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Sulmona: gran successo del Melodramma Il Trovatore

Scritto da redazione
Sulmona: teatro Caniglia,il melodramma ‘Il trovatore’

Sulmona,28 novembre- Gran successo al teatro Maria Caniglia di Sulmona, per l’andata in scena del melodramma di Giuseppe Verdi in quattro parti Il Trovatore, su libretto di Salvatore Cammarano, il quale ha fatto registrare in teatro il quasi tutto esaurito.

 Gli interpreti dell’opera sono stati Danilo Formaggia Manrico tenore, Marzio Giossi il Conte di Luna baritono, Renata Campanella Leonora soprano, Marina Ogii Azucena mezzosoprano, Massimiliano Catellani Ferrando basso, Elena Rapita Ines soprano, Giacomo Gandaglia Ruiz tenore, Roberto Scandura un vecchio zingaro basso, le compagnie di Leonora, familiari del conte, uomini d’arme, zingari e zingare sono stati interpretati dal coro dell’opera di Parma, diretto dal maestro Emiliano Esposito, orchestra sinfonica delle terre verdiane, il cui direttore è Stefano Giarioli, regia Alessandro Brachetti, scene e costumi realizzati da Arte scenica Reggio Emilia, maestro alle luci marco Ogliosi, capo squadra tecnica Gabriele Sassi, segretaria organizzativa Elena Cattani. 

L’opera si svolge ed è ambientata in Spagna sia in Biscaglia, sia in Aragona; il periodo storico di ambientazione è l’inizio del XV secolo. La trama dell’opera è coinvolgente. Il capo degli armigeri del conte di Luna, Ferrando, si trova dinanzi il palazzo di Leonora, dama di compagnia della principessa d’Aragona e narra ai suoi uomini un episodio accaduto venti anni prima. Una zingara stregò il fratello più piccolo del conte di Luna e, per questo, venne condannata al rogo. Per vendicarsi sua figlia Azucena rapì il bambino e lo uccise bruciandolo sul rogo. Leonora confida a Ines di essersi innamorata di un trovatore dalla bellissima voce. All’improvviso, si ode da lontano il canto del Trovatore: Leonora va incontro all’amato e, credendo di abbracciarlo, a causa dell’oscurità, abbraccia il conte di Luna il quale è innamorato di lei e al quale lei è promessa sposa. Resasi conto dell’errore la donna chiede perdono al Trovatore ma il conte, ingelositosi, chiede all’uomo di svelare il suo nome e lo sfida a duello.

 Il Trovatore e Manrico, seguace del ribelle Urgel. Manrico ha vinto con il conte ma è rimasto ferito. Una volta arrivato al suo accampamento incontra si incontra con sua madre Azucena che gli parla di un episodio accaduto venti anni prima, confessando di avere portato al rogo, per errore, il proprio figlio e non quello del conte. Manrico chiede allora chi è sua madre: la donna non risponde. Leonora, nel frattempo, convinta che il suo amato sia morto, ha deciso di diventare monaca. Manrico, saputa questa cosa, raggiunge la donna al convento. Manrico arriva al convento mentre il conte di Luna si è appostato nei pressi per cercare di rapire Leonora: Manrico riesce ad allontanarsi con la donna. Nel frattempo gli Armigeri catturano Azucena: Ferrando riconosce in lei la donna che, venti anni prima, ha rapito il figlio del conte e la condanna a morte. Manrico sta per sposarsi con Leonora quando nella torre apprende della cattura di sua madre e decide di correre in suo soccorso. Fatto prigioniero, Manrico è rinchiuso nella torre: Leonora, per salvarlo, si promette al conte in cambio della libertà dell’amato ma poi si avvelena.

 Manrico sta confortando Azucena in carcere quando sopraggiunge Leonora: l’uomo, che ha intuito il prezzo pagato dalla donna per ottenere la sua libertà, la rifiuta ma, vedendo gli effetti del veleno, è preso dai rimorsi. Nel frattempo arriva il conte e, comprendendo di essere stato ingannato, ordina l’uccisione di Manrico. Solamente a esecuzione avvenuta Azucena rivela al conte la tragica verità: quell’uomo era suo fratello. Il trovatore è un’opera di Giuseppe Verdi rappresentata in prima assoluta il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma; sarà un trionfo. Assieme a Rigoletto e La Traviata fa parte della cosiddetta trilogia popolare. La trilogia popolare è la triade verdiana, un gruppo di tre opere per l’appunto Rigoletto, Il Trovatore e La traviata, del compositore italiano Giuseppe Verdi. Con tali lavori Verdi raggiunge la piena maturità artistica e la fama internazionale. Talvolta ci si riferisce a questa trilogia come “romantica”. Tale terminologia di queste tre opere, composte in rapidissima successione dal genio Giuseppe Verdi, non è stata coniata dal maestro di Busseto stesso. La cosiddetta “triade verdiana” è una definizione venuta a posteriori delle composizioni delle singole opere. Indica un periodo della vita musicale di Verdi, di lavori stessi le opere scritte fra il 1851 e il 1853, nei quali raggiunge una piena maturità artistica. La profonda diversità dei tre drammi musicali conferisce ampia realtà della visione, della sensibilità, delle molteplici capacità espressive dell’artista. Ricordiamo anche che, Giuseppe Verdi, è stato anche protagonista in politica. È eletto al Parlamento del Regno di Sardegna che, dal 1861, diviene il Parlamento del nuovo Regno d’Italia. Nel 1874 a novembre è nominato al Senato italiano in qualità di Senatore del Regno.

Andrea Pantaleo 

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