Home Attualità Maurizio Scelli: l’Agenzia di Protezione Civile abruzzese diverrà la prima d’Italia

Maurizio Scelli: l’Agenzia di Protezione Civile abruzzese diverrà la prima d’Italia

Scritto da redazione

Guarda lontano il capo della Pc regionale, chi lo conosce sa che nulla lo fermerà

Maurizio Scelli

Sulmona,18 ottobre La storia ci insegna che i vincitori, sono coloro che, seppur sabotati della verità per cui hanno dato l’anima, in quanto scomoda, seppur straziati da calunnie e ferite, vanno avanti perché forgiati, sin dalla nascita, da un sigillo improntato al bene e al sorriso degli ultimi.  Maurizio Scelli non si è mai discostato da tutto ciò, soprattutto nelle congiunture più complicate. 

Presidente Lei ha ricoperto, anche, ruoli politici. Ha potuto legiferare per chi ha bisogno? Ha vissuto ambo i lati della medaglia, quale veste le ha permesso maggiore realizzazione o le ha dato strumenti più validi per raggiungere i suoi obiettivi?

Attraverso la mia attività professionale da avvocato, ho vissuto vittorie e sconfitte e in questo ambito mi sono realizzato. Per il resto ho sempre vissuto cercando di mantenere ogni promessa fatta, si pensi all’Unitalsidove trovai un tesoretto consistente e, da volontario decisi di impiegarlo nella realizzazione di un hotel a Lourdes. È l’unico hotel al mondo dove se ci si presenta con trecentocinquanta persone in carrozzina o trecentocinquanta atleti per le olimpiadi, nessuno pensa di essere in un posto destinato ad altro. Non vi sono stanze riservate ad handicappati, vi sono semplicemente stanze. L’Unitalsi ha la caratteristica per cui per farne parte e per partecipare alle varie iniziative, compresi i pellegrinaggi, bisogna pagare di tasca propria. Insomma, tanti giovani scelgono di non andare in discoteca ed investono in un bene collettivo.  Una promessa, quella del Salus a Lourdes, fatta a Giovanni Paolo II nel febbraio del 1993 che ha visto la luce nel settembre 1995.

Con la Croce Rossa ho fatto di tutto per mantenere le promesse fatte ai familiari degli ostaggi. La vita l’ho rischiata non solo per portare a casa i vivi, ma soprattutto per portare a casa le spoglie di Fabrizio Quattrocchi, per fortuna, oggi, la famiglia di Fabrizio ha un luogo dove portare un fiore. Convincere i mussulmani a rispettare il nostro credo religioso che, ha bisogno di dare una degna sepoltura, è stato rischiosissimo, di questo io e una magnifica squadra di ragazzi meravigliosi siamo orgogliosi. Sulla base di questo compiuto, quindi, venni chiamato a fare il parlamentare.

Mi sembrò un’opportunità da cogliere, avere un po’ di potere in più per occuparmi degli ultimi non mi dispiacque. Potere mai avuto! Vi è un rammarico in questo, per una questione di rispetto il Presidente Berlusconi e il Dott. Gianni Letta mi inserirono nella circoscrizione Abruzzo, circoscrizione che condivisi con Sabatino Aracu e Paola Pelino, di tre purtroppo non ne abbiamo fatto uno. Ancora oggi mi fa male l’invidia che si respirava. Non si poté fare squadra, si pretendeva di restare punto di riferimento unico. Essendo capolista la ricandidatura, dopo i primi cinque anni, sarebbe stata quasi scontata. Mio padre mi convocò e mi ricordò che lui e mia madre avevano fatto grandi sacrifici per far divenire me e mio fratello avvocati, tu hai fatto anche altro, mi disse, compresa questa esperienza, adesso però, alzi il telefono e comunichi che la tua famiglia non vuole più. Papà non sopportava di sentire che non avevo mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale, se ne stava ammalando.  Dire Aldo Scelli a Sulmona significava parlare di chi, nel tempo libero sopratutto, si occupava degli altri, mia madre insegnate elementare. Pensi, la dolcezza di mamma con i suoi alunni creava gelosie in me e in mio fratello.

