Corriere Peligno - Notizie dal Centro Abruzzo

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May 27th
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Rubriche

L'osservatorio

editoriale/ Ricostruzione: e se Chiodi si dimettesse?

editoriale/ Ricostruzione: e se Chiodi si dimettesse?

di Giuseppe Tagliente*

 


L'Aquila,25 maggio.-Condivido le considerazioni di Giustino Parisse sull’ennesima querelle tra il sindaco Massimo Cialente e il presidente/commissario Gianni Chiodi sulle problematiche relative alla ricostruzione del capoluogo abruzzese.

Mi trovo d’accordo soprattutto sull’amara constatazione del perdurare delle polemiche tra l’uno e l’altro in un interminabile ping pong che lascia sconcertati, se non addirittura arrabbiati, gli aquilani e più in generale cumuli di macerie, che, ha ragione Sgarbi sono ancora lì a testimonianza della inefficienza della macchina pubblica.

A mio giudizio, a questo punto Chiodi farebbe bene a dimettersi da commissario alla ricostruzione, senza aspettare la fine dell’estate e il ben servito del ministro Barca, ed a passare ogni competenza al sindaco Cialente, il quale così non avrebbe più motivo di doglianze e potrebbe dimostrare quel che è capace di fare da solo, anzi come lui stesso ha detto con una struttura operativa di appena quaranta persone.

Ignoro se un provvedimento di questo tipo gioverà all’Aquila , dal momento che Cialente ha già dato prova di quel che vale nel lungo periodo in cui è stato chiamato a svolgere funzioni di sub commissario, ma gioverà certamente alla regione che potrà riavere per questo scorcio di legislatura un presidente finalmente a tempo pieno (h.21,00)

* Consigliere regionale Pdl

 
Editoriale

Ed ora tocca a Sulmona

Ed ora tocca a Sulmona

- i risultati delle elezioni di oggi hanno dato segnali clamorosi.In Abruzzo,ma anche fuori, il centro sinistra rialza la testa .La Pdl in affanno prepara la resa dei conti.E poi quel risultato di Parma che assegna la poltrona di sindaco ai grillini mentre sta partendo una lunga difficile campagna elettorale in città-

Sulmona,21 maggio.-Il vento della politica è cambiato anche  in Abruzzo.Non c’è dubbio Lo ha confermato in maniera netta il voto di oggi E se vogliamo dirla tutta   i segnali li avevamo percepiti già prima che arrivasse il  Governo Monti. Il voto di queste ore, a urne appena chiuse,ha detto, senza possibilità di equivoci, che da noi ,piu’ che altrove,questa partita è stata vinta per 4 a 1 da un  centro sinistra che certamente non ha entusiasmato per idee e proposte ma solamente, e forse anche, perché il centro destra sembra essere divenuta ormai un’armata di Brancaleone. A L’Aquila vince ancora Cialente che ha guidato, sia pure con vistosi limiti, l’orgoglio di una comunità ferita dal terremoto nella difficile battaglia per  la  ricostruzione.Quì il centro destra s’è squagliato prima ancora di cominciare la partita. Ad Avezzano,roccaforte della classe dirigente abruzzese del Pdl, ha stravinto un giovane dirigente   di area moderata sostenuto  largamente da tante formazioni dal Pd,all’Udc, all’Api, all’Idv e anche molte liste  civiche.

Lì mi è parso di cogliere la condivisione  di un progetto di largo respiro che ha posto al centroe proma  di tutto la difesa della città e del territorio. Identica cosa è capitata altrove (Montesilvano e Ortona) mentre a San Salvo ha vinto una donna  capace di ridicolizzare le divisioni del Pd locale. L’Aquila e Avezzano si muovono,non da oggi, con determinazione e convinzione. Sono le sorelle maggiori della nostra  che appare  parente povera di una politica che non c’è e che non è stata capace finora di dare risposte precise  alle tante attese che la gente aveva riposto negli attuali amministratori di palazzo San Francesco. Con franchezza dobbiamo ammettere che un modello di governo cittadino come quello portato avanti finora  da Federico e dei suoi alleati oggi non è piu’ riproponibile .Ci vuole ben altro  analizzando i dati venuti  fuori questa sera .Ci vuole, ad esempio, una proposta politica   credibile, capace di mettere insieme le migliori energie  che pure ci sono in giro,  in grado di   arrivare al cuore della gente.

