Economia

Sulmona ed il Centro Abruzzo, ora basta. E’ tempo di agire

l’econolmista sulmonese Aldo Ronci ne è fortemente convinto anche perchè le sfide che sono dietro l’angolo impongono una diversa qualità della politica locale e  sopratutto della Regione da porre al servizio  delle nostre comunità.. Come innescare, si chiede, sviluppo in un quadro regionale? Le diverse idee sono contenute nel rapporto presentato nelle ultime ore che rappresentano una guida precisa per quanti vogliono impegnarsi nella politica e nelle Istituzioni.Il rapporto evidenzia anche la necessità del rilancio  dell’occupazione che passa necessariamente attraverso un indispensabile ammodernamento delle imprese.Una cosa è certa: la stagione delle chiacchiere è finita, serve tanta coesione territoriale, passione, capacità e sopratutto determinazione se veramente si vuole affermare un cambiamento profondo  per restituire al Centro Abruzzo una speranza per affermare la svolta auspicata. Intanto torna d’attualità la strategia delle sette aree funzionali ( per i tanti vantaggi che ne possono derivare) ma è necessario iniziare con il presentare in  Consiglio regionale un’apposita proposta di legge. Chi lo farà? Quali partiti si dichiarano disponibili a lavorare per questo territorio sostenendo  il Ddl?  Vedremo.

Sulmona, 30 marzo- Negli ultimi decenni del secolo scorso, grazie soprattutto ai cospicui aiuti concessi dalla Comunità Europea,  l’eco-nomia abruzzese è cresciuta con ritmi superiori non solo a quelli delle altre regioni del Mezzogiorno ma anche a quelli medi nazionali. In questo contesto Sulmona, spiega Aldo Ronci, ha visto affluire nel suo territorio nume-rose e importanti im-prese esogene che hanno determinato un ritmo di crescita notevolmente elevato dell’economia locale e soprattutto dell’occupazione; inoltre a Sulmona la popolazione è cresciuta in maniera vertiginosa registrando un incremento del 23%, valore di gran lunga superiore all’8% abruzzese  che era, a sua volta, già superiore a quello italiano del 5%.

Sul finire degli anni novanta i brillanti risul-tati conseguiti determinano la fuoriuscita dell’ Abruzzo dal regime dei sostegni previsti dai fondi strutturali dell’ Unione Europea a cui si aggiunge il fenomeno della globalizzazione.A Sulmona questa fuoriuscita dagli aiuti determina una fuga, peraltro già iniziata, di numerose e importanti imprese con un conseguente fortissimo calo dell’occupazione che continua tuttora, calo accompagnato da un elevato tasso di spopolamento che  decresce a ritmi impressionanti registrando una flessione del 9% con uno spread negativo rispetto all’Italia di 13 punti percentuali mentre l’Abruzzo, comunque, annota una crescita della popolazione del 2% registrando uno spread negativo rispetto all’Italia di 2 punti percentuali. In buona sostanza sia l’Abruzzo e ancora di più Sulmona non riescono a passare da un’economia assistita ad una economia  di mercato.

LE DUE PRIORITA

Dalle considerazioni fatte emerge con grande forza che Sulmona e il Territorio Peligno hanno bisogno di incalzare su  2  priorità :

L’INCREMENTO DELL’ OCCUPAZIONE

  • Lo spopolamento si combatte soprattutto con l’incremento dell’occupazione.
  • Chi può incrementare l’occupazione ? Nell’attuale contesto l’incremento dell’occupazione può essere ottenuto soprattutto dalle imprese (per la maggior parte private) che operano nel libero mercato e in particolare dalle micro e piccole aziende locali che rappresentano il 99% del totale delle aziende ed occupano il 64% degli addetti e che costituiscono un potenziale economico e occupazionale inutilizzato.

L’intervento della Regione

Il vero problema è come dare alle micro e piccole imprese abruzzesi, ed anche a quelle del Territorio Peligno,  l’opportunità di accedere all’innovazione; a tal fine, a livello regionale bisogna istituire una rete regionale per l’innovazione.

 

IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DELLA VITA

In questo periodo alla crisi occupazionale e demografica si aggiungono gli effetti negativi della politica della spending review che pone in atto una serie di misure che, di fatto, determinano un pesante taglio ai servizi essenziali e necessari peggiorando la qualità della vita. La spending review è stato purtroppo attuata con la pratica dei tagli lineari nei servizi.

Per le Aree Interne Montane in via di spopolamento, la disponibilità dei servizi essenziali (scolastici, sanitari, trasporti) e necessari (giustizia, cultura, innovazione) contribuisce a rendere più attrattivi questi territori, costituisce la precondizione per l’innesco dello sviluppo locale e garantisce il permanere della popolazione.

