Martedi, 18 settembre 2018

Sulmona: mostra foto documentale all’Annunziata


2018/09/10 14:200 comments

 

Sulmona, 10 settembre- In occasione delle celebrazioni dell’otto settembre è stata inaugurata  all’interno della Cappella del Palazzo della Santissima Annunziata, una mostra storica foto documentale avente come titolo “Il Volo della Farfalla”, riguardante i prigionieri italiani della seconda guerra mondiale internati nei lager.

La mostra sarà aperta dal sette al sedici settembre 2018 con i seguenti orari: la mattina dalle ore dieci alle dodici e trenta, il pomeriggio dalle ore diciassette alle ore diciannove e trenta. Presenti Alessandro Bencivenga Assessore alla Cultura del Comune di Sulmona, il Generale Italo Giammarco Presidente della Sezione di Sulmona dell’Associazione Nazionale il Fante, Mario Di Salvo Presidente dell’Associazione Smemoranda Sulmona, Raffaele Di Pietro Presidente della Sezione di Sulmona dell’Associazione Militari ed Invalidi di Guerra, nonché componente della gloriosa Brigata Maiella, storica formazione Partigiana, la quale ha combattuto oltre i confini della Regione Abruzzo, sino ad Asiago, il Luogotenente dell’Arma dei Carabinieri Nicola Palmisano Presidente della Sezione di Sulmona dell’Associazione Nazionale Carabinieri, il Professor Emiliano Splendore, Clotilde Iavarone ed altri cittadini desiderosi di non voler mancare all’appuntamento con la storia contemporanea della Seconda Guerra Mondiale, costituita da momenti di dolore, orrore, ma anche da istanti di preziosa ed immortale sensibilità i quali sono stati delle luci meravigliose nelle tenebre della guerra.

La data dell’otto settembre del 1943 segna un momento di transizione, di passaggio, quando a seguito dell’armistizio firmato dall’Italia a Cassibile il tre settembre 1943 di fronte al Generale Dwight Eisenhower comandante in Capo delle Forze alleate, diramato per l’appunto l’otto settembre del 1943, l’Italia con i Suoi militari si trovano in una posizione e momenti davvero difficili e terribili. La scelta per essi, così come è stata descritta nella mostra fotografica documentale, è stata se collaborare con i tedeschi oppure rifiutarsi; molti militari rifiuteranno di collaborare con le Forze Armate Germaniche: per essi si aprirà la strada della deportazione in Russia, in Germania, ed altrove, andando incontro ad un destino raggelante, infausto. Moltissimi di essi non torneranno più in Italia andando incontro a sofferenze e ad una morte orribile. Eventi questi che con questa mostra vogliono essere ricordati con alto senso del dovere e rispettosa memoria storica nei confronti di questi meravigliosi, indimenticabili italiani. Per i militari internati vi saranno delle privazioni finanche per quanto concerne il Diritto Internazionale. Molti altri militari saranno destinati a lavorare nei campi di lavoro ed in altre località dovendo affrontare realtà dure e difficili. I numeri degli italiani nei lager sono stati allestiti nella mostra con dati che devono far riflettere e porre una doverosa riflessione su quanto accaduto nella storia.

Gli ufficiali superiori ed anziani sono stati 3.000, altri 3.000 gli inferiori, 16.000 i sottufficiali, 594.000  i graduati e militari di truppa, per un totale di 640.000 uomini. Per malattia o per inedia ne moriranno circa 23.300, a seguito di bombardamenti aerei 2.700, a seguito di uccisione 4.600; i dispersi a causa di operazioni belliche saranno 5.400, nelle fosse comuni ne andranno 4.000, i medici, i cappellani, gli infermieri  ed altri del personale sanitario in generale saranno 1.000, per un totale di 50.000 uomini. Essi sono indimenticabili italiani: ragazzi straordinari, con i loro sogni, le loro speranze, le loro dignità, i quali dovranno sempre essere ricordati con infinito rispetto ed affetto. Questa mostra allestita rappresenta la memoria indelebile della meravigliosa, indimenticabile, intramontabile gioventù italiana, travolta dal crudele destino della guerra, un mostro che genera mostri, che semina dolore, morte, distruzione, sofferenza. Questi giovani sono stati i “Prigionieri del Silenzio”, come si è ricordato nel corso della presentazione della mostra, i quali non sono mai stati dimenticati perché sono stati sempre  rimembrati con deferenza e rispetto imperituri.

Andrea Pantaleo

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