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L’Abruzzo ricorda Marcinelle: due eventi per riflettere su lavoro,  memoria, diritti

Scritto da redazione
Marcinelle, la miniera

Pescara, 17 luglio – L’Abruzzo ricorda Marcinelle con due iniziative pensate per non dimenticare le tragedie del passato e riflettere sulle sfide del presente. Queste le finalità della giornata in programma domani, 18 luglio, a Manoppello (Pescara), promossa da Cgil Abruzzo Molise, Spi Cgil Abruzzo Molise, Cgil Pescara, Spi Cgil Pescara e Liberetà Festa. 

Per l’occasione sono stati pensati due momenti distinti, ma complementari: uno dedicato alla scoperta del territorio e uno al confronto sui temi del lavoro, della memoria e dei diritti.

Il primo appuntamento è alle ore 15.30 con un’escursione alla “Città della pietra”, a cura dell’associazione Majellando. Seguirà, alle ore 17.30, in piazza Marcinelle, il dibattito pubblico dal titolo “Minatori di ieri, migranti di oggi: diritti senza confini”.

Dopo i saluti del sindaco di Manoppello, Giorgio De Luca, e di Federica Benedetti della Segreteria Cgil Abruzzo Molise, interverranno, Lia Giancristofaro, docente di antropologia all’Università “G. d’Annunzio”, Pietro Lunetto, co-coordinatore nazionale Filefets Nuova Emigrazione, Mattia Vitiello, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Vincenzo Pestieau, segretario regionale Fgtb Charleroi Sud Hainaut, Abdelhamid Hafdi, mediatore culturale Cgil Chieti. Le conclusioni saranno affidate a Filippo Ciavaglia, del Dipartimento Politiche internazionali della Cgil nazionale. Il dibattito sarà moderato da Alessandra Di Simone, segretaria generale Spi Cgil Pescara.

La giornata si concluderà alle ore 21.00 con il concerto dei The Newport Shanty Singers, che proporranno canti dei minatori in memoria della tragedia di Marcinelle.

La tragedia di Marcinelle: cosa accadde l’8 agosto 1956

Una delle più gravi tragedie minerarie della storia si verificò l’8 agosto 1956, nella miniera di carbone di Bois du Cazier (appena fuori la cittadina belga di Marcinelle) dove si sviluppò un incendio che causò una strage.262 minatori morirono, per le ustioni, il fumo e i gas tossici. 136 erano italiani, 60 abruzzesi

 Sono passati 69 anni da quando, al Bois du Cazier, la miniera di carbone di Marcinelle (Charleroi), il sole estivo fu oscurato, poco dopo le 8 del mattino, dai fumi neri che cominciavano ad uscire dai pozzi, profondi oltre un chilometro: nelle viscere della terra c’erano quasi 300 minatori erano scesi a lavorare, come ogni mattina, in cunicoli larghi a malapena per consentire il passaggio di un uomo.

Un incidente dovuto a disattenzione, un ascensore partito quando non era ancora il momento rompendo la rottura dei condotti dell’olio, dei tubi dell’aria compressa e dei cavi elettrici e provocando il micidiale incendio sotterraneo che, assieme all’inefficienza delle vie di fuga e ai ritardi dei soccorsi, avrebbe portato alla morte 262 minatori, di cui 136 italiani e di questi 60 erano abruzzesi

 Causa dell’incidente fu un malinteso sui tempi di avvio degli ascensori. Si disse che all’origine del disastro fu un’incomprensione tra i minatori, che dal fondo del pozzo caricavano sul montacarichi i vagoncini con il carbone, e i manovratori in superficie. Il montacarichi, avviato al momento sbagliato, urtò contro una trave d’acciaio, tranciando un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa.

La tragedia della miniera di carbone di Marcienelle è soprattutto una tragedia degli italiani immigrati in Belgio nel dopoguerra. Tra il 1946 e il 1956 più di 140mila italiani varcarono le Alpi per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia. Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un gigantesco baratto: l’Italia doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio dell’afflusso di braccia, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore.

Il nostro Paese a quell’epoca soffriva ancora degli strascichi della guerra: 2 milioni di disoccupati e grandi zone ridotte in miseria. 

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