Home Cultura Un MONDO a PARTE

Un MONDO a PARTE

Scritto da redazione

Roccaraso, 11 aprile- Una gran bella nevicata ha poteri intrinseci infiniti, non solo visibili ed oggettivi. Il più delle volte i benefici sono immateriali e arrivano nelle parti più scoscese dell’animo, lenendo malinconie, ravvivando situazioni morenti, donando esuberanza a quelle che potrebbero apparire come “cause perse”.

Nel mentre l’etereo bada allo spirito e alla psiche, i fiocchi non intendono di certo rinunciare alla loro relazione materiale con strade, tetti e campi, puntando, mei mesi preposti, ad una intensificazione della stessa. Creando i disagi che regalano il tempo fermo, il tempo dilatato a chi si trova in quei luoghi, mortificando fretta e frenesie. Lapalissiano improntare tutto sulla pacifica convivenza, che può mutare in provvidenza.

Una convivenza-provvidenza improntata tutta al mutuo e reciproco soccorso, quella dei protagonisti di Un MONDO a PARTE non solo fra loro, ma anche con tutto il patrimonio naturalistico che li circonda. Il tutto è talmente schietto e genuino che non si vive attraverso la pellicola. Le scarpe assolutamente inadatte ai piedi del professore Michele (Antonio Albanese), quando giunge davanti alla scuola Cesidio Gentile detto “Jurico”, poeta pastore, diventano le scarpe ai piedi di tutti. I brividi dell’attore saranno i brividi di tutto il pubblico, pubblico che non va classificato come pagante, bensì in beneficiante di vita d’altri tempi.

Di certo non avrà lo stesso plebiscito la questione stufa! Gli abitanti di Rupe, paesino ideato per l’occasione, perché si facesse portavoce della realtà di tanti, di troppi paesini dell’entroterra abruzzese, la stufa la sanno certamente accendere. Il maestro  Michele, dal canto suo, fino al giorno dell’arrivo nel paesino del Parco Nazionale d’Abruzzo, ha optato per concentrarsi sull’insegnamento di come salvare il pianeta prima di sera, a discapito di imparare come si appiccia una stufa. In queste e altre piccole “carenze”, quasi scandalose per chi vuol diventare abitante dei paesi di montagna, lo aiuteranno gli alunni di Agnese (Virginia Raffaele). Questa vicepreside è donna risolutiva, ironica, quasi madre dei pochi alunni, dell’unica pluriclasse del paesello, e comunque sorella e amica di quelli che a scuola non ci vanno più per avvenuto adempimento all’obbligo, conosce tutti e affronta tutto, con disinvoltura, corna comprese. Gesticola, brontola, vive a braccetto con il dialetto locale, come per grazia di Dio, fanno buona parte dei protagonisti.

L’uso del dialetto è talmente garbato, arrangiato e appropriato che, oltre a essere strumento vero ed efficace per la comprensione di ciò che quotidianamente accade nei luoghi lontani dai centri commerciali, dalle palestre, dalle feste nei locali, dalle scuole affollate dove si arriva in motorino, è il vero collante fra lo spettatore e i luoghi di ambientazione. Il vernacolo è il calesse che sposta i colloqui scuola-famiglia nelle stalle, conduce nelle botteghe a capire che l’artigianato locale è più eloquente di un podcast, indirizza nelle rimesse dove i giovani che non se ne vogliono andare fanno l’amore, a suon di riparazioni, con il trattore che li aiuterà a solcare ettari ed ettari di campo, scongiurando l’abbandono dei luoghi di appartenenza. Testimoniando che tutto si aggiusta, non è sempre la forma a fare la differenza, altresì la sostanza. Il tutto al sol scopo di preservare sia il diritto alla restanza che, quello dell’andare. Viva dio la libertà di fare, non l’obbligo di subire perché chi legifera non include i legami, i sentimenti, le propensioni. La montagna con tutte i suoi dislivelli combatte l’appiattimento di massa, a suon di bellezze naturalistiche.

Un MONDO a PARTE è l’abile collezionista che espone in una personale, aperta al pubblico, tutte le voci della montagna. Ululati di lupi, versi di grilli, voli di rapaci imponenti, clacson della corriera, slittamento di ruote lisce sulla neve, coperte di lana abruzzese sui letti, cappelli multicolore di lana sulle teste dei bambini che, non devono per esigenze modaiole, essere abbinati alla giacca a vento che si indossa. Quasi sicuramente sono il risultato di uno sferruzzare della nonna accanto alla stufa nelle sere in cui l’inverno parla la sua lingua più nota; pertanto, valgono più di qualsiasi accessorio costoso e di tendenza. Nessuna delle opere è in vendita, tutte da condividere e salvaguardare, proprio come la scuola che, un sistema lontano dai luoghi, dalle persone e dai sentimenti vorrebbe cancellare, ricorrendo a intrighi di palazzo.

Suona strano pensare che nessuno sia disposto, nella nazione, in cui tutto si condona, tutto si avalla, tutto si giustifica, a chiudere un occhio per salvare la scuola di Rupe dalla sterilità dei numeri. Questo sarebbe un modo per non cancellare il sorriso delle finestre, delle campane, del forno, della falegnameria, dei campi di quel paese.

