Politica

Sulmona: a proposito della ciclopedonabile di Via Cappuccini

 Sulmona, 3 agosto– – In tema di ciclabili e sicurezza ci siamo più volte espressi, già nel 2015 abbiamo  raccolto più di 500 firme per la messa in sicurezza dei vari incroci della s.s.17, a partire proprio da quello di via del Cappuccini, in assoluto il più pericoloso. Finalmente ora si sta procedendo alla realizzazione di tre rotatorie che, in aggiunta a quella dell’Incoronata, dovrebbero consentire di ridurre la pericolosità di quegli incroci. Ma c’è una cosa che proprio non ci va giù, la pista ciclopedonale lunga meno di 1 km lungo la parte di via dei Cappuccini che va all’incrocio con la s.s.17 fino al bivio con la strada che porta al Cogesa.Di un’opera del genere, dal costo di 250 mila euro, non ne comprendiamo la necessità, qualunque siano i motivi che hanno portato alla sua progettazione.Per questo abbiamo chiesto di visionare il progetto e quello che abbiamo letto è davvero interessante. Lo scrive in una nota l’Associazione bicincontriamoci

Nella premessa della relazione tecnica descrittiva, spiega l’Associazione, si legge : “L’intervento deriva dall’ esigenza di accrescere i livelli minimi di sicurezza e la fruibilità dei tratti stradali interessati, migliorandone la percorrenza pedonale e ciclabile che quotidianamente è molto affollata dai tanti cittadini. Ora, questo interesse per la sicurezza dei cittadini e per la fruibilità di questo tratto di 800 mt è sicuramente lodevole, ma non ci spieghiamo perché sulla nuovissima rotatoria da cui si dovrebbe accedere alla pista ciclopedonale in oggetto non c’è traccia neanche di un segnale per facilitare l’attraversamento di ciclisti e pedoni. Non ci spieghiamo neanche perché non preoccuparsi e progettare simili lavori anche altrove, a cominciare dalla stessa via dei Cappuccini nel tratto che va da via Fiume fino all’incrocio  con la s.s.17.  In molti punti manca il marciapiede e i poveri pedoni sono costretti a camminare rasente i muri, per non parlare dei ciclisti che rischiano la pelle a fare lo slalom tra le auto in sosta selvaggia e quelle che transitano in entrambi i sensi.

Leggiamo che la norma di riferimento del progetto è il Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici nr. 557/1999 “Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili”

L’art.2, comma 1, del decreto recita:

  1. Le finalità ed i criteri da considerare a livello generale di pianificazione e dettagliato di progettazione, nella definizione di un itinerario ciclabile sono:
  2. a) favorire e promuovere un elevato grado di mobilità ciclistica e pedonale, alternativa all’uso dei veicoli a motore nelle aree urbane e nei collegamenti con il territorio contermine, che si ritiene possa raggiungersi delle località interessate, con preminente riferimento alla mobilità lavorativa, scolastica e turistica;
  3. b) puntare all’attrattività, alla continuità ed alla riconoscibilità dell’itinerario ciclabile, privilegiando i percorsi più brevi, diretti e sicuri secondo i risultati di indagini sull’origine e la destinazione dell’utenza ciclistica;

Tutto questo come può concretizzarsi realisticamente in 800 mt di pista senza nessun collegamento diverso da strade trafficate?

