Politica

Roccacasale: via quel quadro dall’Aula consiliare

Roccacasale, 20 gennaio–  L’associazione Un Solo Pianeta e il Collettivo Altrementi Valle Peligna hanno chiesto al Sindaco di Roccacasale, Enrico Pace , di togliere dall’aula consiliare del Comune un quadro del 1937 che celebra le guerre del regime fascista.  L’annuncio dell’affissione del quadro è stato dato, con enfasi, dal vice Sindaco Agostino De Simone il quale in un post ha scritto : “anche ai Roccolani Legionari in terra di Spagna si rende Onore, presso la sala consiliare del Comune”. Nel quadro compaiono le foto dei cittadini di Roccacasale che hanno combattuto nella guerra di Spagna e nell’Africa Orientale Italiana. In alto spiccano le foto di Mussolini, di Vittorio Emanuele III e dei generali Badoglio e Graziani, protagonisti di uno dei periodi più bui della storia italiana.

Le due associazioni ricordano al Sindaco di Roccacasale che la Repubblica italiana è nata dalla Resistenza al nazifascismo e che quel quadro costituisce una apologia del regime che per venti anni ha tolto la libertà al popolo italiano e che ha trascinato il nostro Paese nella grande tragedia della seconda guerra mondiale. La guerra di aggressione all’Etiopia e la partecipazione delle camicie nere in appoggio al fascista Franco in Spagna non rappresentano un onore ma una vergogna per l’Italia. I due generali raffigurati nel quadro, Pietro Badoglio e Augusto Graziani, furono inseriti dall’ONU nella lista dei criminali di guerra ma non furono mai processati. Badoglio e Graziani, su ordine di Mussolini, impiegarono su larga scala , sia sui combattenti etiopi che sulla popolazione civile, il micidiale gas iprite, vietato dal Protocollo di Ginevra del 1925. Badoglio e Graziani attuarono in Etiopia una politica di terrore e di sterminio, incendiando numerosi villaggi, bombardando ospedali e procedendo a massacri indiscriminati. Badoglio, inoltre, è tra i firmatari del manifesto della razza del regime fascista e Graziani fu il responsabile del bando con cui venivano condannati a morte i partigiani e i renitenti alla leva.

Oltre a togliere il quadro, Un Solo Pianeta  e Altrementi Valle Peligna hanno chiesto al Sindaco di Roccacasale di ricordare degnamente , e in modo tangibile, la memoria dei quattro pastori – tre di Roccacasale, i fratelli Giuseppe e Antonio D’Eliseo e il loro nipote Antonio Taddei, e uno di Pratola Peligna, Giuseppe De Simone – trucidati dai tedeschi il 20 ottobre  1943, davanti al cimitero di Sulmona, per aver   aiutato i prigionieri anglo-americani  fuggiti dal campo di concentramento n.78 di Fonte D’Amore.

 

One Comment

  1. Andrea Pantaleo

    In qualità di storico, di ricercatore negli Archivi Di Stato, sento il dovere di fare una precisazione motivata dalla documentazione in mio possesso conservata nell’Archivio di Stato di Aquila, da me rinvenuta, per ossequiare la “cultura della responsabilità della stampa”. Senza voler dar luogo a polemiche, né a strumentalizzazioni politico ideologiche, per quanto concerne la vicenda dei cittadini di Roccacasale, fucilati dinnanzi il cancello del cimitero di Sulmona, in data mercoledì venti ottobre 1943, alle ore otto antimeridiane, vanno fatte le seguenti precisazioni in merito che sono le seguenti. Il documento del commissariato di pubblica sicurezza di Sulmona, datato martedì primo luglio 1947, numero 0585 inviato al questore di aquila pro tempore precisa, in maniera chiara, la motivazione della fucilazione dei cittadini di Roccacasale. In base a tale atto pubblico il quale, ai sensi e per gli effetti di legge, fa prova sino a querela di falso, i signori Giuseppe D’Eliseo, Antonio D’Eliseo, Giuseppe De Simone, Antonio Taddei, sono stati fucilati perché (leggo testualmente il documento in mio possesso) hanno compiuto atti di sabotaggio contro forze di occupazione nazifasciste. Nell’elenco figura anche il signor Francesco Santoro, ufficiale dell’aeronautica, il quale è stato assassinato tre giorni più tardi, esattamente sabato ventitré ottobre 1943 in località Fonte D’Amore di Sulmona, per la medesima motivazione degli altri tre cittadini ut supra menzionati in commento. Pieno rispetto alla loro memoria, pieno rispetto per i loro familiari e discendenti, ma dalla documentazione emergono altre precise, chiare, inconfutabili motivazioni. Ricordo inoltre la Convenzione dell’Aia del 1907 e, più precisamente, la sezione I dei belligeranti, Capitolo I della qualità di belligerante; la convenzione dell’Aia del 1907 è legge internazionale concernente le leggi e gli usi della guerra per terra. L’articolo uno della convenzione dell’Aia reca la seguente disposizione cogente normativa. Le leggi, i diritti e i doveri della guerra non si applicano soltanto all’esercito, ma anche alle milizie e ai corpi di volontari che riuniscano le seguenti condizioni: di avere alla loro testa una persona responsabile dei propri subordinati, di avere un segno distintivo fisso e riconoscibile a distanza, di portare le armi apertamente, di conformarsi nelle loro operazioni alle leggi e agli usi della guerra. Nei paesi dove le milizie o dei corpi volontari costituiscono l’esercito o ne fanno parte, essi sono compresi sotto il nome di esercito. Ne consegue che, i cittadini che non posseggono i suddetti requisiti di cui alla Convenzione dell’Aia del 1907 non possono compiere atti di ostilità verso reparti militari perché non aventi i requisiti di legge e degli usi di guerra per terra. Se ciò avveniva la conseguenza era il ricorso alle rappresaglie, previste sempre dalle leggi militari di guerra e dagli usi di guerra, come purtroppo è accaduto.

    Andrea Pantaleo
    (fonte dei documenti Archivio di Stato di Aquila Questura Categoria E 3 busta numero 15/B)

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