Venerdi, 10 novembre 2017

Ma quali fusioni ?


2015/02/26 14:316 comments

Mentre alcune regioni cominciano a delineare le nuove competenze delle province resta  ancora in alto mare il discorso sulle unioni e fusioni fra comuni. La normativa va rivisitata e definita in modo chiaro e questi processi che devono essere condivisi non possono avvenire a freddo o in maniera forzosa. Questa la linea emersa oggi a Roma che, di fatto, smentisce tutti i cattivi maestri che girano, anche dalle nostre parti,  per  vendere solo  chiacchiere-

 

Province Abruzzo (cartina)Sulmona, 26 febbraio– “Chiederemo un tavolo ai ministeri competenti, per confrontarci sul tema delle fusioni e delle unioni dei comuni”. Così Veronica Nicotra, segretario generale dell’Associazione nazionale comuni italiani, a margine della giornata di approfondimento sulle fusioni dei comuni, organizzata al Viminale.

E’ necessario un “ulteriore confronto su diversi aspetti delle norme”, spiega Nicotra: “Va lasciata ai comuni la possibilità di stabilire la soglia demografica, considerato che, in alcuni casi è impraticabile, ad esempio, una fusione tra comuni troppo distanti tra loro”.

Centrale, secondo Nicotra, “rivedere le norme sulle unioni, attraverso le quali si arriva poi alle fusioni, e risolvere alcune questioni come la revisione dei criteri dell’Imu agricola che riguarda soprattutto i piccoli comuni”.

Concetto ribadito da Roberto Pella, vice presidente dell’Anci: “La fusione non va fatta a freddo, ma tenendo conto del fatto che i comuni devono finanziarsi: va individuata una normativa chiara e precisa che tenga conto delle esigenze contabili del medio-lungo periodo, che corrisponde a dieci anni circa“.E’ necessario, “anche il coordinamento tra i ministeri competenti, tenendo conto delle differenze tra gli ordinamenti delle regioni, ma in un unico quadro normativo”, spiega Pella, sottolineando che “la riuscita della fusione – che nel 2015 è prevista per un numero di comuni che oscilla tra venti e trenta – dipende anche dal numero degli abitanti: in termini di ottimizzazione dei servizi al cittadino, i risultati migliori sono quelli ottenuti con i comuni sotto i 5mila abitanti. Non può essere un problema solo di costi, -conclude – ma anche di efficientamento dei servizi”.

6 Comments

  • Gordon Cullen

    E’ verissimo, assolutamente, che ci vuole un opportuno approfondimento normativo e un quadro di pianificazione organico. Ma il mosaico delle nuove coesioni territoriali sarà la risultante, nel contempo, di regole “dall’alto” e di aspirazioni locali “dal basso”, che vanno opportunamente discusse, vagliate e condivise per tempo. Perciò ben venga l’ulteriore sviluppo del dibattito a tutti i livelli sull’argomento, e tanto di cappello alle Associazioni, Movimenti e Soggetti della Società civile che si impegnano per ampliare e approfondire il confronto di idee sull’argomento.

  • Salvatore Del Greco

    Le riforme si fanno sempre con legge e non con chiacchiere che alimentano solo confusioneome come non serve aggrapparsi sempre a qualcuno come D’Alfonso o Barca, ne’ serve andare in giro a sbandierare risparmi fasulli o suonare i gong come fa qualche simpatico personaggio cher si agita ogni tanto e costruisce poco Mi pare di capire come dice l’articolo che nessuna fusione si possa fare in maniera “forzosa”,cioè a tavolino, ma solamente condivisa fra le parti ovvero fra i comuni interessati a farlo e si fanno con atti concreti e con procedure precise.Ma questo è un argom,ento che nel Centro Abruzzo non si pone e forse non si porrà perchè non ci sono,almeno finora,. due comununi che si vogliono fondere.Nemmeno Bagnaturo,diviso in due frazioni( tra Pratola e Sulmona) si è riusciti a farne con una fusione una comunità unica. E allora ? Il resto e’ solo perdita di tempo e nel centro Abruzzo abbiamo bisogno di ben altre cose Sottoscrivo in pieno

    • Gordon Cullen

      In effetti, però, va detto che D’Alfonso e Barca incarnano quelli che dovrebbero o avrebbero dovuto perfezionare le Regole di Legge (rispettivamente, il Legislatore regionale e il Legislatore statale), e quindi sono Soggetti rilevanti in questa questione ed è quindi forse il caso di sentire cosa dicono. Riguardo alle “prove” di coesione in Centro Abruzzo, poi, abbiamo i “casi” di dialogo Popoli-SanBenedetto-Collepietro e Pratola-Prezza-Roccacasale.
      Se mai il vero problema è un altro, fondamentalmente. E’ che al momento attuale si fa molta confusione da parte di tutti su Unioni e Fusioni. Le une o le altre non le si scelgono solo per risparmiare due soldi, ma per essere in grado di essere più forti ed efficienti nel governo nel territorio e nel progettare rilancio e sviluppo. Non è che le une siano in assoluto meglio delle altre, e non è che i Comuni saranno obbligati da qualcuno: potranno scegliere di unirsi o fondersi o meno se lo riterranno vantaggioso e coerente con la propria storia e cultura.
      Continuiamo a dibattere sull’argomento, perchè ci sarà utile a comprendere il nostro fututo. Al di là delle differenze tra Movimenti e Associazioni, al di là delle differenze e le umane divergenze tra le idee e le persone, perchè sarà utile per riscattarci dalla condizione di crisi locale che viviamo da decenni.

