Cultura

Sulmona: la scuola, la cultura

“Il superuomo è un ideale prematuro, che presuppone l’uomo”. (Karl Kraus)

 

Sulmona, 3 gennaio.- In queste feste, ma soprattutto dopo un anno sciagurato, tormentato a causa del coronavirus, riprende l’attività scolastica ufficiale, sempre che le condizioni siano possibili. Il fattore scuola è stato e continuerà ad essere tra i più importanti e dibattuti. Nella scuola sono riposte le speranze di ogni società. La formazione culturale si colloca tra i primi posti nella classifica dei valori. Perché “comprendere”  significa in qualche modo  appropriarsi delle cose. Questo, l’obiettivo di ogni persona, della scuola. E’ stato un filosofo, Friedrich Nietzsche, a parlare di übermensch, super-uomo, oltre-uomo, una figura metaforica che rappresenta l’uomo che diviene se stesso. Un oltre-uomo che è riuscito a liberarsi dei condizionamenti ideologici di qualsiasi genere, da quelli sociali a quelli religiosi, dai condizionamenti naturali a quelli prescritti. Una persona, uomo e donna,  libera. Per Nietzsche chi è riuscito a far propria  l’idea di morte di Dio.

Fin dall’antichità, nel racconto biblico contenuto nella Genesi,  Dio mostra all’uomo le cose create “per vedere come le avrebbe chiamate”. Perché dare il nome era il segno della superiorità di Adamo sul creato. E l’uomo si realizza solo se pone in atto tutte le sue capacità intellettive. Dalla nascita alla morte. Un eterno scolaro.

In greco “skolé” da cui “skolàzein” significa stare in ozio, riposarsi, avere tempo di occuparsi di qualcosa per divertimento, ricreazione mentale. Era l’otium latino Nella condizione di assoluto riposo, nella contemplazione della realtà circostante si sviluppa la capacità di meravigliarsi (“thaumazein”) di fronte alla bellezza (o allo scempio) della natura.  Così nacque e rinasce la filosofia, madre e figlia primogenita della scuola.

La scuola è cultura, apprendimento, vita, anche se l’istituzione ha cercato di appropriarsene. Forse per questo, Ivan Illich, anni fa  ma sempre attuale, ha lanciato l’appello “descolarizzare la società”. Un’analisi, che pone in rilievo come la scuola istituzionale sia spesso a servizio della manipolazione della cultura. Già nella prefazione al libroDescolarizzare la società (1971), Illich scriveva: “All’attuale ricerca di nuovi imbuti didattici si deve sostituire quella del loro contrario istituzionale: trame, tessuti didattici che diano a ognuno maggiori possibilità di trasformare ogni momento della propria vita in un momento di apprendimento, di partecipazione e di interessamento”.

In sintesi: l’apprendimento come essenza di vita e la vita come continuo apprendimento. Purtroppo, sembrano attuali le parole del poeta indiano Tagore: “La scuola mi appariva come una prigione dello spirito, buona solo a produrre pappagalli ammaestrati”.La scuola non è riducibile ad un luogo, un palazzo scolastico; ha a disposizione ogni luogo, ogni spazio adatto alla formazione. Oggi, tra l’altro, con i mezzi mediatici disponibili, come internet e simili,  la scuola può avvalersi di ogni strumento utile per la conoscenza e per l’approfondimento.

Una scuola che voglia essere tale deve spalancare al mondo porte e finestre. Identificarsi e aprirsi alla società. Karl Popper, il filosofo della “società aperta”, ha esposto la dialettica tra due modelli di scuola: quella di Talete e quella di Pitagora. Le primissime  scuole. La scuola di Talete era scuola aperta. Scuola di libertà. Talete, infatti, incoraggiava la critica nei suoi confronti, tanto che gli allievi potevano liberamente sostenere idee diverse dalle sue.

