Cultura

Quel 2 agosto 1980: la Strage alla Stazione di Bologna per non dimenticare

Sulmona, 2 agosto– È passato poco più di un mese dalla terribile Strage di Ustica avvenuta venerdì 27 giugno 1980, nello spazio aereo fra le isole di Ustica e di Ponza, nella quale sono morti ottantuno passeggeri a causa dell’esplosione in volo del DC 9 della Compagnia Itavia sul quale viaggiano. Sabato due agosto 1980 è una giornata d’estate, con molte persone in vacanza nel nostro paese, con molti stranieri.

Alle ore dieci e venticinque antimeridiane un ordigno, collocato all’interno della sala d’attesa della Stazione Centrale di Bologna, esplode devastando le sale della prima e della seconda classe oltre la tavola calda, il ristorante, ed alcuni punti vicini; nell’esplosione crolla l’ala ovest della Stazione la quale praticamente non esiste più, quasi il novanta per cento della Stazione non esiste più. Nella deflagrazione è coinvolto anche un treno, il convoglio Ancona Basilea, per uno scenario da guerra mondiale e di bombardamento di tipo aereo per i danni che l’esplosione provoca.

La Stazione di Bologna è un fondamentale nodo ferroviario che collega anche località estere. Nell’attentato muoiono ottantacinque persone e ne rimangono ferite  oltre duecento. Un’intera famiglia viene spazzata via in pochissimi secondi padre, madre, figlio, altri bambini che in questa tragedia perderanno entrambi i genitori rimanendo orfani. Molti feriti sono letteralmente mutilati: in alcuni punti della zona dell’esplosione si scorgono porzioni umane per uno scenario agghiacciante e terribile. Immediatamente si attivano i soccorsi compiuti dai cittadini volontari e dai passeggeri che il destino li fa trovare in tal momento alla Stazione; giungono immediatamente le Forze dell’Ordine, i Medici e gli Infermieri di cui molti rientrati subito dalle ferie, Vigili del Fuoco, Forze Armate, appartenenti alla Croce Rossa Italiana, gli operatori delle scavatrici al fine di rimuovere le macerie. Cittadini di ogni condizione sociale, di ogni professionalità, sono in prima linea in una lotta contro il tempo al fine di prestare i soccorsi tentando di salvare più vite umane possibili

. Serve un’ingente richiesta di sangue per soccorrere i feriti. Molte persone sono sotto le macerie e sono vive: occorre lavorare con tempismo e coordinazione al fine di trarle in salvo ed estrarle vive. Scene di dolore, paura, strazio, si presentano dinnanzi tutti i soccorritori; si odono urla di panico, di paura, di dolore. Bologna purtroppo non è più la stessa. Tutta l’Italia e la Società Internazionale si stringono vicino alla città di Bologna ed alla Sua Popolazione provata, straziata, ma pronta a reagire con ferma determinazione. Sia l’autobus numero 37, sia l’orologio della Stazione fermo alle ore dieci e venticinque del mattino, rappresentano un binomio storico, un’indimenticabile simbolo della strage di Bologna e di questi momenti terribili della storia d’Italia e della millenaria città di Bologna.

L’autobus viene adibito subito ad infermeria per soccorrere i feriti. Nella strage muoiono anche cittadini stranieri in vacanza in Italia ed in transito alla Stazione di Bologna: Giapponesi, Tedeschi, Inglesi, Francesi, Italiani, Spagnoli, accomunati tutti dall’orribile destino di trovarsi a Bologna in Stazione nel momento della strage. Generazioni diverse, motivazioni eterogenee, giovani e meno giovani, esponenti della Società Civile Internazionale, sono coinvolti in quest’attentato terrificante che segnerà per sempre sia la storia contemporanea  sia d’Italia, sia dell’intera Società Internazionale. Alcune vittime non saranno ritrovate perché letteralmente deflagrate dall’esplosione dell’ordigno esplosivo, poiché vicinissime alla bomba. Molti chili di tritolo per un potere deflagrante devastante. Chi lo ha collocato in Stazione. Il modo di collocare la bomba nella Stazione ha fatto intuire subito agli inquirenti che si è avuta la ferma intenzione di provocare più morti possibili; l’impressione e la convinzione constano nell’aver attuato l’attentato al fine di realizzare la finalità di fargli avere rilievo internazionale. Se tutto questo è vero perché. La città di Bologna e non solo si unisce: la Società Civile è coesa dimostrando una fondamentale, significativa coesione sociale. Migliaia di persone sfilano per Bologna; Piazza Maggiore alla manifestazione indetta dai Sindacati contro il terrorismo è strapiena. La strage di Bologna rientrerebbe nella cosiddetta “Strategia della Tensione” la quale dal 1969 al 1984 vede l’esecuzione di otto stragi le quali, da nord a sud dell’Italia, hanno insanguinato la Nazione. Si è parlato di depistaggi e di realtà ancora oggi misteriose ed oscure, le quali avvolgono questo grave attentato terroristico, in enigmi i quali non hanno avuto ancora chiarezza. Molti sono ancora gli interrogativi che contrassegnano la strage alla Stazione di Bologna e le altre azioni stragiste di prima linea avutesi in Italia. Un tunnel lungo quindici anni  che ancora oggi suscita paura e terrore. Sabato due agosto 1980 è una giornata fra le più angosciose e terribili della storia dell’Unità d’Italia e dell’Italia Repubblicana, con l’orologio della Stazione Centrale di Bologna il quale si è fermato per sempre alle ore dieci e venticinque del mattino.

 

Andrea Pantaleo

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