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(primo piano)- La Disobbedienza

Scritto da redazione

Sulmona, 29 ottobre– Disobbedire attrae, farlo con metodo spaventa. A temere la disobbedienza sono essenzialmente i regimi, seppur fra le democrazie, son rimasti in pochi a sbracciarsi per avere un popolo di disobbedienti. L’uniformità garantisce sonni tranquilli! Se a suggerire la disobbedienza è l’Arcangelo Gabriele in persona, si può non obbedire?

Igor Sibaldi in La Disobbedienza, attraverso un Arcangelo moderno, per non dire irriverente avvia la caccia ad una Maria poco canonica, opposta a quella che tutti conoscono, spesso invocano e maldestramente imitano. Il punto fermo è uno, per umiltà, asservimento e devozione la Maria di Nazareth ha dato abbastanza. Urge altro!

Ogni alba, tendenzialmente, potrebbe essere gravida di una nuova e ribelle annunciazione. Tale potenzialità servirebbe ad azzerare la noia, questa presuntuosa componente dell’arredo, ormai vintage, in cui versano le esistenze contemporanee e farebbe germogliare la curiosità e la magnificenza dell’attesa.  Nulla si improvvisa, bisogna applicarsi, se desistere invalida, allenarsi giova…

…è bene che impari a gioire, perché sicuramente ti servirà. La gente ha talmente paura della gioia!

Il troneggiare indiscusso del bello giusto, apprezzato in maniera capillare e uniformata è il filo spinato che marca l’abisso tra lo sterile esistere e la fecondità dell’essere vivi realmente, obbedendo solo al proprio battito. 

Ogni esempio e ogni suggerimento dell’Arcangelo, durante la narrazione, è volto a far emergere che Dio e ogni Entità superiore esiste solo attraverso l’essere terreno, se non viene autorizzato a presenziare e a manifestarsi, è nullo ogni fenomeno. Pertanto, è la volontà dei singoli a generare flusso, esistenza e stupore.

Il testo affascina perché composto da ricerca e stimolo. Verosimile sentirsi platea di una rappresentazione teatrale, che va scena ogni qual volta si perde di vista la bellezza dell’essere se stessi. Quando si torna alla vita reale, dopo la lettura, ci si scopre più diffidenti, si è meno disposti a credere e ad imitare, si è improntati all’osare, un nuovo e tentatore mosto bagnerà le labbra dei, venuti al mondo, “enologi del vivere”.

S’indaga costantemente per individuare una Maria disposta a solcarsi fin nelle viscere per trovare l’unicità, il folle, l’entità che solo a lei appartiene e che solo lei può liberare nell’universo. Non ci si formalizzerebbe se la ricerca sfegatata conducesse ad un uomo, ben venga tutto ciò che respinge catene e mira all’inconsueto.

Che poi l’errore grande è a monte, il pesce puzza sempre dalla testa. La causa di tutto l’appiattimento di cui si ciba anima e corpo, a livello mondiale, va fatta risalire ad un’errata traduzione dei dieci comandamenti, il comandamento n° 6, ad esempio, avrebbe dovuto recitare…

…non prostituirti in nessun modo. I tuoi desideri, inclusi quelli sessuali, sono guide preziose nella scoperta di te stesso: non venderli come se fossero merce…

Fermo restando che Dio ha creato magnificenze attinenti al patrimonio naturalistico ineccepibili, va informato il mondo intero che nel creare gli abitanti del pianeta terra lui ha scommesso sul loro essere individui liberi, con idee e azioni differenti. Un po’ di varietà lo aiuterebbe e non poco, qui la fantasia scarseggia e l’iniziativa rimane sempre abbastanza circoscritta; quindi, si finisce per scoprire che si sta deludendo, anche, Dio.  Ciò che aggrega spesso è il passato non la scommessa per il futuro, basterebbe mirare a stupire, non a riportare per tradizione orale il già visto e il già noto. 

Tra un sorriso e l’altro Igor Sibaldi e il suo Arcangelo, magistralmente, mettono in atto una pubblica lapidazione dell’agire penoso ed imitativo, che sfregia il piglio del fare, del dire e dell’agire. 

I passi verso la realizzazione di un individuo passano per il saper dire no, tutto ciò che in maniera utile viene canalizzato nei binari della cultura e della religione dovrebbe creare qualche repulsione, quantomeno un dissenso. Il venduto ufficiale altro non è che Ira…

…è l’ira, sai, a muovere sempre i seduttori. Il buio li ha spaventati, ne hanno paura e in certa gente la paura è ira. Per paura si fermano…e vogliono fermarti perché vederti andare avanti li impaurirebbe…

Io farò, io sarò, io proverò, sono i propositi più ricorrenti. Io disobbedirò è l’intento, ancora, troppo latitante. Questo comporta un latitare dei sorrisi, del piacere, delle realizzazioni, come se non bastasse arrivano negli armadietti di casa gli psicofarmaci, i fazzoletti per le lacrime, i parchi si popolano di individui silenziosi e assenti e la cena termina senza che uno sguardo abbia incrociato l’altro, stupendolo attraverso la disobbedienza.

Disobbedire, rende maturi. Chi disobbedisce è essenzialmente onesto con sé stesso e impasta il suo percorso con il lievito dell’onestà. In La Disobbedienza abitano gli integratori per distinguersi, si finisce per scoprirsi attaccati ai capezzoli della Disobbedienza vera!

Disobbedire emancipa all’orgasmo non indotto, ma scalato e conquistato! 

Cesira Donatelli

LA DISOBBEDIANDA di Igor Sibaldi

(Edito Anima Edizioni)

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