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I primi a lanciare messaggi di violenza sono gli adulti

Scritto da redazione

Francesco Longobardi: si sono delegittimate le forze dell’ordine e i principi cardine del vivere- Seconda parte della nostra intervista al Presidente di Medea

Francesco Longobardi

Sulmona,10 novembre-La violenza possiede tanti volti, spesso per comodità e per mancanza di autorevolezza ed autorità, sono gli stessi genitori, ad affidarsi ad estetisti capaci per ottenere un make-up efficace, che attutisca o mascheri ben bene i segni che questa imprime negli occhi e nelle azioni dei propri figli. L’assenza di regole, il mancato rispetto di patti familiari e sociali, lo sbattere le porte in faccia agli obblighi genitoriali, sono le matrici e i calchi fedeli della violenza che attraversa le strade, pare autorizzata da semafori perennemente verdi. Con Francesco Longobardi presidente di Medea, laureato in psicologia sociale, docente universitario Isfoa, laurea honoris causa in criminologia investigativa forense, si torna analizzare le origini e le ragioni di ciò che ogni giorno fa accendere sirene e che spesso non trova soluzione, ma solo morte, emarginazione e sofferenza.

  • Il filosofo contemporaneo Filippo Cannizzo, nel libro Lacrime di Gentilezza, affida alla bellezza e alla gentilezza ruoli di recupero e di riscatto. Lei pensa che educare i giovani alla bellezza e alla gentilezza possa essere un’altra forma di prevenzione e di ostacolo alla pratica della violenza?

Sì, concordo con questo pensiero del filoso Cannizzo, si tenga presente che l’età di chi partica e subisce violenza si è abbassata. Di recente abbiamo avuto una vittima di femminicidio di soli 14 anni. Si è smarrita la gentilezza, l’empatia, la capacità di amare con bellezza e rispetto. Queste parole, nella crescita di un adolescente, sono fondamentali, se si vive in una famiglia violenta si è propensi a divenire violenti, se si nasce in una famiglia dove si pratica l’amore, il rispetto e la gentilezza si è più destinati ad essere persone che amano e rispettano. Le forme di violenza sono tante, si può essere violenti, anche, nei confronti dell’ambiente. Si pensi a chi fa uso di droga e di alcool, i resti dei loro abusi li lasciano nell’ambiente, “violentando” lo stesso. Esistono bambini che a dieci anni fanno uso di cocaina, di cannabis che, a dodici hanno usato violenza, faccio fatica a non definirli bambini. Purtroppo, è il messaggio comunicativo ad essere distorto, vi sono addirittura politici che vorrebbero la liberalizzazione di alcune sostanze. Consiglio a chi ha queste idee, di informarsi da neurologi, psichiatri ed esperti vari, sui danni celebrali che l’utilizzo di cannabis, a lungo andare, genera nei giovani

Longobardi con la Minista della famiglia Eugenia Roccella
  • Capita, sovente, di leggere frasi del tipo, era fuori di sé, era fuori controllo, quando ha compiuto il fatto. Che messaggi sono questi?

La comunicazione spesso è distolta, se ci si fa caso, trova sempre una giustificazione, si tende a ridurre.  Se la ragazza che viene violentata indossa la minigonna pare se la sia un po’ cercata. Questo va sfatato, una persona può andare nuda per strada, mettendo in conto di dover subire, solo,  le conseguenze legali, ma nessuno ha il diritto di toccarla, di violare il suo corpo. Io sono a favore dell’educazione sessuale, il sesso è divenuto uno spot. Penso che in un futuro neppure troppo lontano, la procreazione sarà prossima allo zero. Oggi il sesso viene trattato al pari di una tendenza, di una moda, non è più qualcosa che arricchisce l’unione di una coppia. Oggi si fa sesso perché qualcuno ce lo ha detto, perché ci se ne possa vantare. Inteso che il progresso non possiamo fermarlo, l’innovazione va normata, con leggi ferree, che non devono discostarsi dai valori del rispetto e dell’amore. Bisogna tornare ad avere una prospettiva di vita. Da studi recenti si apprende che un ragazzo su cinque né va a scuola, né lavora, non fa nulla.

È a carico dei genitori e delinque. Le baby gang sono figlie di questa devianza giovanile, chi non si sente più valorizzato nella famiglia cerca all’esterno il guadagno facile, cerca l’approvazione e l’ascesa in maniera errata. Per progredire all’interno di queste organizzazioni deve superare esami che, comportano il commettere azioni delittuose. Tutto rintracciabile ai bordi delle strade, piccolissimi che fumano sigarette elettroniche, i genitori spesso sono lì a guardare. Dire che oggi è difficile educare è sbagliato, la società siamo noi. Dobbiamo assumerci le responsabilità genitoriali, mettere al mondo figli implica il dovere di educarli in tutto e per tutto, non sappiamo più dire no, troppo permissivismo verso i figli. Si è perso il controllo delle società, si è dato troppo senza anteporre obbiettivi e regole. Io, come molti dei miei coetanei, avevamo obiettivi. Ho educato così i miei figli, per avere dei premi bisogna raggiungere degli obiettivi. L’assenza di prospettive e di traguardi genera il vuoto che viviamo. La chiesa ha perso dei passaggi, non riesce a capire che deve adeguarsi all’era che si vive, non può rapportarsi con i giovani nello stesso modo in cui faceva decenni addietro. La tecnologia va usata, va gestita per arrivare ai ragazzi, non la si può escludere. Prima dei sedici anni non si dovrebbe poter accedere a Internet, nel frattempo nella scuola dell’obbligo si dovrebbe affrontare un’educazione al web. Si deve imparare ad usare in maniera corretta i telefonini, basta con le giustificazioni. Oggi, spesso, si pubblicano, in maniera consapevole, contenuti per far male.

