Home Prima Pagina Sulmona e la crisi occupazionale della  Marelli. Il giorno dopo tra attese e preoccupazioni

Sulmona e la crisi occupazionale della  Marelli. Il giorno dopo tra attese e preoccupazioni

Scritto da redazione

Ieri una lunga, interessante e assai vivace discussione nella seduta straordinaria del Consiglio comunale di Sulmona. Molti segnali ma poche indicazioni per uno sbocco positivo  sulle prospettive dell’azienda in questo territorio.

Sulmona, 23 settembre- “(Ieri si è tenuto a Sulmona il Consiglio Comunale aperto alle forze sindacali e politiche richiesto dalla Minoranza e condiviso dalla Maggioranza su un unico ordine del giorno “la crisi occupazionale della Marelli. Gli operai presenti (che hanno scioperato per essere presenti) e i rappresentarti sindacali, hanno chiarito per l’ennesima volta quale è oggi la situazione produttiva della fabbrica Marelli. Inizia  un lungo comunicato  del Segretario del  Circolo Pd di Sulmona Diego Bucci  sulla lunga e complessa vicenda della Marelli.

“Una situazione di lento degrado, spiega il Pd,  con macchinari ormai obsoleti che sta conducendo l’azienda a u declino produttivo che porterà (se permane la situazione attuale) alla dismissione e chiusura del sito produttivo, con la conseguenza evidente a tutti di un danno gravissimo per l’economia dei lavoratori in primis e poi dell’intero territorio della Valle Peligna. Ad oggi i 440 dipendenti della Marelli stanno lottando per difendere il posto di lavoro e garantire uno stipendio ricorrendo a tutti i strumenti di salvaguardia (contratti di solidarietà) che però riducono di fatto il potere di acquisto.

La mancanza di una strategia di diversificazione del mercato da parte del Management della Marelli, essere diventati un committente (per oltre 1’80%) della ex Sevel (Stellantis) ha portato l’azienda a subire direttamente la crisi dell’automotive. Un quadro davvero preoccupante a cui bisogna dare una risposta possibilmente unica e forte da parte dello Istituzioni e della Politica.

L’Assessore  regionale Magnacca parlando anche a nome delle tre consigliere regionali (meglio cosi) ha detto tra le altre cose che bisogna “inchiodare la Marelli alle proprie responsabilità”, benissimo, bisogna quindi capire quali sono le strategie economiche della Marelli se intende in futuro investire ancora nel settore dell’auto o se invece stia valutando una lenta dismissione del sito di Sulmona. 

Richiesta di chiarimenti che forse andava imposta con forza già da qualche tempo. Siamo convinti che tutte le Istituzioni debbano solidarizzare con gli operai e che, ognuno per il proprio ambito debbano garantire tutto l’appoggio alla vertenza. E’ chiaro che, vista la dimensione del problema, il livello politico più importante è indubbiamente quello nazionale e governativo. La presenza di esponenti del Parlamento (onorevoli e senatori) avrebbe fatto pensare ad una ottima occasione per definire congiuntamente una posizione politica chiara ed efficace da riportare nei tavoli di contrattazione Governativa, Invece si è passati, come al solito, non a proporre iniziative comuni ma a scaricare lo responsabilità della crisi ad altri fattori.

E’ TUTTA COLPA DEL GREEN DEAL E DELL’EUROPA” che dal 2019 ha emanato le direttive per diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, e che favorisce la mobilità con la riduzione delle emissioni inquinanti.

Qui inizia lo scarica barile (come si dice) la produzione di autoveicoli in Europa e in particolare in Italia non è attrezzata per la conversione (o che ha fatto in tutti questi anni?) quindi bisogna mantenere una certa produzione di autoveicoli a benzina o diesel nel frattempo però, poiché siamo in un sistema di mercato libero, altri Paesi, vedi la Cina, si sono già da tempo attrezzati per le nuove tecnologie a invadono i mercati occidentali.

Per quale motivo un cittadino dovrebbe acquistare un veicolo prodotto in Italia con una tecnologia non ottimale ad un prezzo elevato, superiore di molto ad un veicolo tecnologicamente avanzato prodotto in Cina? Certo il Governo predilige veicoli a consumo energetico tradizionale altrimenti dove finirebbe il “pizzo” delle accise?


E’ evidente – conclude Bucci- quindi che il problema dei problemi sta nella strategia industriale dei vari Stati, e cosi come si comportano sia gli U.S.A. che la Cina, anche l’Europa e l’Italia devono approntare un piano industriale che difenda e sviluppi quei settori industriali strategici come l’acciaio e l’auto. Il tempo della globalizzazione sta finendo o nascono le economie nazionali, o poiché il Governo attuale è in carica da un po’ di anni non si venga a dire che è tutta colpa dell’Europa”. 

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