fatti le distanze geografiche si annullano, la Francia e la Sardegna vedono svanire ogni segreto o omissione che situazioni improvvise avevano intinto nelle vite delle tante protagoniste. Emma, Alice, Celinè Margherita, Anna, per citarne solo alcune, sanno essere a loro modo l’alveare più pregiato per sé stesse e per la terra che imprimono con i loro passi.

Nulla è facile o scontato, in questa elaborazione di Cristina Caboni, vanno fatte scelte e rinunce, l’importante è darsi la giusta attenzione. D’altronde ogni individuo vivrà sempre con sé stesso, non ascoltarsi, non farsi del bene sarebbe autolesivo. Basta comprendere che solo alla morte non vi è rimedio, il resto si costruisce, si condivide e si migliora. 

Uno scrivere al gusto di favola, quello della Caboni, che ha il dono di incidere. Al pari di un bisturi agisce per donare sollievo. Ci si perde nei luoghi della lavanda, nei i canti intonati per le api. Non bisogna neppure immaginarli, talmente deliziosa la narrazione che tutto è reale e il lettore non è spettatore ma attore, attore coinvolto con stupore, lacrime e sorrisi.

Da Cristina Caboni si può solo imparare. La via del miele insegna che le emozioni delle sofferenze si riconoscono fra loro e si prestano mutuo soccorso. Controcorrente il suggerimento di non ignorare gli insulti, vanno arginati!

 Una storia che parte da lontano, che parla di amore, di distacco  e di sogni,  che non prescinde dalla carestia di civiltà che viviamo, da ogni angolo sbuca il diritto-dovere di perseguire il bene comune per mezzo della cura del mondo che abitiamo “abusivamente”.

Intrecci di narrazione dinamici che portano a comprendere che ci si abitua al vento, al silenzio e alla felicità. Se si vuole la felicità si deve avere l’ardire di non tener conto di niente e di nessuno, vanno tolte le briglie ai contegni e agli schemi imposti dal mondo frenetico e prono all’apparire.  

Decisa e marcata la concezione, per cui esistono molte vite, per tal innesto neppure una goccia d’esistenza va smarrita, tutto va forgiato fino al conseguimento della felicità per sé stesso e per il prossimo. 

Imprescindibile la concezione per cui il valore intrinseco delle cose non è dettato dal mercato, ma dal  pregio che l’ognuno gli attribuisce, non cataloghi da sfogliare distrattamente, cammini da compiere per assaporare e comprendere.  L’essere nel mondo è di passaggio, se perde questa occasione per fare, per darsi e per accogliere a cosa serve questo guizzo di vita?

Tutto appartiene a tutti, dobbiamo essere ospitali proprio come fa Giuseppe nei confronti di AliceLa via del miele è uno scrigno che custodisce vicende che legano madri e figlie, sorelle e fratelli a fratellastri ritrovatisi per caso, anzi per la testardaggine di zia Alice di scovare il padre della piccola Amèlie. Tutto torna per la penna di questa scrittrice sarda, il tempo non cancella, il tempo spiega e porta a maturazione.

Ogni capitolo, è saggiamente aperto con nozioni relative al mondo del miele. A guardarlo questo mondo potremmo paragonarlo ad un libro in cui l’agire umano ha scritto pagine amare, occorre miele, occorrono api, occorrono profumi e sogni.

La condivisone delle bellezze e delle ricchezze ha il sol scopo di aumentare le riserve di magnificenza a disposizione di tutti. 

Alla fine di questo viaggio di lettura si scopre che, per i personaggi, il posto giusto non è sempre quello del primo approdo, bisogna cercare, indagare, tutto mediante gli occhi giusti. Ognuno cela una parte antica dentro di sé, non va sepolta, va portata alla luce, sarà cometa e ci mostrerà i nostri luoghi di appartenenza, quei luoghi che altro non sono che il nostro DNA. Assecondare le proprie sensazioni conduce a ritrovare la propria vita, le proprie origini e quindi il sorriso.

Ogni miele è differente, un po’ come gli individui, questo sta a dire che ci si porta dentro la marcatura del vagito che non è campanilismo, trattasi di carati aggiunti.

Forse l’aver intitolato la mia prima raccolta di poesie Nettare di Luce mi concederà il privilegio di cantare per le api, proprio come le “eroine” di questa storia che potrebbe essere di tutti se solo avessimo orecchie ed occhi scevri da condizionamenti!

Cesira Donatelli

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LE VIE DEL MIELE Cristina Caboni

(Edito Garzanti)

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