Allo stato si ha l’opportunità da parte della Regione di adottare lo strumento dell’Agenda Urbana che, meglio di qualsiasi altro, potrebbe avviare un percorso di sviluppo armonico ed equilibrato di tutto il territorio Abruzzese.

L’Agenda Urbana in Italia, a oggi, a livello delle singole regioni, è declinata in forma molto libera e diversificata. Ad esempio la Regione Abruzzo nel POR FESR 20014-2020 (Piano Operativo Regionale)   ha individuato come sistema urbano cui destinare queste risorse le sole quattro città Capoluogo Chieti, l’Aquila, Pescara e Teramo, invece la Regione Toscana ha destinato le risorse oltre che alla città metropolitana di Firenze, anche a 14 Aree Funzionali Urbane.

La realizzazione dell’Agenda Urbana Abruzzese, secondo uno studio del Dipartimento di Architettura dell’Università “G. D’Annunzio” coordinato dal Prof. Roberto Mascarucci, prevede la suddivisione del territorio regionale in 7 Aree Urbane Funzionali che fanno riferimento alle Città Medie di Pescara-Chieti, Teramo, L’Aquila, Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto.

L’istituzione  delle Aree Urbane Funzionali tornerebbe a mettere le Aree della Regione comprese quelle Interne  al centro dell’interesse e dell’attenzione della politica regionale e ciò  comporterebbe per esse un impegno a livello regionale:

  • per delineare strategie fondamentali per l’efficienza dei sistemi insediativi;
  • per garantire alle popolazioni che vi risiedono i servizi essenziali ed indispensabili;
  • per valorizzare le vocazioni locali;
  • per l’articolazione a livello territoriale degli interventi della eventuale rete regionale per l’innovazione.

One Comment

  1. Giovanni Natale

    Non credo ci sia ancora attualità per questo tema. Nel 2017 eravamo già organizzati con la Sindaco Casini per fare un Convegno su quetso Tema e rilanciarne l’opportnità, appunto con Mascarucci e non solo, ma la Sindaco già pronta a coinvolgere almeno una 2ina di piccoli borghi del circondario…all’ultimo momento ed inspiegabilmente si tirò indietro. Nei giorni scorsi abbiamo di nuovo rilanciato il Tela del Parlamento del Territoiro. IL problema è che Sulmona come dimostra sempre Ronci dovrebbe saper assumere un ruolo che ahimè, ormai sembra incapace di assolvere. Non c’è capacità politica diffusa, non c’è classe dirigente, nè leadership, quindi mi perdonerà Ronci, ma continuare a sciorinare dati ritualmente è un esercizio perdente. D’altronde a cosa serve invocare ancora una volta la Regione o apparati partitici inconcludenti a farsi carico dell’area Vasta? Noi di Ripensiamo il territorio le abbiamo provate tutte e continuiamo, ma occorre organizzarsi noi, essere noi imprenditori come classe civile…ma chi raccoglierà tra noi questa sfida possibile? Nei giorni scorsi abbiamo lanciato il Tema del Progetto che potrebbe risolvere la chiusura del Convento di Corfinio per esempio, dove come unica soluzione e richiesta del Sindaco qual è? Scrivere una Letterina al Papa per mantenere 4 suore, con rispetto parlando. Di quale imprenditoria parliamo? Nulla di strano perché a Guardiagrele sta accusando la stessa cosa…chiudono il Convento e cosa si chiede sempre come piacere? Il mantenimento dello status quo cioè di 4 frati…facendo una petizione popolare (ovvero populista) che non esprime alcunchè di politico. vogliamo continuare? Questo è la nostra cultura generale da aeree interne. Non guardiamo mai in avanti in modo nuovo ed innovativo. Quindi al costo di essere brutale…chiederei a Ronci, ma cosa vogliamo fare da grandi e saremo mai adulti? p.s. a Sulmona ci sono una Consigliera Regionale della Lega, una Senatrice del M5S, una Consigliera Regionale fuori schema, cosa pensano di fare, di proporre, che iniziative riescono a prendere unendo le forze magari? Che progetto riescono ad esprimere?? Abbiamo da tempo lanciato l’allarme sul Recovery Plan, di prepararsi e cosa si fa? Si aspetta la manna dal cielo, la solita pioggia, senza alzare il culo e proporre un Progetto unitario. Ricordate i Fas e l’allarme GONG che demmo a suo tempo? Risultato tutti i Capigruppo Riuniti in comune, tutti d’accprdo..ma poi tutti fermi inchiodati sulle sedie. Ciao e con attenzione, sempre. Gianni Natale

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