Maurizio Scelli e Volontà(ri) di futuro un grande esempio

Sulmona, 2 dicembre- Un mare ammirato e composto quello che sabato scorso, d’intesa con un empireo altrettanto fascinoso, ha accolto le migliaia di volontari di Protezione Civile che gli sono sfilati, con mezzi e divise, dinnanzi. Una conoscenza e un fare che Pescara e dintorni non potranno dimenticare.
Per volontà di Maurizio Scelli, il nuovo capo dell’agenzia di Protezione Civile Abruzzese, circa 1500 volontari, per quattro giorni, hanno, con 4 maxi-esercitazioni, dislocate su aree differenti, simulato scenari di emergenza. Un modo efficace di far toccare con mano l’operato della protezione civile, di far conoscere le strumentazioni in dotazione dell’agenzia abruzzese. Visitare un ospedale da campo allestito nel cuore della città o assistere ad altre operazioni di intervento volte a ripristinare la normalità non solo instilla sicurezza, ma porta alla consapevolezza che agli stati di emergenza bisogna farsi trovare preparati, loro non avvisano, loro giungono.
Presso l’auditorium Flaiano di Pescara, nella mattinata del 29 novembre, la prevista Sessione Istituzionale “Amministrazione e Giustizia in dialogo” ha fornito ai tantissimi sindaci provenienti da tutto l’Abruzzo riferimenti giuridici e pareri per meglio affrontare e gestire responsabilità, competenze e procedure in caso di attivazione della macchina emergenziale, non tralasciando di prendere in considerazione, appunto, anche il prima. Semplificando e restando vigili si può sintetizzare con un efficace “impara l’arte e mettila da parte”.
Ad aprire i lavori un Inno di Mameli che, fra le altre funzioni, ha sicuramente ricordato a tutti che, l’Italia è patria bella, composta da anime sensibili che la amano e si adoperano ogni giorno per proteggerla.
La parola di Maurizio Scelli è subito entra nel vivo della questione. – Chi ha responsabilità può incorrere in indagini, in procedimenti che, seppur nel tempo diverranno assoluzioni, creano ferite al vivere personale, intimo e familiare, solchi e incisioni che restano. I sindaci o chi si occupa in un modo o nell’altro del bene collettivo, prima di un sentire politico ha un pulso vocazionale; pertanto, è giusto vivere i mandati in maniera serena. I sindaci ci mettono la faccia più dei parlamentari, sono i primi a cui i cittadini si rivolgono e i primi a dover dare risposte. L’immenso rispetto che la protezione civile nutre nei confronti dei sindaci è alla base di questo moneto di “Amministrazione e Giustizia in dialogo”.
L’intervento del sindaco di L’Aquila Pierluigi Biondi ha ricordato come i primi cittadini siano fra i pochi ad avere gli oneri e onori, di indossare la fascia tricolore. Di come durante le emergenze, si pensi al terremoto di L’Aquila, si è costretti ad autorizzare pagamenti di ogni sorta. In quelle congiunture i sindaci divengono geologi, urbanisti, ed infine addetti alla ricostruzione.