La città di Sulmona ha oggi bisogno di ben altro: idee chiare, gente capace e motivata, solidale,animata da grandi passioni civili.Gente orgogliosa di rappresentare una comunità antica e prestigiosa, capace di resistere alle suggestioni dei partiti, senza divenirne servi sciocchi. Semmai saranno un giorno i partiti che potranno avvalersi di queste energie positive. In giro si sentono tante proposte stravaganti e con vizietti soliti: tutti vogliono studiqare per divenire  sindaco ,molti sognano uno sgabello da  assessore, pochissimi aspirano a divenire consigliere. Giorni addietro  sono stato invitato a  partecipare ad un incontro con  un gruppo di giovani che ha dato vita ad un laboratorio di ‘politica e cultura’.

Lo credereste? Mi hanno impressionato positivamente. Non sono giovani infarciti di ideologie, ma  studenti universitari, freschi  professionisti,ragazze impegnate nel sociale e nel volontariato che vogliono affrontare le sfide del cambiamento lavorando per la propria città cominciando ad impegnarsi  per costruire una città Amica dei giovani, degli anziani, di quanti un lavoro non lo hanno ancora o lo hanno perduto, di quanti soffrono un disagio.Una città solidale, aperta,  piu’ vivibile; una città capace di cogliere nel prodotto cultura il valore aggiunto per il suo sviluppo. Ma una città capace di recuperare un ruolo preciso nello scacchiere della politica provinciale e regionale. Insomma una città dialogante con le altre città abruzzesi in primis con Avezzano e l’Aquila che da oggi hanno nuovi amministratori ma anche con Pescara .  Si tratta di energie che  vanno aiutate ad emergere. Non so se ce la faranno, però vale la pena scommetterci. E personalmente intendo farlo perché i segnali che dal voto di oggi sono venuti  fuori in Abruzzo  non consentono di perdere tempo ancora.Lo ha detto  anche il Cardinale Bagnasco nelle ultime ore  parlando al parlamentino dei vescovi.E se lo dicono loro che di queste cose se ne intendono,statene certi amici lettori, allora vuol dire il viatico tracciato  è  quello giusto.(h.21,00)

(gi.ru)

Esperienze di una mente quotidiana

l'intervento/ La vita è una moneta

l'intervento/ La vita è una moneta

di Alejandra Daguerre *

BUENOS AIRES - Era uno di quei pomeriggi in cui la testa non ti lascia in pace ... Mi sentivo letteralmente sopraffatta da migliaia, milioni di embrioni d’idee spumeggianti, a tal punto che decisi di uscire a fare quattro passi, o meglio, mi obbligai a farlo a mo' di rimedio casalingo per "ventilarmi il corpo e l'anima" e cercare in questo modo di calmare un po' le vertigini che mi erano state provocate da tanto movimento interno.
La giornata sembrava essere in sintonia con l'attività della mia mente: tutto era grigio e minaccioso ... si avvicinava la tempesta, il cielo si riempiva di nuvole, i notiziari trasmettevano allarmi meteo e i miei pensieri non rimanevano indietro ...

Quando ci sentiamo confusi, tristi, intrappolati da sensazioni apocalittiche e soggiogati dal peso delle risoluzioni future, ci muoviamo a stento ... Ed esattamente così intrapresi la mia camminata, quasi avvilita. Ma la vita è piena di sorprese: senza rendermene conto, tra le pietre del mio vagare taciturno, qualcosa di luccicante catturò la mia curiosità e mi fermai. Sì! Era una moneta in attesa di essere scoperta. Una moneta finta, non a corso legale, ma che immediatamente risveglió gli altri miei pensieri, quelli che erano stati soffocati dietro la grande marea provocata dalla confusione.