    • bruno dante

      A proposito di risparmi fasulli mi permetto di aggiornare le tue conoscenze. Se si fondessero i 54 piccoli comuni abruzzesi sotto i 500 abitanti risprmierebbero oltre 8 milioni di euro solo eliminando inutili servizi polici e burocarici (sindaci, assessori, consiglieri, segretari, ragionieri e revisori). Io ho visionato personalmente i bilanci di ognuno di questi comuni ed ho tratto queste conclusioni. Quale possibilità di futuro hanno oggi questi comuni? Nessuna! Se invece trasformiamo i risparmi derivanti dalle fusioni in investimenti produttivi allora può darsi che le cose possano cambiare.

      • Vedo che il sig. Dante si ostina a non voler capire e continua a fare un discorso ragionieristico solamente a carico dei consiglieri, sindaci, segretari comunali e ragionieri dei piccoli comuni (come mai?). Se ne faccia una ragione, non è questa la strada che fa risparmiare perché a questo criterio si potrebbe ribattere che invece di 54 piccoli comuni, si potrebbero tagliare dieci consiglieri regionali e cinque parlamentari; si potrebbero tagliare tanti cda inutili, consulenze e portaborse, e si otterrebbero maggiori benefici. Perché è allergico a questo ragionamento? Il problema è un altro: in primo luogo, e la sfido pubblicamente a provare il contrario, oggi in Abruzzo non ci sono due piccoli comuni che vogliono fondersi fra loro. Non è questione di legislazione carente è questione di volontà, perché la fusione si fa in modo consensuale e non in maniera forzosa. Qualcuno ha anche spiegato che ove una norma non fosse condivisa la strada per renderla inefficace o inapplicabile è abbastanza semplice. In secondo luogo i comuni hanno scelto (o dovuto scegliere) la gestione associata dei servizi e la cosa funziona molto bene. Nella Valle del Sagittario questo modello è efficiente e virtuoso. Fa crescere economicamente e demograficamente. Bugnara ed Introdacqua (distanti appena quattro chilometri) sono due dei tre comuni della Valle peligna che hanno avuto un segno + in fatto di crescita demografica; Bugnara, Anversa, Villalago, Introdacqua, Cocullo, Scanno non hanno 6 segretari comunali, sei ragionieri, sei uffici tecnici. Hanno razionalizzato bene le loro risorse umane senza tagliare un posto di lavoro. Perché il sig. Dante fa sempre i conti sulla carta 54 piccoli comuni
        (con 54 segretari comunali. Ma dove? li elenchi uno per uno) e verifichi piuttosto se non utilizzano un servizio consorziato. E così dicasi per le altre attività. Poi c’è un discorso più generale: una regione con il 70% di piccoli e piccolissimi comuni è una realtà atipica sulla quale
        non è facile costruire un progetto di nuova identità territoriale. Quando si parla di area intermedia si ipotizza la individuazione di un territorio di riferimento su cui operare forme di programmazione e niente più. E se già si riuscisse a fare questo per il dopo-Provincia già sarebbe un grande passo avanti ma chi pensa di fare economie su 54 piccoli comuni (sindaci, consiglieri, segretari ecc) significa non rendersi conto della realtà dei nostri tempi.

  • Salvatore

    Non ciamo proprio. Barca non puo’ determinare nessuna scelta legislativa perchè non ha potere alcuno oggi.Non lo ha fatto da Ministero. D’Alfonso puo’ proporre ma a decidere dovrà essere il Consiglio regionale. E se le scelte non piacciono al territorio un semplice comune puo’ impugnarle a vaari livelli. Se passimo poi alla realtà: si continua a parlre della probabile fusione di Popoli( provincia Pescara) San Benedetto e Collepietro( Provincia L’Aquila).Già questo oggi è improponibile. Ma c’è di piu’: nella politica per le aree interne la Regione ha inserito Collepietro e SanBenedetto nell’area Gran Sasso- Valle Subequana.Popoli sta da tuttaltra parte. I cittadini e gli amministratori di San Benedetto e Collepietro lo sanno che facendo quella scelta si suicidano da soli ? Chi lo ha detto che Prezza vuole fare la fusione con Pratola ? C’è mai stato a chiederlo a qualche prezzano Lo sogna il sindaco di Pratola ? Ma questo è altra cosa

Leave a Reply


Trackbacks