Tutti concordi sul fatto che l’eliminazione dell’abuso d’ufficio, intervenuto nel 2024, ha reso al Corte dei Conti anche collaboratrice e non solo sanzionatrice.
Carlo Masci sindaco di Pescara, ha fatto rilevare come la Protezione Civile sia la mano tesa verso la difficoltà, come l’arrivo di Maurizio Scelli ha significato molto di più, con lui è emersa sin da subito la volontà di compiere azioni improntate a dare volto emozionale al tutto. È difficile far coesistere responsabilità ed emergenza, occorre una riflessione veloce che intervenga su un sistema che, da questo punto di vista, fa acqua da tutte le parti.
A moderare le competenti voci della giornata del Flaiano l’avvocato Pasquale Fimiani, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Il noto giurista ha, con cura, dettagliato ogni fase che compone un‘emergenza, partendo dalla previsione della stessa, passando per le opere di prevenzione, approdando alla gestione dell’emergenza, transitando verso il segmento successivo e di rientro della fase acuta. Riconosciuta la necessità di non far perdere al perimetro della legalità gli aspetti della ragionevolezza e dell’equità. Va dato merito al codice della protezione civile, di possedere le caratteristiche di un sistema di pubblica utilità.
Fabrizia Francabandera, già presidente della Corte d’Appello di L’Aquila, riferisce sul processo alla “Commissione Grandi Rischi” attivato sull’assunto che l’attività di comunicazione del rischio resa dalla commissione, riunitasi pochi giorni prima del terremoto dell’Aquila, fosse stato elemento causale nella condotta di autoprotezione, non assunta, da alcuni cittadini aquilani, a questo si aggiunga, anche, la vicenda di Rigopiano. Episodi che, non sono solo noti alle cronache, ma sono divenuti motivo di studio per la dottrina giuridica e per gli scienziati del diritto. Il tema colpa assume aspetti differenti, essenzialmente può essere commissiva e omissiva.
L’esperienza del procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo, relativa all’incendio del Morrone lo porta a parlare di questa costante che prende corpo, purtroppo, in estate. Ferita prima di essere danno per la regione Abruzzo, il cui patrimonio boschivo non è solo ricchezza economica, ma si identifica come ricchezza culturale. Un rogo può avere origini naturali, quali un fulmine, accidentale, purtroppo la stragrande maggiorana degli incendi è antropica. L’uomo è il peggior nemico che la natura abbia mai incontrato. In passato gli atti dolosi erano molto diffusi, dovevano far addivenire a speculazioni economiche, a questo il legislatore ha posto grandi freni. Restano consistenti gli atti ad opera di piromani. Ma il primato negativo spetta agli incendi colposi, frutto di negligenza, irresponsabilità umana. Ciò che si è fatto deve, comunque rincuorare, l’attività di prevenzione sta dando i suoi frutti, va implementata e a questo giovano questi incontri formativi. Si coinvolgano i giovani più pigri, che non vogliono salire in montagna con la PC, ma potrebbero essere risorse umane utili mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie per sorvegliare i luoghi più a rischio.

Tommaso Miele, presidente aggiunto della Corte dei Conti e, presidente sezione giurisdizionale per la regione Lazio, con toni decisi e competenti, parla, ampiamente, della paura della firma. Il giudice deve possedere sensibilità e consapevolezza degli effetti dei provvedimenti adottati, provvedimenti che si riversano sulla società, sulle famiglie. La corte non dev’essere autoreferenziale, non giudici contabili che esercitano potere, la Costituzione non chiede questo, bensì chiede collaborazione. Più volte e in più consessi Miele ha suggerito al legislatore di imboccare, non la strada della repressione dopo, bensì di divenire guida prima. Anche questo contiene la legge sulla riforma della Corte dei Conti in via di approvazione. Non si lasci passare il concetto che una corte possa provare piacere a tenere sulla brace gli amministratori. Si proceda per collaborazione prima che per sanzionamenti.
La direzione Scelli non è solo improntata alle emozioni, guarda alla tecnologia e la sceglie come partner di ausilio alla prevenzione. A Michele Vitale, per INWIT principale operatore italiano per infrastrutture per le telecomunicazioni, è toccato spiegare il nuovo progetto che l’avvocato Maurizio Scelli vorrebbe mettere in funzione. Si guarda oltre per davvero, ci si sta organizzando per lavorare, mediante l’inserimento di telecamere e altri ausili tecnologici, in 450 siti in Abruzzo, al fine di individuare persino il numero di calzature di un eventuale piromane.
Giornate uniche e di sola proprietà abruzzese quelle andate in scena grazie a Volontà(ri) di Futuro. A queste persone speciali non sono mancati i saluti e il sostegno della politica, fra loro il governatore Marsilio, l’onorevole Guerino Testa. Gianni Morandi e altri cantanti li hanno coinvolti in cori ed esibizioni meravigliose.
Maurizio Scelli ha compiuto tanto sempre e ovunque, adesso lo ha in dono l’Abruzzo e questo annuncia grandi cose per la regione cuore verde d’Europa. Ad ognuna di queste giornate, il capo della PC ha dato profili ed impronte uniche, mai viste prima. Ad accomunarle tutte, il desiderio di porre al centro la figura del volontario, di riconoscerne la valenza, la funzione e la necessità. Il valore del lavoro di squadra Scelli lo conosce bene e lo pratica. Quello che i volontari nutrono per lui lo si è evinto in ogni loro sorriso e in ogni loro agire con professionalità, competenza ed amore per quello che si stava realizzando.
La prevenzione così è ancora più bella, è ancora più possibile ed è ancora più umana.
Cesira Donatelli