Era tempo di riflettere ... avevo visto solo un lato della situazione e, concentrata su quella visione parziale della realtà, non trovavo nessuna possibile soluzione, dato che non riuscivo a vedere l'immagine completa. Testa e croce, le due facce della stessa moneta, sono l'esempio più semplice per spiegare come si possa essere parziali, e come spesso rimaniamo prigionieri della difficoltà e dello sconforto.

Mi resi conto in quel momento che le polarità sono integrate nella stessa realtà: il giorno e la notte sono parte di un ciclo, ma sarà il mio approccio a definire come li percepisco. A volte sono "solare" e tutto è bello ed energizzante fin dall'alba, il sorgere del sole agisce come un "pulsante di avviamento". Altre volte sono "notturna" e la notte mi attrae, perché stimola la mia necessità di mistero, magia, silenzio e romanticismo.
Ma entrambe le immagini, anche se contrapposte, fanno parte di un tutto e si perfezionano a vicenda, trasmettono l'idea dell'insieme, dell'aspetto integrato.

Quel pomeriggio mi resi conto che la mia camminata triste era parte di me, come lo erano le mie passeggiate euforiche e positiviste. Grazie a loro cominciai a integrare i miei stati d'animo come parte di un tutto. Io sono fatta di questi due modi di essere.
La saggezza popolare e la storia ci dicono che le monete portano buona fortuna, prosperità e felicità. Vi posso assicurare che da quel "grigio pomeriggio" porto con me la moneta che trovai come se fosse un talismano. La mia moneta è finta, non a corso legale, ma non potrei mai dire che non ha valore, perché per mezzo di lei ho imparato a rimettere a fuoco, a rendermi conto che sono io chi sceglie la strada e che le due facce della la luna sono integrate in una stessa realtà... E che tutto dipende da me...

...La vita è una moneta
chi la cerca la trova
occhio, parlo di monete
non di grosse banconote...
Juan Carlos Baglietto


*psicóloga e psicoterapeuta in Buenos Aires

Storie di Storia

Il maestro d'ascia

Il maestro d'ascia

di Mario Setta

Sulmona,19 maggioTra i valori o specificità della letteratura, che Italo Calvino elenca nelle “Lezioni americane, sei proposte per il prossimo millennio”, viene collocata per prima la leggerezza: “La ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere”.

Proprio la leggerezza, aspirazione di ogni umana esistenza, è il clima che si respira leggendo la storia-romanzata di Valentino Ceneri, “Il maestro d’ascia” (edizioni Tracce, Pescara 2011). Un clima in cui vive ed agisce il protagonista, Jesuha, e che fa da leitmotiv nei vari e contrastanti  eventi biblici riferiti, ma che, soprattutto, si trasfonde nel lettore. È con questa capacità di parlare al lettore, di farlo protagonista che l’autore, teologo e psicoterapeuta, riesce a rendere “umana”, “fraterna”, la figura di Gesù di Nazareth.

“Un testo di passione laica, bordeggiante le virtù civili e la pedagogia dei sentimenti più che le urgenze religiose della fede, senza sbavature confessionali o fughe escatologiche, il prodotto di una necessità interiore che scaturisce da meditazioni di anni e di esperienze” ha scritto Giacomo D’Angelo.

Valentino Ceneri non tratta la famiglia di Nazareth alla stregua di José Saramago, che nel “Vangelo secondo Gesù”, si compiace nel descrivere il rapporto sessuale tra Maria e Giuseppe, con queste parole: “Solo un minuto, e forse neanche tanto, riposò Giuseppe sopra il corpo di Maria”.

La descrizione della famiglia di Nazareth, nel libro di Ceneri, non si discosta affatto da quella tradizionale, secondo cui la gravidanza di Myriam è opera dello Spirito Santo. Un rapporto sublimato, quello di Myriam e Joseph, esplicitato perfino dalle parole che l’autore mette sulla bocca di Joseph: “Le emozioni che mi dà l’attesa di questo figlio, che l’Angelo del sogno mi ha comandato di chiamare Jesuha, sono così appaganti che le pur belle vibrazioni dell’attrazione fisica si fondono armonicamente con esse, come il suono dell’arpa si fonde col canto di gloria” (p.157).