Nella scuola di Pitagora, invece, prevaleva l’insegnamento fondato sull’autorità indiscussa del maestro, venerato come un dio, discendente da Apollo, dotato di poteri taumaturgici. A lui si alludeva come all’autòs efe (ipse dixit) e chi pensava diversamente veniva dichiarato eretico, espulso, perfino assassinato. Come, si racconta, sia accaduto a Ippaso di Metaponto che, divulgando la scoperta degli incommensurabili (√2), minava tutta l’impalcatura dell’ arché di Pitagora.

In Italia, da decenni si parla e si cerca di realizzare l’autonomia della scuola. “Non dovrebbe esistere un governo della scuola, ma l’autogoverno delle scuole”, aveva dichiarato Sabino Cassese nella Conferenza Nazionale sulla scuola negli anni ’90 del secolo trascorso. Ma, con l’accentuazione della figura del preside-manager e la nascita del “dirigente scolastico”, responsabile di vari istituti, l’aspetto formativo ne ha risentito in modo penalizzante

La mancata approvazione della figura del preside elettivo “con funzioni di coordinamento e di animazione”, sottoposto ad un giudizio di controllo dagli organi collegiali, ha privilegiato il percorso normativo  unidirezionale a quello collegiale. Col risultato che la scuola appare sempre più come fabbrica che come comunità. E gli insegnanti più come dipendenti che come collaboratori.

L’insegnante è un amante del sapere, un esperto della ricerca, un “curioso” incorreggibile, perché pensare è non lasciarsi ingannare. E’ questo stile di vita che l’insegnante, più o meno consapevolmente, trasmette agli alunni. Perché la scuola la fanno i docenti. Senza dimenticare quel che diceva Seneca:docentes dum docent discunt. Una scuola libera e aperta  ha il compito di smascherare ogni forma di inganno. Questa, la  scuola di cui abbiamo bisogno.

Uno Stato, quello italiano, per lungo tempo asservito alle classi egemoni della conservazione e alle pretese d’una Chiesa Cattolica che tende a catechizzare piuttosto che a formare, a imporre dogmi piuttosto che a “educare” (nel senso di e-ducere, tirar fuori,  come l’arte della levatrice di socratica memoria). Un contrasto mai risolto tra laici e cattolici, tra scuola privata e scuola pubblica, ha attraversato le centinaia di anni dall’Italia unita. I due Concordati tra Stato e Chiesa (1929-1984) non hanno risolto il problema della libertà della scuola e nella scuola, ma ne hanno spesso rinsaldato le catene. È vero che Craxi eliminò l’art. 5 del concordato, una ingiustizia costituzionale nei confronti dei preti puniti dalla Chiesa, ma è altrettanto vero che l’insegnamento di religione è rimasto quello cattolico e la nomina degli insegnanti di religione spettante direttamente agli ordinari diocesani. Una Chiesa post-conciliare avrebbe potuto avere uno spirito di rinnovamento aprendo le porte alle nuove esigenze d’una società “laica”. Purtroppo, siamo ancora a quel dilemma: aut Caesar aut Christus. La chiesa non ha mai ceduto liberamente nessun potere. Ha cercato di mantenerlo a qualsiasi costo. Solo uno Stato veramente “laico”, nel senso etimologico di “popolare” (non populista), cioè di tutti, perché  aperto e tollerante, potrebbe  aiutarla a recuperare le sue origini e a liberarsi dalle catene che la imprigionano. Il sistema concordatario è stato e continua ad essere una catena che ne vincola la libertà, la riduce a “serva” dello Stato. Andare oltre il concordato non sarebbe una pretesa laicista, ma una esigenza evangelica.

A guardare la scuola sulmonese si rimane perplessi. Se la scuola è lo specchio della società, la scuola sulmonese ne è la perfetta immagine. Un po’ scialba e scoraggiante,  come la città. Una città che dovrebbe e potrebbe essere “metropoli della cultura” per il patrimonio storico-letterario  che possiede, ma è sempre stata una città divisa, frammentata, vittima di faide interne. Dove ognuno ne sa sempre  più degli altri, ignorando l’ignoranza socratica. E dove tutto viene deciso da fuori. Mai uno slancio  verso l’alto, ma sempre rinchiusa nelle beghe cittadine e campanilistiche, governata da personalità di strette vedute. A tutti i livelli: da quello politico  a quello intellettuale, da quello economico a quello turistico-culturale. Una divisione che fa di Sulmona la città delle contraddizioni: creatività e abbandono, meraviglia e orrore.

