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Luigi Leonardi: una canna non è mai solo una canna

Scritto da redazione

L’imprenditore che si è ribellato alla mafia, allo Stato, alla famiglia

Luigi Leonardi era stato a L’Aquila per la giornata della legalità( maggio 2025)

Sulmona, 27 ottobre- Nessuno ha facoltà di scegliere il luogo in cui venire al mondo. I primi vagiti, i primi passi avranno a collocarsi in un ovunque di cui, almeno per i primi anni di vita, non se ne avrà reale contezza. Pacifico che taluni ambienti posseggano pronunzie e “usanze” più marcate, un definito che pochissimi osano mettere in discussione, di affrontarlo, per la maggiorana delle persone, non se ne parla neppure. Proprio a tutto questo consolidato, Luigi Leonardi un imprenditore campano, ha posto rifiuto. Un uomo comune che voleva vivere delle proprie capacità e delle proprie forze, senza dover pagare il pizzo alla mafia. Per come il tutto gli si è rivoltato contro, negli anni, pare chiedesse la luna! I giovani abruzzesi ebbero la fortuna di incontrare, la testimonianza di Luigi Leonardi durante la giornata della legalità, in seno al premio Borsellino, tenutosi all’Aquila nel maggio 2025. Da lì una forte volontà di far conoscere meglio una storia profonda e complessa. Mentre risponde alle domande dell’intervista Luigi Leonardi, spesso porta la mano destra fra il colletto della camicia bianca che indossa e il suo collo, si carezza lasciando intendere che ha pienamente compreso che può contare solo su sé stesso. 

Perché ai ragazzi che incontra nelle scuole Lei dice che una canna non è mai solo una canna?

Dal punto di vista tecnico una canna non mai solo tale, va detto che vi sono sì, dei prodotti naturali a comporla, altrettanto vero che viene trattata chimicamente. Adesso il Thc (produce alterazioni dello spazio temporale, aumento del battito ect.ect) nelle canne si aggira intorno percentuali di presenza pari al 30%-35%, questo non lo dico io, lo afferma Nicola Gratteri. Invece per la questione etica e morale una canna è una propensione all’illegalità, innesca un sistema irregolare. Chi vi fa ricorso è propenso all’utilizzo di droghe, quindi non ama il proprio corpo, non ama sé stesso, la compra da dei delinquenti, riconoscendo negli stessi degli amici, non dei nemici. Svela un andamento sociale scadente. Io non ho mai fatto uso di canne, oggi ho cinquantuno anni e ricordo bene come tutti i mei amici che sono passati a droghe più pesanti, avessero iniziato con una canna. 

Lei si è ribellato a più cose, si è opposto alla mafia, per taluni aspetti alla sua famiglia, ogni giorno leggiamo delle sue battaglie con lo Stato. Tre realtà differenti fra loro, perché sono state necessarie tutte queste lotte? Quella alla mafia possiamo capirla, le altre?

Quella alla mafia la si può capire, in realtà non dovremmo capirla, non dovremmo naturalizzarla. La mafia, l’estorsione, il pizzo sono stati naturalizzati! La questione famiglia è ancora inspiegabile per me, oggi dopo vent’anni dall’inizio del tutto, non riesco ancora capire come mia madre per quattordici anni sia riuscita a non scrivermi e a non chiamarmi, pur sapendo che io vivessi sotto scorta. Tutto questo non sono, ancora, in grado di spiegarmelo. Per contrappasso Le dico che ho un cane di undici anni, se qualcuno provasse a toccarlo, potrei non rispondere delle mie azioni. La mia ribellione contro lo Stato nasce dal fatto che lo Stato non ti tutela adeguatamente, per esso sei un numero, le leggi non proteggono, come dovrebbero, i testimoni di giustizia come me. Troppi sistemi e sottosistemi di affaristi che finiscono per finanziare finte associazioni antimafia, che non sono  veramente e completamente dalla parte di chi si espone, ma finiscono, mediante bonus, per aiutare loro stesse. Lo Stato mette a disposizione lo strumento della denuncia per segnalare irregolarità e reati, quando mi sono rivolto ai carabinieri per denunciare ciò che mi stava accadendo, mi sarei aspettato tempi più celeri per poter tornare a fare l’imprenditore. Dopo vent’anni posso dire a gran voce, che, se non avessi contato solo su me stesso, adesso non ci sarei più per davvero. 