Tutto il libro si svolge alla luce dei rapporti  “face to face”, come si direbbe oggi. Il modello “famiglia” diventa il nucleo centrale di ogni relazione, di ogni forma di pedagogia: “Con la loro famiglia sarebbe cambiato, per la prima volta nella storia umana, il modello del rapporto Padre-Madre-Bambino” (p.158).

Il tema del rapporto tra i componenti la famiglia diventa problema del rapporto tra persona e persona, etnia ed etnia: galilei e samaritani, ebrei e romani: “Uno spirito di verità avrebbe potuto evidenziare una nuova circolazione comunicativa e un nuovo assetto del potere all’interno della famiglia. PADRE-FIGLIO-SPIRITO DI VERITÀ. Ecco la soluzione: le origini e il futuro dell’uomo sono riuniti in un unico progetto: tutti figli di Dio, tutti uguali, tutti con una medesima condizione di partenza” (p. 248).


Ma anche luogo di conflittualità come nel rapporto Caino/Abele o come nel fatto di Sichem (Gen. 34) in cui i figli di Giacobbe, Simeone e Levi, per vendicare l’infamia del disonore, subìto dalla sorella Dina da parte del figlio di Camor, principe di quel paese, ordirono l’inganno di farli circoncidere con la promessa di integrarsi a loro. In tal modo, gli uomini di Camor, indeboliti dalla febbre per la ferita subita nella parte più delicata del corpo, vennero barbaramente trucidati dai figli di Giacobbe.

Le riflessioni sulle vicende  storiche di Israele, i continui riferimenti  alla Torah e ai testi biblici da parte di Jesuha rappresentano un’analisi, spassionata e distaccata, della psiche umana: “Era contento di aver ricostruito la genesi dell’infelicità: dall’inganno della mente di ciascun individuo si passava all’inganno di coppia, per poi arrivare all’inganno del delirio collettivo, a cominciare dai piccoli gruppi fino ad arrivare alle nazioni. In tutti questi passaggi il lievito dell’inganno originario faceva fermentare la pasta acida dell’infelicità” (p. 242)

La salvezza dell’umanità consiste(va) nel ricercare “il simbolo del divino stampato in ogni uomo”. Solo così si può raggiungere “un punto elevato di conoscenza, da cui sviluppare una relazione reciproca d’amore”. E per ottenerlo, deve cessare “il connubio tra il dominio della religione e il dominio dello stato, esercitati entrambi in nome di Dio”(p. 275).  Quindi, per salvare l’umanità dalla degradazione è necessario “ricercare il codice originario dell’immagine progettuale, stampato in ogni Adam, poi, coll’eseguirla, in corso d’opera, fino ad arrivare alla somiglianza promessa”(p.284).
Il metodo? “Ridiventare bambini”.

Per Jesuha, attraverso l’esperienza del suo rapporto sereno e filiale con la madre, libero da ogni pulsione conscia o inconscia da complesso edipico, rafforzando la fede in Yawé, si giunge ad una specie di famiglia allargata: padre, madre, figlio e Padre celeste (o Madre celeste?). “Il Padre celeste come garante originario del giusto posto da assegnare ad ognuno… Una vera rivoluzione per tutti i modelli educativi presenti nel mondo” (p.311).

Questo, in estrema sintesi, il percorso che ci  offre Valentino Ceneri sulle orme di Gesù di Nazareth. Indubbiamente pagine profonde, calibrate, dense di spunti. Il libro di Ceneri è un inno al Dio-Incarnato. E Jesuha non è visto tanto come personaggio storico, se non per il fatto che Gesù di Nazareth è realmente esistito sulla base di prove storiche inconfutabili, ma assume le caratteristiche del personaggio mitico. E come tutti i grandi personaggi degli antichi miti, Jesuha, “vasaio di se stesso”, trascende il tempo storico per diventare modello ideale fino alla perfetta Immagine e Somiglianza di Dio: era, è, sarà.

