Sabato, 11 novembre 2017

Pratola Peligna: chi ricorda Rocco Di Pillo?


2015/02/19 16:292 comments

Pratola peligna

In questi giorni A Pratola si discute a chi dedicare il nuovo rondò stradale. L’orientamento che appare dominante è quello di intitolarlo alla memoria delle Foibe, cioè all’eccidio degli italiani da parte dei “titini”. Una strage terribile, feroce, che non va assolutamente dimenticata. Ma, sostengono altri, perché non ricordare un personaggio locale, un eroe pratolano del tutto dimenticato, sconosciuto ai più? Rocco Di Pillo.

I giovani, sicuramente, non lo conoscono, solo i vecchi ne conservano il ricordo, che non passa più attraverso la comunicazione orale padre figlio, nonno nipote. Rocco era un orfano di guerra. Il padre era morto a seguito delle ferite riportate nella prima guerra mondiale. Era un antifascista, un anarchico, un pacifista che rifuggiva da ogni violenza. Era nato povero da famiglia numerosa, ma riusciva ad essere generoso con i più poveri di lui.

Durante il servizio militare, nell’aprile 1943, fu condannato dal Tribunale Militare di Bologna a due anni e sei mesi di reclusione per “disubbidienza continuata”. Il 16 maggio 1943, viene internato nel Reclusorio di Pizzichettone. Poco dopo l’armistizio, il 20 ottobre del 1943, è deportato dai tedeschi in Germania e internato nel campo di lavoro di Natzweiler, un lager dove è attiva la camera a gas e il forno crematorio. Viene, poi, trasferito nel più terrificante, famigerato campo di sterminio, il Konzentrationslager, k.z. di Flossemburg. Con la matricola n°5339, viene condannato ai lavori forzati per la fabbricazione di motori di aerei.

Il campo era, soprattutto, finalizzato ad essere la tomba per polacchi e russi, secondo il criminale progetto di Hitler di cancellare dalla faccia della terra il popolo slavo. Il forno crematorio, pur ardendo giorno e notte, non riusciva a “smaltire” i cadaveri, tanto che venivano anche sotterrati in fosse comuni e nei cimiteri dei dintorni. Gestito dalle SS, perseguiva con feroce sadismo lo sterminio attraverso il lavoro. Dodici massacranti ore di fatica, dalle 6 alle 18, sottoposti alle frequenti botte, ai morsi dei cani addestrati dalle SS, sottoalimentati con cibo scarsamente calorico. Con l’ossessiva minaccia dell’eliminazione per chi non fosse più in condizioni di produrre.

L’arrivo degli Alleati, il 20.4.45, liberò gli schiavi sopravvissuti. E’ difficile immaginare la gioia di quegli spettri. Rocco pesava solo 30 chili. Una larva. Dai registri del campo risulta che 111.400 fossero le immatricolazioni. Le vittime, secondo la maggioranza degli storici, furono 73.296. Nello stesso campo di sterminio di Rocco, c’erano anche nomi illustri, come Eugenio Pertini, fratello del futuro Presidente della Repubblica, Filippo D’Assia, Francesco di Baviera, Dietrich Bonhoeffer, l’Ammiraglio Canaris.

La domanda non è se la sua città debba dedicare il rondò a Rocco Di Pillo, ma perché non ha fatto niente finora per ricordarlo, per farlo conoscere ai suoi giovani concittadini. I giovani, se frequentano una buona scuola, sanno dei campi di sterminio, ma non sanno sicuramente che un loro concittadino quel calvario, che loro leggono solo sui libri, lo ha vissuto e che fino al 1998 viveva a Pratola, portando, in silenzio, le terribili ferite del suo spirito.

Ezio Pelino

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2 Comments

  • stella tedeschi

    Sicuro che nessuno, o quasi, lo ricorda. Non si e’ mai parlato di questa cosa. Non e’ disinteresse ma la non conoscenza.

  • Forse perché nessuno ha mai avuto interesse a strumentalizzare Di Pillo per raccattare qualche nostalgico voto, facendo leva su prurigginosi e mai sopiti istinti.
    Quindi ben hanno fatto la Provincia dell’Aquila e il Comune di Pratola a targare Foibe la rotonda di Capo la Croce; Ora molta gioventù del circondario meglio conosce quel tragico periodo della nostra Patria….. e la fulgida storia di Rocco.

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