Ma andiamo avanti. Il progetto di via dei Cappuccini, come più volte ribadito nella relazione, è una PISTA CICLOPEDONALE, cioè un percorso promiscuo, e che cosa dice il DM 577/1999 a questo proposito? Lo leggiamo nell’art. 4 comma 5

  1. I percorsi promiscui pedonali e ciclabili, identificabili con la figura II 92/b del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, sono realizzati, di norma, all’interno di parchi o di zone a traffico prevalentemente pedonale, nel caso in cui l’ampiezza della carreggiata o la ridotta entità del traffico ciclistico non richiedano la realizzazione di specifiche piste ciclabili. I percorsi promiscui pedonali e ciclabili possono essere altresì realizzati, previa apposizione della suddetta segnaletica, su parti della strada esterne alla carreggiata, rialzate o altrimenti delimitate e protette, usualmente destinate ai pedoni, qualora le stesse parti della strada non abbiano dimensioni sufficienti per la realizzazione di una pista ciclabile e di un contiguo percorso pedonale e gli stessi percorsi si rendano necessari per dare continuità alla rete di itinerari ciclabili programmati. In tali casi, si ritiene opportuno che la parte della strada che si intende utilizzare quale percorso promiscuo pedonale e ciclabile abbia:
  2. a) larghezza adeguatamente incrementata rispetto ai minimi fissati per le piste ciclabili all’articolo 7;
  3. b) traffico pedonale ridotto ed assenza di attività attrattrici di traffico pedonale quali itinerari commerciali, insediamenti ad alta densità abitativa, ecc.

 

Punto a: la larghezza prevista per la nostra pista è di 2,5 mt che corrisponde al minimo di legge per una pista ciclabile, ma è troppo stretta per essere una pista ciclopedonale. In due corsie di senso opposto, ognuna larga 1,25 mt dovranno transitare ciclisti e pedoni, magari anche runners e monopattini, nonché mamme col passeggino e bambini col triciclo e perché no, invalidi in carrozzella…. un delirio insomma.

Punto b: una pista ciclopedonale va progettata in situazioni di traffico pedonale ridotto, ma si sa che quel tratto di strada è percorso oltre che dai residenti anche da tante persone che vanno a fare attività fisica verso le Marane,  e infatti, come detto nella premessa della relazione tecnica, la ratio del progetto è quella di “migliorare la percorrenza pedonale e ciclabile di quel tratto di strada che quotidianamente è molto affollata dai tanti cittadini”.

“Insomma già partendo da queste due semplici considerazioni, conclude la nota, si può dire che questa pista ciclopedonale non è a norma ai sensi del DM 577/1999, e questo parere è stato avvalorato da tecnici e architetti a cui abbiamo fatto leggere il progetto. Non solo non è a norma, ma costituisce essa stessa un pericolo, per assurdo sarà sicuramente più agevole pedalare tra i camion del Cogesa ( perché questo è il vero motivo da cui nasce l’esigenza di mettere in sicurezza la strada) che sulla pista, col rischio di investire pedoni o scontrarsi con altri ciclisti. Non crediamo che i ciclisti amatoriali, la cui federazione FCI ha contribuito a far ottenere una parte dei fondi per la realizzazione dell’opera, avranno la minima intenzione di passare da queste parti. Quindi per concludere, questa pista non è a norma, è pericolosa ed è anche enormemente costosa.

E’ uno spreco di denaro pubblico che puntualmente è sempre reperito con una certa facilità quando si vuole, mentre in tanti altri casi si piange miseria. Con rammarico ricordiamo i miseri ( a confronto ) 10mila euro messi a bilancio negli anni scorsi per il progetto CiclOvidia, poi stralciati per fare altro. Con questa piccola somma si sarebbero potuti sistemare non uno ma 20 km di strade ciclabili già esistenti e sicure, che tra l’altro passano anche a breve distanza dal Cogesa e da via dei Cappuccini. Non vogliamo affermare che dietro il progetto ci sia una speculazione, sappiamo bene che questo è il costo per una ciclabile costruita secondo le regole, ma ci chiediamo se , in questo momento di crisi, sia  necessario, e etico, e giusto, spendere tutti questi soldi pubblici per un’opera che potrebbe essere sostituita con un marciapiede, comodo e molto meno costoso, che consentirebbe ai residenti e ai camminatori di muoversi in sicurezza. I ciclisti lasciamoli perdere che loro trovano sempre”

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