Resta un interrogativo lacerante a livello operativo: come tradurre in pratica un modello pedagogico, idilliaco e teorico  della  vita pre-pubblica di Jesuha, quando le istituzioni più rappresentative per tale scopo, come la Chiesa e lo Stato, si dimostrano così refrattarie e antitetiche all’ideale evangelico?

L'opinione

l'opinione/ La Chiesa e le elezioni genovesi

l'opinione/ La Chiesa e le elezioni genovesi

Sulmona,11 maggio.- Sig Direttore, la Chiesa si è sempre interessata della  politica, fin da quando Teodosio promosse il cristianesimo  a religione di stato. Ma un certo pudore, forse solo  l’ipocrisia, ha voluto che si velasse questo interessamento alla più terrena delle attività umane.  Ora, invece, non dobbiamo più sforzarci di intravedere oltre il velame. La cortina è caduta con le parole del cardinale  Bertone.  Il segretario di stato del Vaticano, ha  annunciato apertis verbis che  il prossimo incontro di vertice con il suo omologo, il presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, avrà all’ordine del giorno, non l’organizzazione di qualche  convegno eucaristico, ma “ le elezioni genovesi”.  “D’altra parte - ha aggiunto con  candore -  siamo stati  entrambi  arcivescovi di Genova”. Una rivelazione per molti cattolici per i quali le Scritture sono ancora la parola di Dio e    Cristo   morì sulla croce, come egli disse,  per un Regno che non è di questo mondo. Essi  non possono accettare  che i cosiddetti ministri di Dio arrivino a  svilire la cristiana escatologia  oltremondana piegandola alla mediocre  quotidianità, ad  interessi del tutto   terreni.(h. 16,00)

Ezio Pelino

Editoriale

editoriale/ E ora ?

editoriale/ E ora ?

*di Giuseppe Tagliente *

- il voto di domenica scorsa per le amministrative ha lanciato messaggi precisi.Il Pdl è crollato ovunque ma quello che è piu' grave è che manca ancora un'analisi attenta e rigorose sulle ragioni della sconfitta.Eppure siamo già alla vigilia delle prossime politiche e regionali.Come uscirne?.Ecco alcune riflessioni dell'ex Presidente del Consiglio regionale  divenuto un riferimento forte per il centro destra abruzzese e.. non solo-


Sulmona,11 maggio
.-Probabilmente il presidente Chiodi riterrà, come ha sempre fatto, di non prendere in nessuna considerazione questa mia ennesima esternazione, ma, sia detto con estrema franchezza, me ne frego e continuo a pungolarlo come mi detta il mio senso di senso di appartenenza e l’amore che sento forte nei confronti di questa nostra regione. Parto stavolta dall’analisi del voto di domenica scorsa in Abruzzo per fare alcune succinte analisi e per suggerire alcune proposte. Le riflessioni sui risultati elettorali sono “in pillole”le seguenti:Il Pdl  è crollato un po’ dappertutto. C’è anche San Salvo, che ha dato un risultato soddisfacente al primo turno ( e speriamo lo dia anche al secondo turno), ma non deve essere sottaciuto che il successo delle liste di centrodestra in quel contesto è la risultante della frammentazione del voto a sinistra, cioè l’effetto di dinamiche che hanno fortemente penalizzato proprio il Pdl, a cominciare dall’Aquila ed Ortona. Cercare di minimizzare non aiuta, così come risulta fuorviante pensare che San Salvo possa rappresentare il Ridotto della Valtellina, come qualcuno ha dichiarato, perché conosciamo la storia e sappiamo come è andata a finire. In sintesi: l’elettorato moderato non si è riconosciuto più nel Pdl.

Il Pd è andato sotto le aspettative. Non ha beneficiato insomma del calo del Pdl e della protesta che si tocca con mano tra la gente, ma si è tutt’al più avvalso in termini di risultato delle alleanze che è riuscito a stringere con i partiti dell’estrema sinistra e di strategie di camuffamento con liste civiche. In sintesi: l’elettorato di sinistra non crede nella sua classe dirigente.
-  Il Terzo Polo non ha intercettato il voto di riflusso dal Pdl ed ha fallito al primo appuntamento elettorale al quale si è presentato.
- L’Italia dei Valori e di Sinistra e Libertà riportano risultati assolutamente deludenti.
- Si afferma il partito della protesta, nelle forme del Movimento di Beppe Grillo e dell’astensionismo, che solitamente è piuttosto contenuto nelle tornate amministrative.


