Lunedi, 24 settembre 2018

Sulmona, cambiano i musicanti. E la musica?


2018/05/12 08:401 comment

 Sulmona, 12 maggioC’è una regola precisa nella politica: non basta apparire, scimmiottare questa o quella pratica, non basta fare annunci, camuffarsi dietro sigle e sembianze curiose pensando  di coltivare sogni e ambizioni personali  e  di sfuggire al giudizio della gente. No, in politica ci sono regole e comportamenti  che alla distanza trionfano sempre come valori, cultura, esperienze e soprattutto coerenza.

Lo spettacolo poco edificante che la politica sta offrendo a Palazzo San Francesco in questi giorni non fanno bene a Sulmona e alla sua storia. E in questa vicenda la colpa non è solamente del sindaco. Anzi se vogliamo dircela e con molta franchezza questa volta il primo cittadino  ce la sta mettendo tutta  ed è forse  meno responsabile di tutti anche se gli manca la forza di imporre le regole del gioco e di minacciare di rimandare tutti a casa (in questi casi funziona sempre).

La colpa è del sistema inefficace messo in piedi in città da chi, pensando di fare il “furbetto della politica” , ha calpestato con i propri comportamenti e limiti paurosi  le speranze di una comunità  intera ed ha ha ridotta a piccolo borgo di periferia.

Questa volta nessuno può sfuggire al giudizio severo della gente e quelli che stanno pensando di costituire il Movimento “Non ne possiamo più”  forse non pensano solamente ad un gesto goliardico. Già perché anche la giornata di ieri è stato un giorno particolare per la politica di Sulmona  dove tutti quelli delle liste “Sulmona sopra”, “Sulmona sotto”, “Sulmona in mezzo o di lato” hanno fatto a gara per rivendicare uno spazio e una visibilità in seno al futuro esecutivo. Sono circolati alcuni nomi, altri sono stati bruciati, altri usciranno forse, nelle prossime ore ore. A noi i nomi interessano poco perché abbiamo grande rispetto per le persone  individuate o che saranno  scelte.

A noi preme evidenziare che dopo due anni di chiacchiere, crisi, dimissioni, rimpasti, litigi,  annunci,  la città è immobile. Oltre ai nomi non abbiamo sentito  niente altro. Nemmeno le ragioni perché la città continua a rimediare figuracce come la vicenda dei 500 progetti per la ricostruzione post sisma fermi nel cassetto  finita sui media di mezza Italia, perché il Consiglio comunale da mesi resta  ancora paralizzato, perché le scuole ancora chiuse, il Centro Servizi culturali pure, la città è piena di buche, il commercio in rivolta, la  città è piena di cani e  di sporcizie.

 E soprattutto perché  negli ultimi due anni la città in Regione non è stata  tutelata adeguatamente quando veniva mortificata  (poli di attrazione, aree di crisi, le sette aree funzionali, il declassamento dell’Ospedale ecc. ecc.). Già ci saremmo aspettati che al centro delle  trattative per la formazione della  nuova Giunta sarebbero entrati questi problemi e queste riflessioni. Finora non ne abbiamo sentita una  ma abbiamo assistito alla  caccia  smodata di strapuntini dimenticando che oggi a Sulmona non basta cambiare i musicanti  se poi.. la musica resta sempre quella. (h. 8,30)

1 Comment

  • Caro direttore, è incredibile l’assoluta inversione di ruoli e funzioni. È talmente spropositata “l’ignorantezza” meschina (e quindi necessariamente foriera di opportunismi meramente personali) che pervade le azioni di costoro, tale da far diventare, per le loro inadeguate strutture di pensiero, “l’incarico” l’unico obiettivo. Si sentono talmente svincolati da qualsiasi patto, da interpretare il loro ruolo come se questo fosse cosa di propria personale pertinenza, a sé stante riguardo al compito da svolgere e che giustifica a monte il conferimento dell’incarico medesimo. Nessuno in famiglia deve avergli spiegato una cosa elementare: che per avere una remunerazione anche minima, come può essere per un mandato da consigliere o da assessore, devi svolgere il lavoro il quale hai firmato il contratto nel momento in cui ti sei messo al servizio della città. In quanto i cittadini elettori ti hanno votato non per sopperire a personali carenze occupazionali, bensì per contribuire a risolvere problemi collettivi, piccoli o grandi che siano. Ma nell’era del “reddito di cittadinanza” cosa vogliamo pretendere? La remunerazione, nell’immaginario collettivo – soprattutto meridionale –ormai prescinde da competenze, meriti e capacità. Quindi l’opinione pubblica assuefatta, non se ne meraviglia più di tanto. Al massimo si lamenta, come se queste persone le avesse elette qualcun altro. Come sempre.

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