Venerdi, 10 novembre 2017

Ma a questo territorio chi ci pensa ?


2015/02/28 14:168 comments

– La Regione aveva individuato la nuova strategia per le aree interne e i ‘Poli di attrazione’ sulla base di criteri precisi fissati dal Ministero dello  Sviluppo economico. La città e la Valle peligna sono state tagliate fuori nonostante i dati a favore. La coppia D’Alfonso-Barca doveva arrivare a Sulmona il 12 dicembre scorso per spiegare a cittadini e istituzioni le ragioni dell’esclusione. Invece dopo tre mesi scelgono di andare ad Introdacqua a parlare di aria .. fritta mentre la politica locale tace per non disturbare i.. manovratori. Povera città-

Abruzzo ( immagine) Sulmona, 26 febbraio.- Sono passati oltre tre mesi e mezzo e le risposte ancora arrivano. Non sono arrivate dal Comune di Sulmona,dal Presidente della Regione D’Alfonso, dall’ ex Ministro Barca ( quello che ogni tanto viene portato in processione da queste parti e che ripete sempre “ Ora,.. ora è il momento”) a proposito della strategia individuata dalla Regione abruzzo sulle aree interne e sui poli di attrazione. Eppure come hanno dimostrato le ricerche del prof. Aldo Ronci questo territorio ha tutte le carte in regola( piu’ di qualche altra scelta)

La classificazione dei comuni effettuata nel 2014 a livello nazionale dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica (DPS)- ha ripetuto spesso Ronci– ha rettificato quella del 2012 e in Abruzzo sono stati individuati i seguenti 7 Poli di attrazione (Centri d’offerta di servizi): L’Aquila, Avezzano, Pescara, Chieti, Teramo, Giulianova e un Polo Intercomunale Atri, Pineto, Roseto e Silvi.

Sulmona, che nella classificazione del Dipartimento dello Sviluppo Economico del 2012 era stata inserita tra i Poli d’Attrazione, in quella attuale del 2014 risulta non più Polo d’Attrazione ma Area Intermedia.
Si ricorda che la Provincia dell’Aquila ha:

• da un lato 298.343 abitanti quasi gli stessi della Provincia di Teramo che ne conta 306.349;
• dall’altro un territorio che ha un’estensione di 5.034 Kmq ed è due volte e mezzo più grande di quello di Teramo che è di 1.984 Kmq.

Nonostante questi dati L’Aquila ha 2 soli Poli di Attrazione (L’Aquila ed Avezzano) mentre Teramo ne ha ben tre (Teramo, Giulianova e il Polo Intercomunale Atri, Pineto, Roseto e Silvi) e tra l’altro 2 di questi sono contigui (Giulianova e il Polo Intercomunale Atri, Pineto, Roseto e Silvi) e il terzo (Teramo) non dista dagli altri due più di 30 Km.

Sulmona essendo stata classificata nel 2014 “area intermedia” avrà un suo Polo d’Attrazione e, considerato che il tempo previsto per raggiungerlo va dai 20 ai 40 minuti, si desume che esso sarà Avezzano.

Sulmona non è stata classificata come Polo di attrazione nonostante ne abbia i requisiti per la presenza nei rispettivi territori di adeguati servizi di istruzione, salute e mobilità che sono:

• presenza di scuole secondarie superiori (tutti i tipi);
• presenza di un ospedale sede di DEA ;
• presenza di una stazione ferroviaria di tipo almeno «Silver» .

Tale esclusione fa presagire un disegno tendente al depauperamento di detti servizi nella Città in quanto le aree interne usufruiscono dei servizi accentrati nei Poli di attrazione e per i quali, come già detto, si intendono adottare politiche di adeguamento della disponibilità di servizi nell’istruzione, nella sanità e nella mobilità. Come uscirne ? Secondo Ronci le comunità della Valle Peligna , della Valle del Sagittario, della Valle Subequana e dell’Alto Sangro si devono mobilitare per chiede il reinserimento di Sulmona tra i Poli di Attrazione (Centri di Servizi). Era la metà di Novembre quando ai sindaci in riunione a Pacentro il Presidente della Regione aveva assicurato a Ranalli che presto sarebbe arrivato a Sulmona insime a Barca per chiarire le ragioni della esclusione di questi territori ed aprire un confronto con le amministrazioni locali. Stiamo tutti ancora aspettando. Ma la ” Regione veloce” per questo territorio non vale ? (h.14,15)

8 Comments

  • Gordon Cullen

    La dura verità è che in tutto questo si rileva soprattutto una evidente insufficienza dell’azione della Istituzione nazionale e Regionale.
    La prima si attarda a dettare linee guida e approfondimenti legislativi per nuove forme di coesione (partecipata e consensuale) che segnino il passaggio dalle Province alle nuove Autonomie locali.
    La seconda (la Regione) si attarda nell’azione legislativa di propria competenza e nella Pianificazione Territoriale di Coordinamento, ma si rivela anche debole nel rivendicare con lo Stato il ruolo delle Aree interne.
    D’Alfonso e Barca parlano da tempo, e obiettivamente in modi articolati e argomentati, delle nuove Regole che saranno necessarie per il nuovo mosaico delle Autonomie locali per il Governo del territorio. Che poi ne vadano a parlare a Sulmona, a Introdacqua o altrove non è rilevante. Ma quello che è veramente rilevante è che il Legislatore (sia nazionale che regionale) passi subito ai fatti, dopo le ormai reiterate belle dichiarazioni di intenti, perchè ogni giorno di ulteriore inattività legislativa in materia di Coesione strategica segna il prolungarsi di uno stato di sofferenza che il nostro Territorio e le Famiglie che vi vivono non possono più tollerare, e incrementa una confusione nel dibattito che esacerba gli animi e non giova ad alcuno.