In conclusione, nessun partito o movimento può onestamente dire di aver vinto e la constatazione amara che arriva alla fine di questo ragionamento è che a perdere sia stato ancora una volta l’Abruzzo. Le proposte, che mi sento di fare a questo punto, al centro destra ed a Chiodi in primo luogo, muovono dalla considerazione che sia assolutamente necessario in questo momento individuare una strategia di reazione al pericoloso fenomeno di frammentazione politica evidenziata dal voto,che mette a dura prova la tenuta della maggioranza come della stessa opposizione, alimenta la conflittualità dentro le istituzioni, la confusione, l’ingovernabilità, anche a fronte delle difficili condizioni economiche.

Eccole:
- Dichiarare la disponibilità piena ad aprire un confronto con le opposizioni ( cioè con tutti i partiti di opposizione) per la individuazione di un  programma minimo (ma essenziale) di fine legislatura, cioè di un percorso che porti a licenziare prima del 2013 alcuni provvedimenti importanti per la vita economica e sociale dell’Abruzzo, primo tra tutti il contenimento della spesa a fronte di un riordino di tutto l’apparato politico e burocratico regionale e l’impiego immediato dei Fondi Fas per la realizzazione di pochi ma grandi progetti strategici di sviluppo;
- Avviare un processo di rimpasto dell’esecutivo non escludendo aprioristicamente la prospettiva di rendere più funzionale e partecipato il confronto con le minoranze
- Ipotizzare l’allargamento della rappresentanza istituzionale alle stesse minoranze, come elemento qualificante di garanzia degli impegni assunti in comune,
- Istituire un organismo di lavoro allargato a sindacati, forze sociali ed economiche, università, comuni, giovani, cui affidare funzioni di consultazione e monitoraggio dell’azione di governo. Mi fermo qui, sperando di aver lanciato almeno un sasso in piccionaia che possa sottrarre la politica regionale dalla “morta gora” (o da discussioni fini a se stesse come quella sul Borsacchio) in cui è da tempo precipitata.(h.7,15)

 

 

*Consigliere regionale Pdl

Editoriale

editoriale/ La lezione che verrà dalle urne

editoriale/ La lezione che verrà dalle urne

di Giuseppe Tagliente *

-Quello che auspico è cioè un partito animato da ideali e non da ideologie, da valori e non da verità assolute, da principi e non da ricette contrabbandate per salvifiche. Un partito nel quale l’appartenenza scaturisca da riferimenti spirituali, civili, sociali, oltre che da scelte programmatiche dettate dalla realtà del momento-

