
Sulmona,3 maggio- Sig. Direttore, di Dio non sappiamo niente. Né che esiste né che non esiste. Tantomeno possiamo rivolgergli domande. Possiamo solo credere, se lo vogliamo. Ma di Gesù sappiamo tante cose. E possiamo persino interrogarlo. Chiedergli il perché della sua “venuta” sulla terra. E lui attraverso i Vangeli risponderci:” Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”. Possiamo insistere e chiedergli a chi indirizzava la sua predicazione di salvezza e lui ci risponde con le disposizioni che impartiva ai suoi discepoli:” Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei samaritani, rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute di Israele”. Possiamo rivolgergli la domanda delle domande e chiedergli se è figlio di Dio e lui risponderci che no, è “figlio dell’uomo”. Se lo seguiamo, poi, con un po’ di attenzione, lo vediamo peregrinare e predicare sempre e soltanto agli ebrei, in Palestina, regione che non lasciò mai. E la Palestina, se era una piccola parte dell’impero romano, è infinitesimamente piccola rispetto a tutto il mondo. Se queste sono le risposte di Gesù e le attestazioni dei Vangeli, risulta difficile ritenere che egli fosse figlio di Dio. Dio, infatti, non possiamo che immaginarcelo come padre universale, che vuole il bene di tutti gli uomini, senza distinzione di fedi, nazionalità, cultura, razza. Appare incredibile che i suoi innumerevoli fedeli di ieri e di oggi non abbiano mai adeguatamente riflettuto sulle sue parole e sui suoi comportamenti.
Ezio Pelin.(h.13,30)
Ezio Pelino




