Economia, Sociale

“Neet giovani che non studiano e non lavorano”, in tempi di pandemia

 

 Sulmona, 25 marzo- La crisi sanitaria ha intaccato notevolmente il tasso di disoccupazione nazionale coinvolgendo la fascia giovanile, ostacolandone un percorso già impervio. Il crollo lavorativo ha dato alla luce il fenomeno dei Neet, Not Engaged in Education, Employment or Training. Sigla che va a identificare i giovani dai 15 ai 34 anni che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione. L’Italia, a seguito della calma piatta dovuta al lockdown ha registrato un aumento del 4%. 1,112 milioni nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni e 3,084 milioni in quella tra i 15 e i 34 anni. Sono questi i dati emersi dallo studio di Mediacom043 basato sui dati ufficiali Istat.

Alla luce dei fatti evidenziati, si percepisce una netta distinzione tra i più giovani e gli adulti. Si è creato un aumento considerevole del fenomeno dei Neet in una media di età di 30 anni. Nell’intervallo di età tra i 15 e i 34 anni il tasso occupazionale dovrebbe essere performante ma gli elementi proposti dall’Istat non sono affatto rassicuranti. L’evento coinvolge tutto il suolo nazionale, con particolare aumento nelle regioni del Nord. In Abruzzo, invece, si registra un lieve calo.

La vera spada di Damocle che oscilla sulla testa dei giovani è la precarietà, l’ansia che si prova nel doversi buttare in un mondo che presenta incertezze e risposte negative. L’effetto che si è creato è simile a un buco nero che risucchia ogni tipo di ambizione, soppiantata dal timore del dubbio e dell’incognita.

I giovani abruzzesi sembrano, però, reagire al buio odierno, reinventandosi e creando un futuro nuovo, mattone dopo mattone; a parlare sono proprio i numeri, infatti, si registra un decremento pari al -5.6% nella fascia 15-24 anni. In calo anche Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Calabria. Segno più, invece, per Marche (+26.3%), Lombardia (+25.9%), Molise (+21.4%) e Liguria (+20,3%).

Nella fascia di età che va dai 15 ai 34 anni, l’Abruzzo registra un calo dello 0.8%. Allarmante l’incremento del 25% dell’Umbria.

Per quanto riguarda l’Istruzione, si registra un forte calo di iscrizioni soprattutto nelle Regioni del Sud. La concezione secondo la quale l’istruzione sia una sorta di ascensore sociale è stata trasformata in un indice di classe sociale, complici l’aumento del costo delle tasse universitarie e degli scarsi incentivi di trasporto.

“Vagano senza meta, senza aver chiaro il loro ruolo nella società e nel mercato del lavoro, sempre più disincantati e disillusi, con il timore di essere marginalizzati e di dover rinunciare definitivamente a un futuro di piena cittadinanza”. Queste sono le parole dell’autore del libro “Neet giovani che non studiano e non lavorano” edito dalla casa editrice Le Nuove Bussole, Alessandro Rosina.

Ragazzi che hanno perso fiducia nel mondo e che soffrono nel vedere il proprio futuro incerto e pieno di spine. Giovani che da bambini sognavano ad occhi aperti e che oggi preferiscono rifugiarsi nelle realtà virtuali dei social o dei videogames. Forse, il termine scansafatiche verrà depennato dalla lista degli aggettivi attribuiti ad una fascia d’età totalmente irrigidita da una società che ha tarpato loro le ali.

Chiara Del Signore

 

 

( ph in alto  da quifinanza.it)

 

 

 

 

 

 

 

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.