Sulmona,4 maggio.-Torno a parlare del partito della Terza Repubblica, di quel modello che non c’è ancora ma di cui si sente fortemente il bisogno, viste le magre figure che gli attuali partiti, della destra come della sinistra, rimediano ormai ogni giorno sia sotto il profilo dell’etica che della pratica politica. Nell’editoriale della scorsa settimana ho cercato di definirne i contorni precisando che dovrebbe essere, a mio avviso, post-ideologico, democratico e partecipativo, meritocratico nella scelta delle proprie classi dirigenti, leggero e quindi non invasivo né oppressivo nei confronti della società civile. Qualcuno dei miei ”venticinque lettori” deve essersi tuttavia allarmato se mi ha chiesto di precisare cosa intendo per post-ideologico e di temere che la prospettiva di un partito così concepito non possa che produrre strumenti di rappresentanza incompleti, insufficienti e quindi piuttosto inclini ad una rappresentazione e tutela di interessi materiali o tutt’al più di diritti civili. Il risultato ultimo, secondo il mio amico, potrebbe essere quello di avere una società ancor più povera sotto l’aspetto del pensiero e tendenzialmente orientata alla indifferenziazione, all’anonimato, alla confusione, all’economicismo, alla parcellizzazione e limitazione della rappresentanza sulla base dell’appartenenza a categorie economiche e niente di più. L’obiezione, che ritengo motivata dal non aver espresso con sufficiente chiarezza il mio pensiero, non sta però in piedi. Augurarsi di avere al più presto anche in Italia un partito post-ideologico non significa volere un partito disancorato da qualsiasi riferimento etico, spirituale, interclassista si sarebbe detto una volta. Quello che auspico è cioè un partito animato da ideali e non da ideologie, da valori e non da verità assolute, da principi e non da ricette contrabbandate per salvifiche. Un partito nel quale l’appartenenza scaturisca da riferimenti spirituali, civili, sociali, oltre che da scelte programmatiche dettate dalla realtà del momento. Non saprei cosa aggiungere a sostegno dei miei ragionamenti , anche perché più delle parole vale a questo punto molto di più dare un ultimo sguardo sulla scena politica italiana e ragionare su quanto probabilmente accadrà con il voto nelle elezioni amministrative di domenica prossima.(h.7,30)

*Consigliere regionale pdl

L'osservatorio

editoriale/ Il Partito della Terza Repubblica

editoriale/ Il Partito della Terza Repubblica

di Giuseppe Tagliente *

-Dovrà essere naturalmente qualcosa di diverso da ciò ch’è stato e da ciò che non era già più a seguito della caduta delle ideologie; della globalizzazione; della delegittimazione delle classi dirigenti per manifesta incapacità o per coinvolgimento negli scandali; del primato perduto dalla politica sull’economia e sulla finanza-

Sulmona,28 aprile.Quel che continua a stupire ed a stupirmi della politica italiana è l’apparente inconsapevolezza dei suoi addetti circa l’imminente fine del sistema costruito nell’ultimo decennio degli anni Novanta e l’ostinazione che mostrano nel ritenere che sia possibile fermare quella che chiamano l’antipolitica (ma che invece è, come ho già scritto, soltanto il desiderio di altrapolitica) introducendo correttivi nel funzionamento dei partiti o delle istituzioni. Mi sembra incredibile, insomma, che non riescano a capire l’inutilità di proposte come quella sulla riduzione e sul controllo del rimborso elettorale o sul ricorso al meccanismo delle primarie per la selezione della dirigenza o anche sulla nuova legge elettorale e sul  riconoscimento giuridico dei partiti rispetto ad una volontà popolare che va invece da tutt’altra parte reclamando la fine della cosiddetta Seconda Repubblica e la morte dei partiti che ne hanno diretto le sorti. Quando s’alza il vento del cambiamento non c’è nulla che possa arrestarlo e men che meno rimedi empirici, pannicelli caldi, salassi, pozioni o decotti a base di erbe officinali: occorrono soluzioni forti, decise, radicali, vere e proprie operazioni chirurgiche, come dimostra la Storia e come abbiamo visto anche nel 1993 quando risultarono di tutta evidenza inefficaci ed oltretutto incomprensibili ( e sbagliate) le soluzioni sperimentate sul letto di morte della Prima Repubblica. Ed oggi il vento soffia talmente forte contro il degrado morale, il malgoverno, la crisi economica e la disoccupazione che le vie d’uscita possono venire soltanto dall’esterno, ed in modo particolare da iniziative che abbiano la capacità di coinvolgere idealmente  la gente in un processo di superamento generale ed organico dell’attuale sistema e di proporre nuovi modelli di funzionamento della politica, delle istituzioni e soprattutto dei partiti, i quali  vanno rifondati, strutturalmente e forse anche concettualmente, ma non eliminati come l’esasperazione popolare magari vorrebbe in questo momento. Salvo che non si trovino altri strumenti di rappresentanza, che tuttavia non vedo all’orizzonte, il partito va ripensato, destrutturato, riconsiderato. Dovrà essere naturalmente qualcosa di diverso da ciò ch’è stato e da ciò che non era già più a seguito della caduta delle ideologie; della globalizzazione; della delegittimazione delle classi dirigenti per manifesta incapacità o per coinvolgimento negli scandali; del primato perduto dalla politica sull’economia e sulla finanza;della fine del parlamentarismo di stile classico seppellito sotto l’effetto delle nuove leggi elettorali e di un liderismo che non ha peraltro mai trovato dignità costituzionale. Per non definirlo soltanto a contrariis, ritengo che il partito nuovo da costruire, il partito della Terza Repubblica, debba in altri termini essere post-ideologico ma ancorato ad una visione e ad una concezione identitaria della vita e della società e ad una Etica pubblica; democratico e partecipativo nelle dinamiche interne; meritocratico nella scelta della dirigenza, leggero e non onnipresente nei Consigli d’amministrazione, negli ospedali, nelle banche, nelle università, nei  gruppi editoriali; affidato al finanziamento dei suoi aderenti e non a quello pubblico. Dovrebbe avere possibilmente anche altre caratteristiche, ma mi fermo qui in attesa di un dibattito più ampio che tarda a vantaggio di pericolose suggestioni anarcoidi e di un sussulto da parte di una politica che appare purtroppo ancora distratta, assente o tutt’al più intenta ai soliti, stucchevoli rituali autoreferenziali. 

