Venerdi, 10 novembre 2017

Oscar Fuà: il libro di Edoardo Puglielli


2016/06/08 10:331 comment

Oscar Fua

Molti non lo conoscono, anche se la storia della sua vita meriterebbe di essere gridata sui tetti, raccontata in televisione, scritta sui libri. Ed ecco ora il libro di Edoardo Puglielli promosso dal Centro Studi e Ricerche ‘Carlo Tresca’ di Sulmona: Oscar Fuà. Patriota della Brigata Maiella, (prefazione di Francesco Susi, Lupi Editore, Sulmona, 78 pagine).

Storia di un ragazzo, 17 anni, ebreo nato a Sulmona, patriota combattente nella Brigata Maiella, caduto nella giornata del 4 dicembre 1943, nella battaglia di Brisighella.

Si era arruolato alcuni mesi prima, a Recanati, raggiunto un po’ a piedi e un po’ con automezzi da Sulmona, insieme ad altri volontari. Tutti giovanissimi.

Aveva comprato una cartolina con alcuni versi di Leopardi. Non era riuscito a spedirla alla sorella Giuseppina. Fu trovata nella tasca dei suoi pantaloni, quando era rimasto a terra. Ucciso da una raffica delle mitragliatrici tedesche. La sua famiglia era sfuggita alle deportazioni nei lager, perché nascosta, sfamata, difesa da altre famiglie sulmonesi. A differenza di quanto era avvenuto ad Amsterdam alla famiglia Frank, catturata per delazione ed eliminata a Bergen Belsen.

Come i 55 eroi della Brigata Maiella, nel sacrario di Taranta Peligna, morti per liberare l’Italia, Oscar Fuà ha incarnato e rappresenta l’ideale immortale della Libertà.

Il libro di Puglielli ci racconta il personaggio in maniera puntuale, col gusto della precisione dell’indagine. Un’analisi storicamente perfetta, un po’ a scapito della partecipazione emotiva, che comunque il personaggio richiederebbe. Ma la precisione del contesto storico offre la possibilità di capire un periodo che ha segnato la storia italiana e abruzzese in particolare.

La vita di Oscar offre il quadro dei due tempi della situazione sulmonese: i nove mesi, dal settembre 1943 al giugno 1944, come resistenza umanitaria attraverso l’aiuto alle famiglie ebraiche e alle migliaia di prigionieri di guerra alleati fuggiti dal Campo 78 di Fonte d’Amore; e dal giugno 1944 all’aprile-maggio 1945 come resistenza armata con l’arruolamento di centinaia di giovani sulmonesi nella Brigata Maiella. Due momenti inseparabili che hanno contribuito a sconfiggere il nazi-fascismo e conquistare la libertà.

Mario Setta

dalla Prefazione di Francesco Susi

«Col 1938 si apriva una pagina abominevole della storia italiana che si riuscì a voltare, attraverso asperità, sofferenze e infiniti lutti, con l’impegno degli italiani migliori, come fu, per la sua scelta e il suo sacrificio, Oscar Fuà. Le testimonianze che ne abbiamo ci dicono di un ragazzo che sembra portare già inscritto nel carattere il suo destino: il carattere di chi non si piega alla sopraffazione, che non sopporta le angherie, che si ribella alle prepotenze. E che non bada al suo interesse personale: è molto significativo – e deve essere sottolineato – il fatto che egli si arruoli nella Brigata Maiella dopo che la sua città è stata liberata dagli occupanti tedeschi e dai loro alleati fascisti. Potrebbe starsene tranquillo e sicuro a casa assieme alla sua famiglia, e invece, nonostante il prezzo che ha già pagato come giovane ebreo italiano perseguitato, decide di impegnarsi direttamente nella lotta armata contro i tedeschi e i fascisti, nonostante i tentativi fatti per dissuaderlo, in ragione della sua giovane età, dalla sua famiglia e anche dai suoi superiori militari, mostrando così il coraggio di fare una scelta in sintonia con quella analoga allora compiuta da altri italiani e che portò – non bisogna dimenticarlo – alla conquista della libertà e della democrazia. Certo su quella scelta etico-politica che era di ampiezza nazionale influì anche il ricordo delle umiliazioni e sopraffazioni patite dalla sua famiglia […]. C’è da chiedersi anche come si siano comportati i sulmonesi verso i loro concittadini ebrei che erano stati privati dei loro diritti fin dal 1938 e la cui condizione diverrà progressivamente più difficile con l’entrata in guerra nel 1940 e assolutamente tragica dopo il 1943 e fino alla Liberazione del 1945. Gli studi storici hanno in questi anni mostrato come non avesse alcun fondamento la favola, a lungo spacciata come verità, degli italiani ‘brava gente’, sia nella loro storia di paese coloniale, sia nella loro vicenda di paese occupante durante la Seconda guerra mondiale. Lo stesso viene sempre più emergendo anche per ciò che concerne l’antisemitismo italiano e, più specificamente, l’Italia razzista dal 1938 al 1945. Ci fu una parte degli italiani che di fronte alle persecuzioni antiebraiche rimasero indifferenti; ce ne furono che parteciparono più o meno attivamente alla persecuzione sia per convinzione sia per interesse; ce ne furono altri infine che solidarizzarono, dalle forme della ‘resistenza umanitaria’ che si espresse in gesti di solidarietà ed aiuto quotidiano. Lo stesso sembra essere documentato per la vicenda di Oscar e della sua famiglia. Isolamento, grassazioni ed insulti da un lato; aiuto, sostegno e ospitalità dall’altro […]. La vicenda di Oscar Fuà, ben ricostruita da Edoardo Puglielli, induce a riflettere ancora una volta sui tanti sacrifici che hanno reso possibile la riconquista della libertà con la sconfitta del nazi-fascismo. Essa però richiama anche la nostra attenzione sul pericolo sempre immanente che si affermino nuove intolleranze. Gli eventi drammatici a cui assistiamo quotidianamente ce lo ricordano in continuazione. C’è il rischio che si smarrisca la consapevolezza che i diritti sono alla base delle nostre società democratiche. Solo il diritto di tutti a poter esprimere la propria identità nel rispetto delle leggi comuni garantisce il reciproco riconoscimento, il confronto dialogico e la possibilità per ognuno di potersi liberamente sviluppare».

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  • Andrea Pantaleo

    La Democrazia

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    Andrea Pantaleo

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