La sceneggiatura rivelerà che, i buoni intenti li proteggono, solo, le buone azioni. Sarà la solidarietà e l’accoglienza a lanciare il primo amo di salvezza, e non le autorità preposte, dimostrando che le piccole realtà, se capaci di unirsi, mettendo da parte screzi e divisioni locali possono volare alto. Quando prete, maresciallo, sindaco, autista dello spartineve e scuola si uniscono non ve n’è per nessuno!

In Un MONDO a PARTE la canasta dell’ironia è sempre pronta sul tavolo delle riunioni, è fra i banchi della chiesa, e nelle proposte geniali del bidello Nunzio (Sergio Saltarelli) e nello spartineve, è nel reclutamento di famiglie pronte a far “passare il figlio per scemo” pur di salvare l’ultimo presidio di cultura e di vita del loro paese.

I paesi dell’Alto Sangro, nella pienezza della loro peculiarità, sono stati la cornice di un quadro che, seppur, denudato dai provvedimenti della politica, delle fibre e delle cromature più rilevanti, vogliono continuare a dipingere. Nella consapevolezza che solo gli indigeni hanno tempere rare che, mescolate ai pistilli del colore di chi sceglie la montagna, generano conservazione e non impoverimento e spopolamento.

Il dialogo e il rispetto fra la fauna e gli abitanti è continuo, il cervo che in silenzio fa intendere al maestro Michele che la strada è di tutti, senza timori ci si trova a condividerla, è l’emblema della convivenza e della restanza.

Il regista Riccardo Milani consegna alle bellezze dei luoghi la sconfitta e la rinascita, la natura è strumento di crescita e comprensione. La giovane che, affida alle acque del Lago di Barrea l’incomprensione dei suoi familiari per il suo voler amare una donna e non un uomo, è il punto di rottura fra ciò che si ritiene convenzionale e giusto, rispetto a ciò che, è la libera espressione della soggettività.

Sicuramente da questa pellicola viene fuori l’abruzzese testardo, determinato e attaccato ai suoi luoghi, e fin qui nulla di nuovo. L’enunciazione nuova passa per il ruolo della montagna, Ella è sempre pronta a divenire madre di tutti, forestieri compresi, è la madre che, se rispettata può sfamare tutti. Ti fa scivolare sui suoi costoni, attendendo che la serenità del prato verde a valle ti dia la forza per risalirla, ti spiega ogni giorno l’importanza del tentare, ti indica la ricchezza che ogni fiocco che cade possiede, ti fa sentire la compagnia del rumore di un corso d’acqua, ti fa adocchiare le sinuosità di una ciminiera che fuma verso il cielo terso, ti fa attenzionare la ricchezza di una minestra condivisa.

Si desume da questa realizzazione l’importanza del salvare, del proteggere, dell’accogliere, dell’includere la semplicità, i sogni, senza emarginare l’iniziativa altrui, purché in assonanza con la natura dei luoghi incontaminati e sacri. La montagna abruzzese ha elementi di sacralità che da sempre tramanda ad ogni creatura che la abita o decide di visitarla, ed ha braccia ampie per accogliere chiunque decida di sceglierla. 

La montagna lo fa, perché ha il fottuto vizio di prendere tutti a figli!

Cesira Donatelli

 SOGGETTO E SCENEGGIATURA:

 Michele Astori e Riccardo Milani

Leggi anche

3 Commentii

Gdx 11 Aprile 2024 - 13:35

Santo Iddio, l’evento drammatico di questi poveri bambini dei paesini minori di così crudo destino è, che, non hanno la mamma come Virginia Raffaele (che poi in fondo non è un grandissimo che) ma molto più spesso come si vede in giro dappertutto in questi luoghi poveri, di contadini pastori operai carabinieri ed impiegatelli, hanno la mamma un po’ tarchiata, oppure polpacciona, od anche molto grassa paccuta alle chiappe se non culona ad una chiappa sola che non ambedue come in Germania, oppure molto secca scarnita, oppure molto mammellona ma senza glutei o con le gambe rinsecchite come la capra, od anche pelosa ma pelosa molto molto, e, senza finire, deforme da una parte che un poco zoppica, oppure ribassata di collo come se fosse avvitata al tronco o, di statura inconsueta, oppure molto espressiva nel volto od anche squilibrata al mento che tira da una parte etc.etc.
In
questo è fuorviante la triste commedia di Un mondo a Parte, perché questi non sono mondi a parte ma di estrema raccoglienza selettiva degli inadeguati dei deboli e dei repulsi dei mondi più forti e vigorosi, anche nel reddito.

Reply
Alberto Di Lorenzo 11 Aprile 2024 - 15:25

Cosa voleva dire con questa riflessione il sig. Cdx non lo abbiamo mica capito, sembra scritto in … albanese.E poi francamente va dato atto e apprezzato lo sforzo di questa giovane giornalista con una recensione che ha,almeno per noi, tutt’altro sapore

Reply
Domenico 15 Aprile 2024 - 15:34

Cosa voleva dire? Le donne abruzzesi sono toste e belle come le molisana, evidentemente non ha vissuto in quei posti. Io da ragazzo si è mi ricordo bene,

Reply

Lascia un commento