Venerdi, 10 novembre 2017

Un colloquio con Ciampi


2016/09/18 07:540 comments

Mario Setta Sulmona, 18 settembre.- Il 24 aprile 2003, dalle dodici alle tredici, al Quirinale, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi si intrattenne con un ristretto gruppo di persone. L’occasione era data dalla consegna del volume, “Il sentiero della libertà. Un libro della memoria con Carlo Azeglio Ciampi”, a cura del gruppo di studi sulla resistenza umanitaria sulmonese, pubblicato dalla casa editrice Laterza.

La prima considerazione, nel prendere tra le mani il libro, venne pronunciata con una certa  emozione: “E’ l’unico libro col mio nome che non è stato scritto per motivi di lavoro”. Infatti, nel libro, viene riportato il suo diario della traversata da Sulmona a Casoli, nel marzo 1944. Una traversata dura, rischiosa, impegnativa. E in quelle poche pagine che  raccontano la sua esperienza di giovane tenente, che sfida avversità di ogni genere,  c’è il Ciampi di sempre.

“Sono sereno scriveva in data 27 marzo 1944 perché ho la coscienza tranquilla, ma temo solo che questa gente così diffidente, formatosi chissà per quale ragione un sospetto, non essendoci possibilità di chiarirlo a fondo, mi faccia languire chissà per quanti giorni in un campo di concentramento”. Venne, infatti,  trasferito prima in un campo, a Paglieta,  e in seguito a Guglionesi, dove leggerà, sul rapporto che lo riguardava, l’annotazione: “Definitely suspect”. Sarà liberato solo quando farà i nomi e dimostrerà  di essere in rapporti di amicizia con i responsabili dell’organizzazione sulmonese, in stretto collegamento con gli Alleati: Mario Scocco e Roberto Cicerone. 

Osservando la foto d’epoca, riportata in copertina, che ritrae Calogero, Ciampi  e altri amici mentre, a Scanno, stanno interrando e ricoprendo con fronde d’albero i  manoscritti di  Calogero, Ciampi si sofferma sui ricordi del passato. Soprattutto sulla figura e sulle idee politiche di Guido Calogero, suo professore alla “Normale” di Pisa e amico “ritrovato”, dopo l’8 settembre, a Scanno.

Le idee di Calogero e Capitini, il liberalsocialismo, erano componenti fondamentali del Partito d’Azione.

“Sono stato iscritto al Partito d’Azione. Ma, poi, entrato alla Banca d’Italia, non ho più avuto nessuna tessera di partito”, ha ricordato Ciampi. Quelle linee-guida sono rimaste sempre presenti nella sua condotta di vita. Nell’immediato dopoguerra, divenuto segretario in una sezione del  partito d’Azione, a Livorno, di fronte ai suggerimenti di qualche “funzionario” di partito che gli consigliava di realizzare iniziative commerciali, era rimasto  amareggiato e deluso, tanto da dimettersi e lasciare il posto ad altri.  Da allora mai più nessuna tessera di partito.

E dire che il partito d’Azione era il partito d’élite, per eccellenza. Un partito di grandi uomini, di nobili valori, ma che  non riuscì a formare una dirigenza politica in grado di essere  “modello di riferimento” per la nascente democrazia italiana. Le migliori energie  andarono disperse.

Ma quelle idee non sono morte. Non possono morire, perché morirebbe l’Uomo. I valori su cui si fonda la convivenza umana.

Oggi, prevale una concezione di vita individualistica, consumistica. Una vita senza  ideali, senza senso. Pullulano, in politica e in tutti i settori della vita sociale, persone incapaci di liberarsi del proprio egoismo, dediti alla ricerca del benessere e del successo. Ad ogni costo.

Parole come quelle di Lessing, “Ah, se in voi trovassi un altro uomo al quale è sufficiente chiamarsi uomo” o  di Etty Hillesum,  “Basterebbe l’esistenza di un solo ‘essere umano’ degno di questo nome per poter credere negli uomini, nell’umanità”, sembrano scomparse dalla vita quotidiana. Scomparse, addirittura, dalla storia. Si cerca perfino di infangare la memoria delle persone perbene e di demolirne l’esempio. Tutti uguali nella melma. Nessuno oserebbe ripetere le parole di Bobbio su Ciampi: “Una persona squisita, con la faccia pulita da persona perbene. Non c’è dubbio che sia un punto di riferimento importante”.

E Ciampi lo è stato, nonostante chi sostiene il contrario. Perché le persone perbene sono sempre “segno di contraddizione”. (h.8,00)

Mario Setta

 

 

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