  • Le vittime più esposte alle varie forme di violenza sono i bambini e le donne, la politica che ruolo nuovo  potrebbe ricoprire  in tutto questo? 

La violenza non ha sesso, la violenza la subisce anche l’uomo. La differenza risiede nel fatto che la donna denuncia di più, si reca agli sportelli di ascolto, l’uomo lo fa solo in rari casi. L’uomo arriva al femminicidio, pochissime donne arrivano al maschicidio. A subire è la persona più debole, nella maggior parte dei casi coincide con la figura femminile. Si pensi alle ragazzine di oggi che fanno parte delle baby gang, spesso sono loro a creare il traino. L’abbigliamento delle ragazzine è cambiato, è più aggressivo, i livelli di prostituzione fra le giovanissime sono spaventosi. Vogliono il guadagno facile, ricorono all’uso di alcool con regolarità, perché il controllo in tal senso non esiste. Non basta contrastare il locale notturno, i minorenni possono acquistare alcool dai supermercati, mancano i controlli, mancano i soldi per finanziare le leggi.

Oggi abbiamo leggi che contemplano il contrasto, ma non abbiamo leggi sulla prevenzione, così sono leggi povere. Gli spot nei giorni come il 25 novembre non servono, bisogna intervenire perché il 26 non si torni ad uccidere. Creare case di recupero genitoriale, i genitori vanno formati, provando ad educare i figli degli altri, non bastano le sanzioni economiche, la violenza il più delle volte nasce nelle famiglie agiate. La noia, il tutto facile sono fattori da contrastare. Il caso di Thomas a Pescara ha visto coinvolti figli di famiglie benestanti. La scuola non va criminalizzata, non è un contenitore educativo, è un contenitore istruttivo. La scuola in passato dava educazione, perché questo veniva supportato e richiesto dalle famiglie. Oggi i genitori picchiano i professori! Nelle famiglie separate i figli diventano scudi ed oggetto di diatribe. Molti papà separati vivono sotto i ponti, perché spesso, alcune donne lavorano in nero ed “estorcono” loro mantenimenti esagerati. 

  • Il femminicidio è l’atto finale ed il più grave, le forme di violenza si moltiplicano di giorno in giorno, sono concatenate fra loro?

Il femminicidio è l’atto finale, che non deve trovare, mai, giustificazione alcuna. Per meglio conoscere il tutto, si deve far capire come nasce il narcisista e dove nasce. Il narcisista viene educato ad essere tale, da ciò il dover formare i genitori, da ciò l’investire in tal senso, da ciò il lavorare con la scuola, non picchiando i presidi egli insegnanti, non delegittimando le forze dell’ordine.  Anche la comunicazione ha le sue colpe, ovunque si parla di violenza perché fa odiens. Le trasmissioni dovrebbero ospitare persone che fanno volontariato, atti generosi.  Dare visibilità a ragazzi che compiono gesti propositivi, è necessario, i talk show che trattano, primariamente di violenza compiono una violenza psicologica sugli spettatori. Abbondano i massaggi negativi che, i giovani assimilano e riconoscono come validi ed attuabili.

Gli adulti non vengono più rispettati dai giovani, non si rispetta più neppure la disabilità. Il modello di vita lo creiamo noi li adulti, la donna deve iniziare a volersi bene, le prime a discriminare la donna sono le donne stesse, è sparita la solidarietà fra lo stesso sesso. Di recente la Presidente del Consiglio è stata definita cortigiana, non intendo guardare il colore politico, rilevo semplicemente che non vi è stata una donna del comparto politico avverso che sia intervenuta, che abbia preso le difese, che abbia condannato in maniera decisa. Si è addirittura insinuato che il personaggio non conoscesse il significato della parola cortigiana, il tutto per sminuire l’accaduto. Se così fosse, chi ha pronunciato dovrebbe andare a casa, in questo modo e con queste parole si genera violenza.  

Pare che, perché il semaforo torni ad essere verde, per davvero, non bisogna più attuare la tecnica dello scarica barile, bisogna presenziare a sé stessi e ai propri obblighi. La legge non impone a nessuno di divenire genitore, questo è un sentire soggettivo che implica responsabilità verso la società che si vive, verso le persone che la popolano e verso madre natura.  Mettere al mondo figli è come firmare un contratto con il padrone di casa che si prende in affitto, obblighi e doveri sono la componente essenziale del compromesso. Il “padrone” di casa, nel caso dell’umanità è il mondo, costui si fa trovare pronto, composto, affettuoso e accudito agli ospiti che sopraggiungono. Per questa forma di accoglienza, se non altro, si deve rispetto a lui e a tutte le persone che lo abitano o che vorrebbero abitarlo rispettando, quantomeno il principio per cui dove inizia la libertà dell’uno, finisce quella dell’altro. Principio, ancora, più inderogabile se si tratta della vita altrui e dell’inviolabilità della stessa.  

Cesira Donatelli

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