Possiamo dire che nella vita il karma toglie per poi restituire sotto altre forme?

Fino a sei mesi fa, per quanto avessi fatto, mi davano per uomo finito. Forse l’errore l’ho commesso io, sia da Unitalsi che da Croce Rossa sono andato via nei momenti in cui tutti mi volevano. 

Perché questa decisione?

Nel momento in cui hai dato tutto non puoi dare di più ed è bene che ci sia un ricambio. In Unitalsi e in Croce Rossa, ancora oggi, vi è grande affetto per me, io sono con loro sempre. La scelta di andarmene non avendo avuto passaggi ulteriori, mi ha lasciato fuori dai giochi. Chi subentra non conserva la figura precedente. D’altronde io ero quello che aveva preso bambini dai reparti di oncologia pediatrica e li aveva portati ad EuroDisney, aveva chiesto a McDonalds di preparare semolini per chi avesse difficoltà. Il responsabile di McDonalds mi ricorda per quello che voleva farlo fallire portandolo a preparare semolini, anziché hamburger e patatine. Ne ho fatte di tutti i colori!  Ho anche subito una vicenda Kafkiana con la Corte dei conti, insomma tutto questo ha contribuito a tenermi un po’ fuori dai giochi. Pausa che iniziò ad interrompersi dall’inaugurazione del Liceo Ovidio a Sulmona. In quell’occasione incontrai il Presidente Marco Marsilio. Lo avevo avuto come collega parlamentare, seppur lui volasse dove volano le aquile.L’ho vista come una sfida da cogliere, certo non si trattava solo di una nomina da conferire. Ben quarantaquattro, super manager di tutta Italia, dai curriculum prestigiosi, chiesero di diventare capo della protezione civile abruzzese. Prima richiesta del Presidente Marsilio, dopo che scelse me, fu la presenza a L’Aquila e la continuità. Le esperienze precedenti sono la mia forza, non ho ritenuto di portare con me nessuna persona fidata, pur avendone facoltà. Intendo valorizzare tutte le persone che ho trovato in questa sede, adesso desidero che a crescere siano tutte le persone che lavorano con me. Desidero che l’agenzia di protezione civile abruzzese diventi la migliore d’Italia, anche oltre. Il mio prestigio, mi si perdoni la poca modestia, mi porta a poter affermare tutto ciò, il nome della nostra regione inizia con la prima lettera dell’alfabeto; quindi, possiamo e dobbiamo divenire i numeri uno in Italia. Nostro alleato, anche, il fatto che a L’Aquila non sono più destinati sguardi di compassione, bensì, viene vista come modello da prendere ad esempio. 

Lei si prodiga molto per il bene dei suoi collaboratori.  All’interno di questo tipo di realtà associative la parità di genere a che punto è?

Mi sto adoperando molto per introdurre dei correttivi sul piano della comunicazione. Siamo abituati a sentire e a dire è intervenuta la Protezione Civile, la Protezione Civile non sarebbe nulla senza l’insieme di associazioni che vi aderiscono, questa è un’agenzia che coordina tutte le attività di Protezione Civile svolte da associazioni di volontariato. Nel volontariato la parità di genere è altissima, magari la potessero vantare altri ambiti. Oggi la Presidente della Croce Rossa regionale è donna, una delle venti autorità di Croce Rossa in Italia è donna. Questo porta a creare emulazione, in questa sede ho tra le migliori espressioni di professionalità femminile. Le donne in questi ambiti hanno la sensibilità che può mancare agli uomini, i maschi sono tutta efficienza, le donne hanno una capacità di resilienza molto superiore. Professionalità e sensibilità unite, portano a grandi risultati, la tenerezza di una donna, in un contesto in cui bisogna prendersi cura dei più deboli, rappresenta la marcia in più. 

Un’estate, quella appena trascorsa con molti incendi,  si può intervenire prima che un piromane commetta l’irreparabile, si può scongiurare? Dove siamo carenti?

