Cultura

Sulmona, sabato la presentazione del primo romanzo di Paolo D’Amato “La Libellula Armata”

 

Sulmona,4 febbraio- Una Capitale sporca, oscura e indifferente, dove i giovani trascinano i piedi avanti senza un vero futuro e le famiglie si arrampicano lungo una vita fatta di schiaffi e sacrifici. Eppure viva e in fermento per alcuni eletti: i potenti e i ricchi, che fagocitano tutto dividendosi la torta con criminali più o meno radicati. Nel mezzo, la storia di un ragazzo come tanti, che arriva da un paese come tanti, che trova un lavoro come tanti e costruisce qualcosa come pochi: un’alternativa eccitante e pericolosa, una filosofia da fuorilegge gentiluomo. 

Il crimine, sì, ma con dei principi. Per Diego, ex habitué degli ambienti di protesta e appassionato di scontri bruschi con le divise, si apre un baule con le vestigia da Superman di periferia: di giorno, un Clark Kent sfruttato come montatore da una tv locale, di notte il passamontagna per strappare ai “pariolini” qualcosa di cui non hanno bisogno e restituire ai nuovi poveri, senza dimenticarsi le cartelle Equitalia di mamma e papà. 

La storia di Paolo Giovanni D’Amato ha in sé un fascino irresistibile: è il gusto dell’avventura proibita unito al sentimento di rivalsa verso un’epoca che ti schiaccia senza guardarti neanche in faccia. La Libellula Armata diventa la possibilità, per chiunque, di cambiare un mesto destino, e in fondo tutti si saranno sentiti un po’il protagonista delle vicende, Diego Ragonese. Ma anche Luca, combattuto fra amicizia, amore e senso di protezione, o il misterioso Sandro, una versione più esperta del nuovo Robin Hood con una storia ancora più incredibile alle spalle. 

La Libellula Armata è il primo romanzo di Paolo Giovanni D’Amato, segnalato dalla giuria del XXXI Premio Italo Calvino. Un noir efficace, scorrevole e adrenalinico: ogni aspetto è curato nel particolare, i personaggi sembrano nostri conoscenti e Roma, quella vera, sembra quasi di toccarla con mano. Merito dell’autore, D’Amato, che ha saputo mettere su carta la sue visioni di una Capitale vissuta per nove anni da abruzzese, lavorando proprio in ambito televisivo come il suo Diego. E chissà che anche lui, come tanti di noi, non abbia sognato di indossare per una volta il passamontagna per raddrizzare un po’ la nostra epoca.

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