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L’Abruzzo all’estero

Scritto da redazione

I talenti della sua emigrazione, con la nostalgia della propria terra: da Carmine Angelucci a Mario Verrocchi.

di Sergio Venditti *

Carmine Angelucci e il Ministro Francesco Lollobrigida

Sulmona,21 settembre-  In un recente articolo uscito su “Orizzonte Scuola” il noto  psichiatra Paolo Crepet, ha espresso un’opinione originale sui “cervelli in fuga” dei nostri giovani all’estero“E’ una vigliaccata, vanno in America,  non scappano dall’Italia” e da qui l’enfasi sulla mancanza di passione, che influenzerebbe lo stesso fenomeno epocale degli “expats“.

Un’espressione legittima, che viene vista più sul  versante psicologico, con le varie “fragilità emotive” di tanta gioventù attuale. L’analisi ponderata delle condizioni socio-economiche delle nuove generazioni, anche in Abruzzo, restano però decisive per  un’analisi  obiettiva di tali fenomeni correlati, che si fanno sempre più complessi da governare in un mondo globalizzato, ma dalle crescenti tensioni geo-politiche e i conseguenti  “shoch” economici. Questo perché non risultano che ci siano  flussi migratori verso la Cina o la Federazione Russa, mentre ancora vive il mito della “Merica”, patria delle libertà ed opportunità, dal ‘900 a oggi, al di là della difficile congiuntura attuale, prima di natura politico-istituzionale,  ora con la “‘America First” del  Presidente D.Trump.

 In tal senso i numeri delle statistiche sono chiari fenomeno migratorio italiano attuale: nel 2024 i residenti all’estero erano 6milioni 382mila, con oltre la metà presenti in Europa (Londra in testa), seguita dalle città sudamericane di Buenos Aires e San Paolo, con la maggioranza nata proprio lì, in forte crescita.

Stazione di Torre de Passeri, una delle tante scene della partenza dei nostri emigranti

 Il saldo è (al 2022) di 100mila espatri e di 75mila rimpatri, con più di 80mila nuove cittadinanze italiane, date soprattutto in Sudamerica, con il “iure sanguinis” ovvero del riconoscimento della discendenza, anche lontana, che ha sollevato non poche polemiche politico-istituzionali.

Quanto alla regione Abruzzo l’AIRE, registra oltre 180mila iscritti, con un flusso migratorio indirizzato, qui in Europa verso la Germania, Francia e Regno Unito e fuori dal vecchio continente  in Paesi come il Canada ed USA, seguiti dall’Australia. Quanto alle provenienze provinciali, quella chietina si conferma la prima (80mila presenze circa), seguita dall’aquilana (43.178) e poi dal teramano (38.529) ed in ultimo da quella di Pescara (36.501). Nel libro di un’attento studioso, Dom Serafini: “I Messaggeri d’Abruzzo nel Mondo”(Ianieri Edizioni, 2024), dal suo osservatorio di New York (USA), il fenomeno viene descritto con tinte sociologiche, riportate dall’AISE: “Ci sono due fattori rilevanti per quanto riguarda gli abruzzesi all’estero: la perdita d’identità regionale tra i figli degli oriundi emigrati e l’aumento degli expats.

 Il termine “emigrato” è oggi obsoleto, molti giovani italiani si considerano invece expat,”espatriati“, in qualità di professionisti o artisti (mentre con emigrante si tende a definire il lavoratore non qualificato)”. Certamente questa tendenza si può considerare generale, in un Paese cresciuto dal dopoguerra, ma ancor più nella nostra Regione, uscita dalla povertà assoluta dei nostri padri e nonni, ma ancora piena di squilibri territoriali, specie nella sua area appenninica, con una più lenta direttrice nello sviluppo e nell’occupazione, sempre più qualificata delle ultime generazioni. Tutti aspetti colti, nel volume di D. Serafini, con le tracce pregevoli di Antonio Bini, già dirigente della Regione Abruzzo e direttore editoriale della rivista “Abruzzo nel Mondo” (edita dalla Fondazione “PESCARABRUZZO”), oltre quelle dei giornalisti, Generoso D’Agnese e Silvia Mosca. 

Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo, allargandone così gli orizzonti programmatici, anche sul piano della cooperazione allo sviluppo.

Mario Verrocchi il-magnate-australiano-della-farmaceutica-originario-di-Sulmona-e-familoy

In tal senso il dibattito resta aperto al confronto continuo sull’immagine tradizionale e quella innovativa della nostra presenza all’estero, sempre meno familiare ed ancor più individuale degli “expats” specie, tecnici e ricercatori, che in verità perpetua il nostro carattere “riservato”, al contrario dei “clan” di altre regioniLa nostra emigrazione storica era dovuta alla gravissima povertà, se non miseria, di tanti suoi borghi, che spingevano soprattutto i maschi capofamiglia a cercare un futuro migliore, verso Paesi vicini e lontani, spesso grazie a parenti e amici già lì presenti, fin dalla fine dell’800. Quindi le nostre comunità, all’inizio “ghettizzate” nelle periferie delle grandi città (nella stessa Roma), con una forte impronta conservatrice di cultura, usi e costumi, come suo “fattor comune” delle vecchie generazioni, che però si sono evolute nei decenni, anche in nuove classi dirigenti, testimoniate in Paesi come il Canada, l’Australia, ma financo nel lontano Sudafrica.

Nel primo, si è già narrato della sua formidabile ascesa, in primis politico-istituzionale, mentre negli altri essa si è concentrata più nella scalata economica e sociale, con grandi imprenditori e capitani d’industria. In Australia da Tony Fini a Mario Verrocchi, il tycoon d’origine peligna, che li  ha costruito un impero farmaceutico (valutato alcuni miliardi di dollari) ed ora va investendo anche in Italia e nella sua stessa terra, in campo immobiliare e nel turismo d’élite. E così a Joannesburg,  in Sudafrica, Carmine Angelucci, originario di Castel Frentano (CH), Presidente dell’associazione abruzzese, ha conquistato a nome della sua laboriosa comunità un prestigio, anche politico, con l’Avv. Maurizio Mariano, esponente di punta dello storico partito di governo, l’A.N.C. Pochi giorni fa, il Ministro MASAF, l’On. Francesco Lollobrigida, in visita istituzionale  nel Paese, ha premiato proprio questa eccellenza abruzzese, candidandola al prestigioso riconoscimento di Patrimonio dell’UNESCO, (l’agenzia ONU su educazione, scienza e cultura), mai concesso li per altre comunità regionali,, testimoniando così la conquista della piena cittadinanza sudafricana, dove vigeva “l’apartheid”. Questi  talenti meritano così di essere riconosciuti come autentici “figli dell’Abruzzo, a partire dalle sue Istituzioni e da organismi quali il   Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo, allargandone così gli orizzonti programmatici, anche sul piano della cooperazione allo sviluppo.

* Rivista “Tempo Presente” – Abruzzo

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