La storia sulmonese offre un materiale sorprendente da riscoprire e valorizzare. Ecco perché nei due poli scolastici si ritrovano due manifestazioni di grande rilievo culturale a carattere internazionale, che non solo fanno onore alla città, ma ne presentano concretamente  l’immagine di “città della cultura”. Si tratta del Certamen Ovidianum” per il polo classico, una prova di esercitazione latina aperta agli studenti di varie nazionalità, e la manifestazione Freedom Trail/Sentiero della Libertà” nata nel polo tecnico-scientifico, una Marcia Internazionale che ripercorre il cammino dei prigionieri di guerra alleati durante la seconda guerra mondiale.

Manifestazioni di alto valore culturale e formativo, strettamente legate all’istituzione scolastica e di cui la città non può che trarne prestigio, anche se purtroppo restano iniziative isolate. Intorno al “caso Ovidio” si potrebbe aggregare  l’intera città, proponendo letture, convegni, studi, concorsi per studenti, mostre, ecc., a motivo anche del bimillenario della morte di Ovidio, trascorso un po’ in sordina. Dovrebbe e potrebbe essere la città per Ovidio, come Costanza, l’antica Tomis, dove fu relegato e morì. Personaggio al quale è intitolata l’università, la piazza con la sua statua uguale a quella di piazza XX settembre, e tanti luoghi  che ne evocano la memoria. Insomma, a Costanza, Ovidio  è un personaggio conosciuto, studiato, amato. Lo stesso Ovidio ne ha la sensazione, quando, nelle “Epistulae ex Ponto” scrive:

“Hoc facit, ut misero faveant adsintque Tomitae,

haec quoniam tellus testificanda mihi est”

(Questo  fa sì che a me misero gli abitanti di Tomi mi appoggiano e mi sono vicini/

perché questa terra è chiamata a darmi testimonianza).

E li ringrazia, come fossero concittadini peligni, che lo stanno aiutando:

“Molliter a vobis mea sors excepta, Tomitae…

Gens mea, Paeligni, regioque domestica, Sulmo,

non potuit nostris lenior esse malis”.

(Da voi, la mia sorte è stata accolta con dolcezza, Tomitani…

La mia gente, i Peligni, e la mia terra di casa, Sulmona,

non poteva essere più dolce per i miei mali).

 

Della manifestazioneIl Sentiero della Libertà/Freedom Trail”  si può raccontarne obiettivamente la nascita.  Il via arrivò da un ex-prigioniero inglese, J. Keith Killby, che aveva costituito un’istituzione in Inghilterra, il Monte San Martino Trust, per ricambiare l’aiuto ricevuto dagli italiani, durante la guerra, accogliendo giovani studenti e parenti dei soccorritori perstage in Inghilterra o per attività di scambio culturale. Killby proponeva alle scuole italiane interessate la traduzione di memorie scritte e pubblicate in Inghilterra di ex prigionieri. Giunto al Liceo Scientifico di Sulmona, dopo un interessante  colloquio col preside Ezio Pelino, lasciò alla scuola due libri in inglese: Spaghetti and Barbed Wire di John E. Fox ed Escape from Sulmona di Donald I. Jones. La consegna dei libri prevedeva anche la possibilità di partecipazione ad un concorso che, oltre alla traduzione italiana, richiedeva  la ricerca e le interviste ai personaggi ancora viventi, di cui si parlava nei libri.