* Consigliere regionale del Pdl

Esperienze di una mente quotidiana

Rubriche - Psicologia - Solo Ombre

Rubriche - Psicologia - Solo Ombre

di Alejandra Daguerre

“Solo ombre
fra la mia vita e la tua
Solo ombre
fra il mio amore ed il tuo”….


Le ombre hanno sempre avuto un ruolo di primo piano in vari campi. Di loro si parla nella fisica, nelle tecniche di disegno, nella fotografia, nei racconti per bambini e nelle credenze popolari, ma oggi mi voglio riferire a un altro tipo di ombra: quella che ci accompagna ovunque andiamo.

Fin da bambina ho sentito il fascino di giocare con la mia ombra. Mi piaceva uscire in cortile a casa mia e guardare l'ombra del mio corpo riflessa sul pavimento. Giocavo a sfidarla segretamente con movimenti veloci, sperando che un giorno sarei arrivata prima io.
Ricordo in particolare una sera d'estate, ero uscita dalla piscina e con l'asciugamano addosso, aprendo le braccia, giocavo con l'ombra immaginando di avere le ali, poi mi giravo e voltandomi verso il sole tentavo di aprire gli occhi ... guardavo di nascosto e ... felicemente, potevo confermare che la mia ombra se n'era andata.

L'ingenuità infantile mi aveva fatto credere che con un semplice giro ero riuscita a ingannarla. Ovviamente non sapevo nulla di fisica, né della velocità della luce, e tanto meno che l'ombra non era scomparsa, ma era dietro di me.
Col passare degli anni ho poi capito che quel gioco di luce ed ombra si sarebbe ripetuto molte volte nella mia vita, e che forse era bene esprimere di nuovo il significato di quella scena.

Molte volte ci troviamo lì, in piedi a metà strada, a guardare la proiezione della nostra propria ombra. Molte volte siamo così affascinati da lei che non riusciamo a vedere altrove. Altre volte cerchiamo disperatamente di evitarla, ma raramente ci rendiamo conto che con un semplice cambiamento di prospettiva è possibile integrarla senza sentirla pesante e irritante ... dopo tutto è parte di noi.
Questo movimento, però, è intimo e personale: nessuno può farlo al posto nostro.

L'ombra è parte della nostra natura, non possiamo lasciarla indietro o eliminarla, ed è per questo che cercare di accettarla è il miglior esercizio non solo per riconoscerla, ma anche per trasformarla in un elemento positivo.
Modificare le abitudini, abbandonare i pregiudizi, aprire la mente, lasciarci scorrere ... ci sono così tante possibilità da scoprire cambiando il nostro punto di vista ...
Proviamo a girare sul nostro asse, espandiamo lo sguardo e vediamo cosa succede. La foto panoramica è cambiata ... Provateci!


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