Quello che Lei afferma, lascia comprendere che il sistema non incoraggia a denunciare.

Luigi Leonardi con il suo fedelissimo amico

Se un processo dura undici anni con tutti i delinquenti interessati a piede libero, di cosa stiamo parlando? 

La sua era una bella realtà imprenditoriale, possiamo asserire che più sono importanti le realtà imprenditoriali e più fanno acquolina ai clan mafiosi?

Assolutamente sì. Giovanni Falcone diceva cercate i soldi e troverete la mafia, vale lo stesso principio per i delinquenti, fanno quello che fanno perché inseguono i soldi. Un’azienda con grandi volumi d’affari è potenzialmente ”riciclabile.” Io muovevo, solitamente, cinquemila euro al giorno, per loro il ritorno in termini di pulizia di denaro era un pasto succulento.

Lei spesso ha dichiarato che, anche, i fornitori nella sua vicenda hanno avuto un ruolo negativo. Quindi la mafia annovera nella sua rete anche i fornitori?

I fornitori, così come alcune parti della società civile, per capirci quelli che chiedono riprese video a terzi, anziché fare loro stessi la denuncia, io li ho sempre paragonati ai kapò del periodo nazista. Sono il peggio del peggio, il loro mantra si esplicita con un:” menomale che non è successo a me, è successo al lui.”

Il livello sociale di un capo clan, la legittimazione di un clan chi la concretizza, chi ne ha colpa?

Le faccio un esempio, nel Parco Verde di Caivano vi sono seimila famiglie, diciamo a titolo di esempio che, la delinquenza ne “dà a campare” a cento, per mezzo di queste cento operazioni di pseudo assunzioni, perché è come se li assumessero, loro si garantiscono una distribuzione capillare di droga sul territorio. Vendere droga è complicato, si necessità di un’impresa abbastanza strutturata, questo modo di “dare lavoro” è un contrapporsi allo Stato. I coinvolti hanno interesse a difendere questo sistema perché garantisce loro sostentamento.  Pensi che quando, vent’anni fa, fu arrestato Cosimo di Lauro, figlio di Paolo di Lauro, colui che nel film Gomorra sarebbe Jenny, quando lo sono venuti a prendere, lui viveva nelle palazzine popolari del 219, sono stati necessari cinquecento poliziotti. Dai balconi volava di tutto per non farlo arrestare, pentole, pacchi di farina, gente che protestava, addirittura fu lanciata una lapide. Il problema risiede in questo, questa diviene normalità, gli anormali siamo noi altri. 

Mentre l’ascolto mi torna in mente una frase in cui Lei sosteneva che preferiva morire per mano della mafia, non sopravvivere circondato da ingiustizie. Cosa fece scattare la Sua ribellione al pizzo?

 Esattamente, proprio così, certe situazioni ti scoraggiano. Iniziai a dire no perché non ce la facevo più, la disperazione era fortissima.

Le pongo una domanda abbastanza personale, se è troppo non mi risponda. Lei pensa che, come tutti può liberamente farsi, una famiglia?

No, assolutamente no! Non l’ho fatto per paura, non l’ho fatto perché io faccio l’imprenditore e quindi ho ragionato in termini di sicurezza. Io nella mia vita ho conosciuto la fame, sono passato dal guadagnare molto in un giorno al dover campare con due euro al giorno. Non posso mettere al mondo un potenziale morto di fame, soltanto perché ho creduto e credo nell’etica e nella giustizia. Il valore della famiglia per me è molto, molto più alto rispetto al valore etico, quindi ho preferito così. Mi manca un figlio, lo avrei voluto veramente tanto. 

Le parole libertà e diritti vengono sparpagliate nella vita di tutti i giorni raggiungendo milioni e milioni di persone, senza che nessuno le governi o le conduca, senza che alcuno ne sorvegli il cammino. Beni così rari e vitali avrebbero bisogno di una tutela qualificata e timorata, non fosse altro perché il debito morale, civile e umano nei confronti di Luigi Leonardi grava sulla testa e sulla coscienza di tutti. L’uomo e l’imprenditore Luigi Leonardi ha lottato, ha sofferto, ha visto la morte con gli occhi, non solo per tutelare sé stesso da ingiustizie immani, ma anche per i figli a cui lui ha dovuto rinunciare che altri, invece, solo perché nati in luoghi più fortunati e meno problematici hanno potuto mettere al mondo, senza nulla avere a temere.

Cesira Donatelli

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