Il compito della traduzione e della ricerca dei personaggi fu affidato alla docente di inglese, Rosalba Borri e ad un altro insegnante di inglese, Antonio Bruno Quadraro. Rosalba con gli studenti si impegnò nella traduzione del libro di Fox, Spaghetti e filo spinato,  e nella ricerca dei protagonisti che furono intervistati e le cui testimonianze allegate alla traduzione. Fu inviato il materiale alla direzione del Monte San Martino Trust di Londra e alcuni ragazzi ricevettero in premio uno stage in  Inghilterra. Nel visionare il materiale da parte di insegnanti di storia e altre materie, ci si accorse dell’importanza di quello scorcio di storia che emergeva da quella traduzione. Con Rosalba Borri e altri insegnanti si iniziò una collaborazione solerte ed efficace proponendo una ricerca interdisciplinare come obiettivo didattico d’Istituto. La sollecitazione e lo sprone del preside, consapevole dell’importanza e sostenitore dell’iniziativa, dettero il via ad una  ricerca storica che dal livello locale si elevasse a quello nazionale e internazionale.

Sulla base delle interviste e dei testi delle memorie anglo-americane si cominciò ad elaborare un piano di ricerca, motivati dallo slogan di storici come Lucien Febvre e Fernand Braudel, “La storia è l’uomo”, per riscoprire il passato nel contesto geografico, sociologico, psicologico della gente di  Sulmona e della  Valle Peligna. Nacque  un laboratorio di ricerca storica diretto dal sottoscritto.. La ricerca, protrattasi per alcuni anni, ma sempre come work in progress, produsse un primo volume, uscito nel 1995 col titolo E si divisero il pane che non c’era. Il libro era un lavoro corale,  a cura di Rosalba Borri, Maria Luisa Fabiilli, Mario Setta.

I giudizi furono subito particolarmente lusinghieri. Il quotidiano Il Giorno, che gli dedicò la pagina della cultura, ne parlò come di “un libro ricco, dettagliato e di formidabile forza emotiva”. Ne mandammo una copia a Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro dell’economia. Gliela spedì dalla scuola il vice-preside Nicola De Grandis che ricevette una lettera da Ciampi in cui scriveva: Per quanto mi riguarda personalmente, la lettura mi ha rinnovato alla memoria pagine indimenticabili dell’inverno 1943-44, in cui ho potuto sperimentare la grande generosità della popolazione abruzzese”.

Nel discorso per l’inizio dell’anno scolastico, tenuto a Roma, all’Altare della Patria, il 24 settembre 2000, Ciampi, allora Presidente della Repubblica Italiana, disse: “Provate a scrivere voi la storia d’Italia; raccogliete le memorie dei vostri paesi, delle vostre città. I vostri insegnanti potranno aiutarvi. Alcune scolaresche hanno già realizzato progetti del genere: ho letto un bel libro sulle vicende del 1943-44 a Sulmona”.

Si propose di focalizzare la ricerca sulle traversate da Sulmona a Casoli, durante il periodo di guerra, dal settembre 1943 al giugno 1944. La proposta veniva da alcune associazioni di ex-prigioneri inglesi che intendevano realizzare una marcia da Sulmona a Casoli, attraversando il fiume Sangro, meta storica per gli alleati nella seconda  Nasceva così l’idea del Freedom Trail. Le associazioni degli ex  prigionieri di guerra, come il Monte San Martino Trust (segretario Keith Killby) e l’ELMS (Escape Lines Memorial Society, segretario Roger Stanton),  avrebbero offerto la loro piena collaborazione. Fu stabilita la data: 17-18-19-20 maggio 2001. Continuava la ricerca sulle traversate e sulle fughe dal campo di concentramento di Fonte d’Amore verso le linee alleate. Furono raccolte testimonianze, individuati  libri già pubblicati, segnalati  protagonisti. Carlo Azeglio Ciampi il 18 maggio 1999  era diventato Presidente della Repubblica Italiana. Alcuni anni prima, il 4 agosto 1996, a Scanno gli era stata conferita la cittadinanza onoraria.