Oggi abbiamo a disposizione l’intelligenza artificiale è un’opportunità che va sfruttata, non dobbiamo continuare a lasciarla nel cassetto. Attraverso applicazioni di intelligenza artificiale potremmo arrivare a introdurre un’attività che preveda il fenomeno, a stabilire cosa fare dinnanzi alla necessità, si deve approdare ad una gestione automatica e competente.  I più esposti in materia di incendi sono i sindaci, nessuno se ne rende conto. L’autorità di protezione civile sono i sindaci e il presidente di regione. Premesso che il rischio zero non esiste, annuncio che per l’anno prossimo sto predisponendo una serie di nuove proposte che, confido, riescano a ridurre al minimo gli incendi. Il mio sogno è di individuare, finanche, il numero di scarpe che porta il piromane, sia che sia mosso con intenti di dolo, sia che si attivi in maniera colposa. L’intelligenza artificiale potrà aiutarci, permettendo alla nostra struttura di adoperarsi non dopo cinque giorni, ma dopo cinque minuti. 

La situazione internazionale è complicata, a fasi alterne si ripropongono contesti disumani. La sua esperienza robusta ed internazionale le lascia intravedere spiragli?

Non voglio apparire come un anziano che rievoca il passato. Io fui massacrato perché ebbi l’intuito di andare da ministro Frattini, in occasione della missione umanitaria in Iraq. Gli dissi che era rischioso inviare la protezione civile, vista l’alleanza dell’epoca fra Berlusconi e Bush, la Pc è la nostra bandiera erano sovrapponibili, il tutto sarebbe potuto apparire come l’inoltro di una “bomba atomica” non di aiuti. La Croce Rossa, dal suo canto rappresentava umanità, indipendenza, volontariato, oltretutto a Bagdad vi era la Mezza Luna Rossa Irachena che, ci accolse a braccia aperte. Oggi a Gaza non sarei andato come parlamentare, avrei organizzato una missione umanitaria con tutte le associazioni umanitarie più prestigiose e penso alla Croce Rossa Internazionale, a Medici Senza Frontiere, a Emergency. Tutte insieme con simboli di neutralità, indipendenza e aiuti, sono certo che si sarebbe arrivati a Gaza senza polemiche, senza creare caos divisivo.  Dopo di questo la palla sarebbe passata ad autorità politiche in grado di imporsi, ma questo sarebbe stato il dopo, se ci si doveva preoccupare di bambini e di vittime, il tutto andava affrontato pretendendo l’applicazione delle convenzioni di Ginevra, aperture dei valichi. Purtroppo, oggi l’Onu e i Caschi Blu sono divenuti deboli, se così non fosse stato si sarebbe potuto fare diversamente. Un lavoro diverso avrebbe agevolato, anche i politici per le trattative del dopo. Intanto si sarebbero potute salvare più vite e, nessuno avrebbe potuto dire che muoiono tantissimi bambini ogni giorno, perché ospedali da campo, assistenza e medicine avrebbero fatto la loro parte, ma per questo ci vuole coraggio ed incoscienza! 

Incoscienza e coscienza possono divenire sinonimi in alcuni contesti?

Una sera andai a cena a casa del Presiedente Ciampi, lui ci aveva donato la medaglia d’oro al merito civile, alla cena era presente Roberto Benigni. Il Presidente volle che raccontassi a Benigni un episodio accaduto in uno spostamento da Bagdad a Nassirya. La necessità di andare in bagno ci costrinse a fermare la macchina lungo il tragitto, raggiunsi i pressi di un casolare abbandonato per fare pipì. Camminai in maniera svelta, ad un tratto gli iracheni cominciarono a gridare come matti perché accortisi che stavo camminando su un campo minato. Se il percorso di andata durò trenta secondi quello di ritorno, verso la macchina, durò due ore e mezza. Non sapevo dove mettere i piedi! Benigni si lasciò ispirare da questo mio racconto e lo riportò nella parte finale del film La Tigre e la Neve.  

Passano gli anni, alcuni percorsi si concludono e si aprono altri palcoscenici. Le pause e i silenzi non riescono a cancellare nulla, chi ha vangato zolle aride, possiede spalle allenate, ha la fronte avvezza al sudore e lo sguardo fisso al sorgere del sole.  La Presidenza di Maurizio Scelli illuminerà tanti volti bui, asciugherà tante lacrime e scalderà tanti animi soli ed abbandonati.

Cesira Donatelli

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