Venerdi, 10 novembre 2017

Un grande abruzzese di adozione


2016/11/04 09:481 comment

Ciampi Sulmona,4 novembre.-  Carlo Azeglio Ciampi era livornese, ma  abruzzese di adozione. I mesi trascorsi a Scanno dopo l’armistizio dell’otto settembre ‘43, l’ospitalità  che ha trovato fra la gente d’Abruzzo hanno lasciato un’impronta  molto profonda nella sua anima. Il Presidente più amato dagli italiani lo ricordava  spesso. Non c’è un suo libro o una sua conversazione sulla guerra in cui non ricordi la generosità e la lealtà degli abruzzesi. Dopo  oltre settant’anni da quei terribili giorni di guerra e di privazioni, la sua riconoscenza  era rimasta intatta. La dedica   del suo   libro  “La libertà delle minoranze religiose” è  illuminante: «Al mare di Livorno, di cui sono figlio. Alle montagne d’Abruzzo, che mi hanno adottato».

Dice “adottato”, la parola più forte del nostro vocabolario  per designare l’accoglienza e l’ ospitalità. Si adotta, infatti, un figlio.  Così si sentì in Abruzzo il giovane sottotenente. La stessa espressione ritorna nel  libro “Da Livorno al Quirinale”, Il Mulino, 2010. Al giornalista Arrigo Levi che gli domanda perché Scanno gli è rimasta nel cuore, risponde   che “ a Scanno sapevano chi eravamo, che io ero un ufficialetto renitente alla leva della Repubblica di Salò; che Sadun [un suo amico di scuola] era un ebreo. Vi erano altri giovani di varie nazionalità, anche slavi. A Scanno ci ospitarono, ci dettero da mangiare, il poco che c’era da mangiare. Ricordo che un giorno camminando per strada, si aprì  una finestra e una vecchietta mi dette un pezzo di pane e un pezzo di salame. Arrivammo a fare letteralmente la fame, perché non c’era più niente. Ad un certo punto mangiavamo le rape che si danno alle pecore, arrostite su una stufa. Ci fu da parte della cittadinanza una lealtà piena nel non denunciarci ai tedeschi, e nel condividere con noi “il pane che non c’era”. Per questo  è rimasto in me un profondo sentimento di riconoscenza per questa popolazione che mi ha adottato”.

E Ciampi ne sottolinea la generosità innata, la inclinazione naturale ad aiutare le persone in pericolo, come i prigionieri alleati usciti dai campi di concentramento. In quei mesi di sbandamento generale, di caduta di ogni valore e di ogni certezza, nell’assenza di riferimenti istituzionali,  il giovane Ciampi  maturava , anzi accelerava, il processo di maturazione della sua coscienza civile e politica. E la sorte lo aiutò, facendogli ritrovare, nel suo rifugio di Scanno, l’antico professore della Normale di Pisa, Guido Calogero, condannatovi al confino perché antifascista.

Il filosofo   durante le conversazioni quasi quotidiane  gli insegnò «come il principio cristiano dell’amore verso il prossimo si inverasse nel rispetto pieno, incondizionato, dell’alterità, presupposto di ogni libertà, civile, politica, religiosa». La sua educazione di credente laico e di liberal-democratico  si andava consolidando  per la vita. Anche nel libro  “Non è il paese che sognavo”, Il Saggiatore, 2010,  nel fare un bilancio  con il giornalista Alberto Orioli dei 150 anni dell’unità d’Italia, fra speranze e delusioni, non può fare a meno di ricordare il periodo  scannese, che  segnò il tempo della scelta definitiva. Scelta di dignità e di coscienza: renitenza alla leva della Repubblica di Salò, adesione  agli ideali risorgimentali maturati in famiglia e alla Normale. L’8 settembre “non fu la morte della Patria  come si è detto a lungo, ma la rinascita della Patria  nel cuore degli italiani”, ribadiva Ciampi.

Volle raggiungere il suo IX reggimento Autieri a Bari.  Raccontava della sua traversata della Maiella nella tormenta nel marzo del ‘44. Una delle tante che partivano da Sulmona e attraverso il massiccio montuoso raggiungevano le terre liberate del sud. Su quell’avventura, a suo tempo, scrisse un diario che regalò, nel 2001,  al liceo scientifico di Sulmona in occasione della prima rievocazione di quelle epiche traversate, e che nel 2003 fu pubblicato dalla Laterza.

Quelle  che  si ripercorrono ogni anno, a cominciare dal 2001, organizzate dal liceo scientifico di Sulmona, che per anni aveva raccolto testimonianze storiche sulla  guerra mondiale a Sulmona e in Abruzzo.

Ezio Pelino

 

 

 

1 Comment

  • Mario Setta

    Dal 2003, durante la presidenza Ezio Pelino, nacque una associazione denominata “Il sentiero della libertà/Freedom Trail” con sede nello stesso Liceo. Da quest’anno l’associazione non ha più la sede in tale Liceo, ma sta organizzando ugualmente la XVII edizione della Marcia, che avrà luogo nei giorni 28-29-30 aprile 2017.

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