Il 23 settembre 1999, nella sua prima visita ufficiale in Abruzzo, a pochi mesi dalla sua elezione a Presidente della Repubblica Italiana, Ciampi aveva deciso di  ricevere in udienza privata, al Palazzo della Prefettura dell’Aquila, una delegazione del Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona. Vengono ricevuti, in udienza privata,  il preside Ezio Pelino, il prof. Mario Setta  e quattro studenti.  In una sala della Prefettura attendiamo l’arrivo del Presidente e, con precisione cronometrica entra all’ora stabilita insieme  alla consorte, signora Franca, al consulente culturale  il giornalista Arrigo Levi e pochi altri. Il presidente si intrattiene affabilmente per circa mezz’ora a parlare di quel periodo della sua vita, trascorso tra Scanno e Sulmona nell’autunno-inverno 1943-1944. Racconta particolari inediti, come l’irruzione dei tedeschi in casa di don Ciccio De Pamphilis, parroco di Bugnara, mentre si stava organizzando la traversata della Maiella, alla quale egli stesso avrebbe dovuto prendere parte. E si sofferma, sorridendo, sul ricordo d’una cesta ricolma di fichi dalla quale non riusciva a distogliere lo sguardo e che non osò toccare, sebbene avesse una gran fame. Si complimentò per il libro E si divisero il pane che non c’era e  incoraggiò a proseguire nello studio della storia del tempo di guerra.

Le storie, le interviste, le biografie furono raccolte in un manoscritto e inviato al Quirinale, al consulente culturale del Presidente, il giornalista Arrigo Levi. Dopo alcuni giorni, Levi telefona a scuola e si mette in contatto col preside e col prof. Mario Setta,  giudicando molto positivamente il manoscritto, promettendo di farlo leggere al Presidente. Non passano che pochi giorni, una nuova telefonata di Arrigo Levi. Con soddisfazione e particolare emozione racconta che il Presidente ha letto il manoscritto, ritenendolo struggente e  rimanendone commosso, emozionato. Non solo. Aveva ricordato di aver scritto il diario di quella traversata e di quei giorni, al suo arrivo a Bari. Fogli, da poco rintracciati e che ci sarebbero presto pervenuti per inserirli nel libro.

Intanto la Marcia Internazionale “Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail” , che si sarebbe tenuta nei giorni 17-18-19-20 maggio 2001era già in stato di avanzata preparazione. Sarebbero intervenuti molti rappresentanti delle associazioni degli ex-prigionieri alleati. Anche il Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, assicurava la sua presenza. Molti giornalisti, richiamati dalla notizia, arrivarono a Sulmona. Tra loro, Massimo Franco, allora nella redazione di  “Panorama”, arrivò in quei giorni a scuola. Lo accompagnai a Scanno e in altri luoghi della memoria storica. Ne fece poi un accurato servizio sulla rivista. Il testo del diario della traversata da Sulmona a Casoli fu inviato, “in forma secretata”, dal Quirinale al Liceo per essere pubblicato nel libro, che assumeva il titolo Il sentiero della libertà. Un tratto di strada con Carlo Azeglio Ciampi, stampato a cura del Liceo dalla casa editrice Qualevita. Il libro nasceva  a supporto storico della manifestazione Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail.

Infatti il 17 maggio 2001 il Presidente della Repubblica, nella straordinaria cornice di piazza Garibaldi, la piazza Maggiore della città,  con un discorso rivolto a giovani e veterani, italiani e anglo-americani, dette il via alla Marcia. Rivolgendosi  particolarmente ai giovani Ciampi disse:

« E a voi giovani ripeto l’invito che rivolgeva a tutti gli uomini il vostro grande poeta Ovidio: guardate in alto, rivolgete sempre gli occhi alle stelle; abbiate ideali, credete in essi e operate per la loro realizzazione. Questo è ciò che la mia generazione e la generazione dei vostri nonni vi trasmette, vi affida come messaggio che sono sicuro saprete onorare ed affermare sempre di più».

