A lei il Premio Roberto D’Orazio 2025

Sulmona,21 Novembre- È vero i giorni passano velocemente, pare ci scivolino dalle mani, per fortuna i contenuti rilevanti degli stessi non scompaiono, restano e si prestano ad approfondimenti e letture più intime. Questo accade, soprattutto quando si conoscono persone, donne instancabili, da anni e le si ammira a distanza ed in silenzio, auspicando in un caffè da prendere, sotto i portici di una meravigliosa realtà abruzzese, con un po’ di tempo a disposizione, per parlare di poesia, di giornalismo e di cultura. Non è andata proprio così, perché il caffè deve ancora attendere, tutto il resto è andato in scena e, con Alessandra Prospero, si è parlato di diverse cose, tutto è accaduto in maniera schietta e autentica.
Da qualche giorno la giornalista, l’editrice e la poetessa Alessandra Prospero ha ricevuto l’autorevole Premio Roberto D’Orazio, vero che la delicata e competente penna aquilana è avvezza a ricevere riconoscimenti e premi, vero pure che parliamo di un riconoscimento che si distingue per storia e per contenuti. Gli ambienti scelti per insignire la fondatrice della Daimon Edizioni, quelli del lussuoso e storico Gran Caffè Vittoria di Chieti, le ragioni potrebbero essere tante, vista la robusta attività della risorsa abruzzese, nel caso si è voluta insignire per la dedizione nel diffondere la cultura e per il suo essere, sempre, al fianco di penne nascenti, diverse e affidabili.
- L’assegnazione del Premio D’Orazio non può non generare un quesito, come tre espressioni umane ed artistiche differenti, quali la poesia il giornalismo e l’editoria, dialogano fra loro e coesistono?
Si tengono insieme con molto sacrificio, con un montante di ore di lavoro alto, la mia famiglia ne sa qualcosa. Sono una che lavora a tutte le ore, vivere per me è comunicare. La mia casa editrice non a caso si chiama Daimon Edizioni, vivo, quindi di spinte autentiche, che passano per la comunicazione, dando alla parola un abito giusto, adeguato e veritiero. Sono una figlia del fare, le mie passioni lavorative per me sono creature da allevare con premura.
- Che cos’è e cosa significa la community, creata da Alessandra Prospero, Poesia Femminile Singolare, perché questo nome?
Un nome coniato molti anni addietro, nel 2013 per la precisione, non ha mai avuto la pretesa di essere un manifesto. Nel tempo ci si è resi conto che la rivista prendeva piede, modificarne il nome sarebbe stato uno snaturala, inizialmente dedicava attenzione ad eventi di poesia, a premi letterari, il tempo ne ha ampliato le sfere di interesse, seppur tutte legate ad ambiti culturali ed artistici, insomma un fare cultura, un essere cultura. Il nome è legato al ridotto spazio che la voce femminile aveva ed ha, in certi ambiti, si voleva dare rilievo alla poesia femminile, che per certi versi è evocativa, suggestiva ed educativa.
- Fare cultura, può definirsi una forma di imprenditoria? Imprenditoria non volta a conseguire gli utili canonici, bensì volta a creare benefici altri?
La cultura è divenuta, per molti aspetti, il volano per una grande distribuzione di fondi ed è spesso usata per compiere grandi passerelle mediatiche. Ci si dovrebbero rimboccare, molto di più le maniche, non solo riempirsi la bocca della parola cultura. Divulgare e diffondere richiede impegno e costanza, bisognerebbe, anche semplicemente averne rispetto. Spesso gli atteggiamenti culturali, proprio negli ambiti culturali, sono poco “culturali” si fa difficoltà a riconoscere l’altrui personalità e professionalità. In tutti i campi in cui lavoro, rilevo spesso atteggiamenti di chiusura fra gli operatori culturali stessi.
- Che passi nuovi intende fare la Daimon Edizioni?
Premetto che sono molto felice, io e i miei collaboratori siamo nati dalla poesia, il mio daimon resta quello. Sicuramente negli anni ho avuto la fortuna di essere raggiunta da autori incredibili, fortuna che ho saputo custodire. La Daimon Edizioni annovera autori che hanno vinto moltissimi premi, autori molto rispettati in Italia, un nome per tutti quello di Luciano Giovannini, un premio Zingarelli. Giovannini, è un autore perno della Daimon, ci lega un rapporto di amicizia e di lealtà. La parola lealtà si usa molto, ma esiste poco. Annoveriamo anche l’autore Germano Innocenti, un talento che è alla sedicesima pubblicazione, uno scrittore versatile, si occupa di recensioni sul Corriere dell’Umbria. Posso contare sul supporto di due direttori di collana che sono Roberta Placida e Federico Del Monaco. La prima si occupa di tutto ciò che attiene alla poesia di derivazione nipponica, ha raggiunto in tal senso, alti livelli di specializzazione. Il secondo, è direttore della collana di prosa, il suo essere allenatore di basket gli permette di avere una visione d’insieme, indaga meglio il manoscritto, l’opera. Definisco entrambi angeli custodi, colonne portanti della casa editrice. I miei poeti mi dicono che il far parte di una squadra coesa, porta ad un miglioramento collettivo. Questo ci aiuta a partecipare con più sicurezza a fiere ed eventi, a breve saremo a Più libri, Più liberi a Roma e poi Torino.
