Economia

Sanità, per Cgil ”In Abruzzo ormai è emergenza”

 

 – Secondo il sindacato da Tavolo di monitoraggio “giudizio impietoso”. “La sanità è una di quelle materie già fortemente delegate alle regioni e ci sono forze politiche che spingono per una ulteriore autonomia regionale. Allora preoccupiamoci di gestire meglio questa responsabilità anziché chiederne altre, e per fare ciò è necessario un cambio di passo  urgente, il malcontento dei cittadini è forte e la nostra regione – conclude la Cgil Abruzzo – rischia un ulteriore arretramento rispetto alle regioni del nord che hanno saputo compiere le scelte giuste”.

 

Sulmona, 28 settembre–  “La sanità abruzzese non gode di ottima salute: il 12 % dei cittadini di questa regione rinuncia alle cure per ragioni economiche ed in tanti sono costretti a pagare un conto salatissimo per curarsi nelle strutture private a causa dei lunghi tempi delle liste di attesa. Se questa è la situazione con la quale sono costretti a convivere gli abruzzesi, sembra che la loro condizione sia destinata a peggiorare stante l’immobilismo della Regione Abruzzo, con una programmazione regionale carente che rischia di bloccare gli investimenti e la necessaria riorganizzazione del sistema sanitario. A dimostrazione di ciò vi sono le osservazioni fatte dal Tavolo di monitoraggio che, nella riunione del 30 luglio, ha espresso sulla regione un giudizio impietoso. Nonostante questo, da allora non sono stati compiuti passi in avanti”. E’ quanto rileva la Cgil Abruzzo dopo aver analizzato il verbale del Tavolo di monitoraggio. Il sindacato sottolinea, inoltre, come, ad oggi, non siano arrivate risposte circa le richieste di Cgil, Cisl e Uil, supportate dalla raccolta di oltre 17mila firme per l’eliminazione del superticket, il potenziamento della medicina territoriale (al contrario sono stati sottratti 2 milioni di euro per gli investimenti), l’abbattimento delle liste di attesa (il piano regionale approvato a maggio stenta a decollare) e la medicina di genere. Al Tavolo Tecnico di verifica degli adempimenti regionali partecipano, tra gli altri, rappresentanti del Ministero della Salute, di quello dell’Economia e dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Le criticità maggiori, in base a quanto rilevato, riguardano: programmazione dell’assistenza territoriale, rete ospedaliera, assunzioni di personale nelle Asl.

“Per quanto riguarda la programmazione dell’assistenza territoriale – afferma la Cgil – ad oggi tale documento non viene ancora presentato ufficialmente nonostante vi sia una forte necessità di potenziamento della sanità sul territorio e la necessità di incrementare le strutture residenziali per anziani non autosufficienti, creare le case della salute, aumentare le cure a domicilio. L’inadeguata della rete territoriale porta anche la conseguenza che in Abruzzo il tasso di ospedalizzazione della popolazione ultrasettantacinquenne è decisamente alto rispetto alla media nazionale e ciò è una delle cause del sovraffollamento di molti reparti ospedalieri, a partire ovviamente dalle geriatrie”. “Anche sul documento relativo alla rete ospedaliera il Tavolo Tecnico è ancora in attesa di ricevere documentazione idonea richiesta. L’Abruzzo ha il diritto-dovere di ottenere due Dea di secondo livello, ma ad oggi l’indecisionismo politico sta causando ritardi inaccettabili”.

C’è poi il problema delle assunzioni. Le carenze di personale sanitario nelle Asl, afferma la Cgil, “stanno pregiudicando la qualità dei servizi e le recenti delibere di assunzioni per un totale di 1.157 unità oltre ad essere insufficienti a coprire le carenze attuali (ben superiori alle 2.000 unità senza considerare le centinaia di uscite per pensionamenti che avremo nei prossimi mesi) sono subordinate alla definizione della rete ospedaliera e territoriale, dunque si rischia che resti tutto bloccato ancora per molti mesi. Solo nel corso del 2018, tra pensionamenti e nuove assunzioni – dice ancora il sindacato – abbiamo avuto una riduzione di 315 unità di lavoratori a tempo indeterminato che sono stati compensati parzialmente da lavoratori precari. E’ necessario procedere alla stabilizzazione dei lavoratori che ne hanno diritto e partire con urgenza con un grande piano di assunzioni”.

“Negli anni passati – osserva la Cgil – è esplosa la spesa farmaceutica, quella per beni e servizi e quella per prestazioni da privato, è necessario che finalmente si metta mano immediatamente alla razionalizzazione di tali spese, ma ad oggi non si registrano azioni positive in merito.Basti pensare che nel 2018 il costo della farmaceutica è stato pari a 287,9 milioni di euro: tale voce ha registrato un incremento di circa 36,6 milioni rispetto al Consuntivo 2017 e di 24,7 milioni rispetto al Programmatico 2018”.

“Analogamente la spesa per altri beni e servizi nel 2018 è risultata in aumento rispetto al Consuntivo 2017 per 7,3 milioni di euro e di ben 27,8 milioni rispetto al Programmatico 2018. Il Tavolo Nazionale ha già rappresentato che la mancanza di governance nella gestione degli acquisti di beni e servizi sta avendo notevoli ripercussioni nella spesa, ma non risulta si stia lavorando in tale direzione”.”Giudizio analogo – prosegue la Cgil – viene espresso con riferimento ai rapporti con gli erogatori privati, per cui, tra l’altro, si censurano le scelte operate dalla Giunta Regionale con le recenti delibere approvate nel giugno scorso. In particolare si contesta la possibilità per gli operatori privati di variare la destinazione del singolo posto letto rispetto alla patologia per la quale esso è stato accreditato. Per i Ministeri avallare il libero interscambio dei posti letto vorrebbe dire vanificare il fine della programmazione dei ricoveri e consentire alla struttura accreditata di prescindere dalle prestazioni e dalle attività concordate (per specifica tipologia e quantità) con la Asl. Infine i Ministeri chiedono alla regione di modificare le regole per le quali oggi molte strutture chiedono il riconoscimento dell’extrabudget”.”La sanità è una di quelle materie già fortemente delegate alle regioni e ci sono forze politiche che spingono per una ulteriore autonomia regionale. Allora preoccupiamoci di gestire meglio questa responsabilità anziché chiederne altre, e per fare ciò è necessario un cambio di passo  urgente, il malcontento dei cittadini è forte e la nostra regione – conclude la Cgil Abruzzo – rischia un ulteriore arretramento rispetto alle regioni del nord che hanno saputo compiere le scelte giuste”.

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