Il libro, Il sentiero della libertà. Un tratto di strada con Carlo Azeglio Ciampi, precedentemente stampato dalle edizioni Qualevita, viene affidato alla casa editrice Laterza, che lo pubblica nel 2003. Per l’occasione, il preside Ezio Pelino, insieme al prof. Mario Setta, la prof.ssa Adelaide Strizzi e Tonino Cicerone sono invitati al Quirinale, in udienza privata, il 24 aprile, vigilia della festa della liberazione. All’incontro sono presenti anche Arrigo Levi, Giuseppe Laterza, Paolo Peluffo. L’editore Laterza presenta al Presidente una copia del libro, col titolo: Il sentiero della libertà. Un libro della memoria con Carlo Azeglio Ciampi a cura del Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona.  Il 12 giugno 2003, viene presentato il volume a Roma, nella sala dei Presidenti di palazzo Giustiniani. Interviene Marcello Pera, presidente del Senato, che esprime apprezzamento per l’iniziativa editoriale e si sofferma sull’importanza della microstoria, definendola “crocicchio e paradigma della grande storia”. Gli storici  Gabriele De Rosa e Claudio Pavone analizzano e apprezzano l’impostazione del lavoro realizzato dalla Scuola.

Dal lavoro di ricerca e di traduzioni dall’inglese nasce la collana di libri intitolata “E si divisero il pane  che non c’era” con i seguenti volumi.

L’8 settembre 2003 nasce l’associazione culturale “Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail”, venendo eletto presidente il prof. Mario Setta e vice-presidente la prof.ssa Adelaide Strizzi. Alla scadenza del triennio accetta la presidenza il prof. Giovanni Bachelet, che abbandona l’incarico dopo quasi quattro anni, quando viene eletto in Parlamento. Nel frattempo l’associazione lascia la sede del Liceo Scientifico e diventa autonoma, con la presidenza della Dott.ssa Maria Rosaria La Morgia, giornalista RAI  e Adelaide Strizzi vice-presidente. L’associazione riesce ad organizzare le varie edizioni della Marcia fino alla XX del 2020, non realizzata a causa del Coronavirus.

 

Mario Setta

 

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1• AA.VV. (Rosalba Borri, Maria Luisa Fabiilli, Mario Setta) E si divisero il pane che non c’era, nuova edizione a cura dell’Ass. Cult. “Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail”, 2009

2• Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona, Il sentiero della libertà. Un tratto di strada con Carlo Azeglio Ciampi, 2001; ora Il sentiero della libertà. Un libro della memoria con Carlo Azeglio Ciampi, Laterza, Roma-Bari 2003

3• John Esmond Fox, Spaghetti e filo spinato, a cura del Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona, II edizione, 2002

4 • Donald Jones, Fuga da Sulmona, a cura del Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona, 2002

5• William Simpson, La guerra in casa 1943-1944. La Resistenza Umanitaria dall’Abruzzo al Vaticano, a cura del Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona, presentazione di Roger Absalom, 2004

6 • Sam Derry, Linea di fuga 1943-1944, Sulmona-Roma-Città del Vaticano, a cura del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma e Ass. Cult. “Il sentiero della Libertà/Freedom Trail”, 2011

7• John Verney, Un pranzo di erbe, a cura dell’Ass. Cult. “Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail”, Liceo Scientifico Statale “Fermi” di Sulmona, 2014

8• John F. Leeming, Sempre domani, trad. di Franca Del Monaco, a cura dell’Ass. Cult. “Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail”, Sulmona, 2018

9• Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta (a cura di), Terra di Libertà, storie di uomini e donne in Abruzzo durante la seconda  guerra mondiale, ed.Tracce, Pescara, 2015.

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( ph  del titolo. di Andrea Pantaleo Sulmona)

One Comment

  1. Ezio Pelino

    Mi congratulo vivamente con il Prof. Mario Setta per il suo bellissimo articolo, che riporta alla memoria il lavoro storiografico portato avanti dal Liceo scientifico negli anni della mia presidenza, il cui frutto più straordinario è stato la riproposizione alla memoria de Il Sentiero della Libertà. Quel sentiero che, valicando la Maiella, portava nelle terre liberate dagli angloamericani. Il Presidente Ciampi scrisse in proposito :”Bellissimo libro che hanno scritto alunni e insegnanti e che io conservo gelosamente”.

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