- La poesia ha qualche difficoltà in più a farsi conoscere al pubblico, rispetto ad altre tipologie di produzioni letterarie?
Sì, perché si è lavorato, molto, contro la poesia. La poesia è il nostro primo registro comunicativo, si nasce in poesia, non si nasce in prosa. Il neonato che piange, comunica in poesia, si nasce composti di poesia, il vivere ci muta a prosa. L’avvento della stampa ci ha portato a credere che la prosa fosse più spendibile, un retaggio culturale ingannevole che, a distanza di tanti anni persiste ancora. Pertanto, la prosa vende di più, l’esperienza personale permette di sostenere che se si lavora con la poesia, allo stesso modo con cui si lavora con la prosa, si vendono alla stessa maniera. Si tenga presente che la poesia è più immediata, arriva prima al lettore. Eventi condotti, negli anni, fra i ragazzi e con i ragazzi, hanno fatto riscontrare, partecipazione e calore intorno alla poesia. Per i giovani la poesia è un mezzo di comunicazione incredibile, li porta a comunicare, ad esternare, è il primordiale che serve a tirare fuori tutto e subito, non comporta l’onere successivo di argomentare, come accade, invece, per la prosa. Si vive in poesia, certo che nella vita quotidiana si deve argomentare in prosa, ma si vive, si pensa e si prova in poesia.
- Abruzzo Sera, un giornale che cresce che si amplia, che diversifica. La firma di Alessandra Prospero in questa redazione è sicuramente libera ed autorevole, è più vicina alla poesia o ad altro?
La domanda coglie bene il tutto, si aggiunga che tutto ciò è possibile grazie ad un direttore illuminato. Fabio Pelini il direttore di Abruzzo Sera, è un docente, una persona di grande cultura, ben calato nella realtà. Una guida fondamentale, la filosofia concreta e produttiva di un direttore la si rintraccia nel modo di lavorare di tutta la redazione. Scrivo ampiamente di tutto, quando devo trattare con specificità preferisco la cultura, tanti gli argomenti di questo segmento da affrontare per cui spesso, le aperture settimanali, si rivelano insufficienti.

- Il Premio Roberto D’Orazio ha innescato la volontà di perorare una causa o un’azione rispetto ad altre nel futuro? Cosa ha maggiormente stimolato questo riconoscimento?
Un riconoscimento che ha generato immenso orgoglio, non si dimentichi che il comitato tecnico si identificava nella persona del prof. Massimo Pasqualone e quella del presidente del premio con Ettore D’Orazio, esempi che fanno comprendere che bisogna andare avanti comunque, il daimon, la missione. Tutti possono trovarsi a vivere momenti di difficoltà o di incertezza, a porsi degli interrogativi, la risposta a questi frangenti, nel caso specifico, è sempre viscerale, si deve andare avanti. Tornando alle sensazioni sono felice, perché il premio giunge dalla città di Chieti, luogo che conosco, ma con cui non ho molti legami.
- Da aquilana che pensiero viene da dedicare alla Capitale della Cultura 2026?
Ci si augura che questa investitura doni alla città di L’Aquila la possibilità di spogliarsi di alcuni filtri, arrivando realmente a riconoscere chi porta il nome di L’Aquila in alto, in silenzio, con passione, in solitudine e con costanza.De Andrè direbbe – in direzione ostinata e contraria-. L’Aquila possiede tanti talenti e tanti operatori culturali che da ventenni si spendono per essa, non sempre riconosciuti e coinvolti. Si auspica in una L’Aquila più onesta intelletualmente nei confronti di queste dinamiche.
- Cosa si potrebbe o dovrebbe sussurrare all’orecchio di un legislatore che possa essere d’aiuto per l’editoria?
Questo premio è stato dato all’imprenditrice, ne sono orgogliosa, perché riconosce i sacrifici fatti, i riconoscimenti sono arrivati, anche, in altri termini, come produzione poetica siamo fra le case editrici abruzzesi più premiate. Ciò nel tempo mi ha fatto riscontrare che i fondi, spesso, sono stanziati per le strutture tipo biblioteche o librerie, non chiedo agevolazioni per gli editori, chiedo di supportare i piccoli editori, la filiera che si affronta è esosissima. Si pensi che costa di più mettere un libro fuori catalogo che tenerlo sul mercato. In Italia vi è monopolio a livello distributivo, l’editore è sempre incudine, non gli viene riconosciuto il fondamentale ruolo di filtro che possiede. Gli editori andrebbero aiutati in maniera fattiva, si è polemizzato molto sulla partecipazione dell’Abruzzo al Salone del Libro di Torino, questa è” ingratitudine nera” atteggiamento sgradevole ed errato, a mio avviso, nei confronti del primo assessore Roberto Santangelo che, dopo 15 anni ha deciso di tornare a Torino, cosa che fanno tutte le regioni. Gli editori hanno bisogno di questo, avere una struttura istituzionale alle spalle veicola un messaggio unico e compatto da cui tutti traggono beneficio.
Dire donna è un dire danno, evocazioni di comodo e consolidate che, quando ci si trova davanti a donne come Alessandra Prospero si prestano bene a divenire titolo meritato e riconosciuto, difatti la giornalista, l’editrice e la poetessa che risiedono in questa donna sono “DANNO” culturale bello, necessario ed atteso.
Cesira Donatelli