  • Ma a questo territorio chi ci pensa ?
    Bravi!
    Giusta anche se tardiva, MOLTO tardiva, domanda sul chi ci deve pensare, avrebbe dovuto pensà e mai vi ha pensato; Soprattutto da quando sono scomparsi i titolari di quella fabbrica meridionale che periodicamente, in previsione di tornate elettorali, sfornava posti pubblici a go gò, senza costrutto e solo quale assicurazione di voti e vitalizi per gli amici degli amici a prescindere da qualsivoglia indice di produttività.
    Altro che Barca, D’Alfonso,Ronci, Pinco e Pallino.

  • Salvatore

    A questo territorio ci pensano gli altri che tolgono quello che di più storico c’e’ vedi l’Ispettorato Territoriale del Ministero dello sviluppo economico ridotto a Dipendenza da Sede dirigenziale accorpato all’Ispettorato Lazi, spogliato pure dall’altra regione di cui aveva giurisdizione, il Molise, il tutto senza che nessuno, o quasi, abbia detto nulla e soprattutto fatto nulla. Sono stati in gamba a non farne parlare né nelle tv locali né nei giornali locali né da chi aveva il compito di tutelare la sede. Punto di interesse distolto brutalmente dall’opinione pubblica, punto di interesse che non tornerà più. Bisogna parlare spesso di ufficio in “sentore” di chiusura altrimenti li chiudono e nessuno lo viene a sapere.

  • Emanuele

    Ho letto che il Governatore abruzzese e il prof. Barca sono andati a parlare ad Introdacqua sul tema della coesione territoriale e sulla necessità di superare i campanili. Spero non sia vero ma frutto di qualche vivace fantasia.Risulta forse al nostro Governatore che la Valle peligna è luogo di campanili? Risulta che due comuni di questa zona sono mai stati in guerra fra loro per qualcosa?. E allora di quali campanili vuole parlarci ? Ecco perchè mi è parso strano questa storia. A meno che non avendo nulla da fare quel pomeriggio sia andato a farsi una passeggiata da quelle parti.

  • Gordon Cullen

    A proposito di campanili, va detto che purtroppo i Comuni del Centro Abruzzo non hanno mai avuto una particolare inclinazione ad agire in modo sinergico e coordinato per pianificare la propria ripresa e sviluppo, e anche se non ci sono mai state “guerre” propriamente dette, una certa rivalità di fondo fa parte delle nostre culture e ha contribuito in negativo al nostro destino collettivo. E purtroppo perchè un territorio possa essere competitivo ed attrattivo in termini di risorse e di sviluppo è necessario agire in modo coordinato alla scala di area vasta, come dimostra la migliore esperienza europea in fatto di governo del territorio, se no si è perdenti.
    Coordinarsi, unirsi, o fondersi, non è una necessità assoluta o inderogabile, ma può essere eventualmente una carta rilevante per essere più forti e per saper porre in atto strategie di sviluppo e di razionale governo del territorio, sebbene tutta da discutere e da condividere.
    Non stanchiamoci di dibattere su questi temi, anche sforzandoci di ascoltare chi ci è antipatico. Non è in gioco la ragione o la prevalenza di qualcuno, ma si parla del futuro dei nostri figli.

    • Non sono d’accordo. I comuni del Centro Abruzzo sono sempre stati coesi e non c’è mai stata ” rivalità” di fondo. Anzi nei momenti difficili il territorio è sempre stato insieme e nelle grandi battaglie( Provincia,Ospedale,industralizzazione, Tribunale ecc.) ha sempre lavorato con spirito solidaristico.E piu’ le difficoltà sono state forti piu’ il territorio è stato unito. Cosa diversa invece è la politica che il territorio ha sempre subito perchè il territorio ha sempre scelto persone sbagliate.La sa una cosa amcio lettore: l’intervento legislativo piu’ consitente che il territorio ha ricevuto dalla Regione qual’è? E’ il finanziamento dell’ala nuova dell’Ospedale di Sulmona ( dieci miliardi di vecchie lire) ottenuta con un progetto di legge del prof. Giuseppe Bolino (Dc) consigliere regionale di Sulmona che riuscì a farlo passare in Consiglio regionale.Era l’anno 1984 ( trenta anni fa) Da allora la Regione ( ma non parliamo dei parlamentari) non è stata piu’ capace di nuovere paglia in questa zona. E quando oggi arrivano i rappresnetanti della Regione a parlare del nulla invece di spennarccharli in maniera rumorsoa per fasri sentire fino a Popoli gli vanno a tirare la giacca o li applaudono. Ma in fatto di campanili a questi paesi non si puo’ dire nulla

      • Gordon Cullen

        Non c’è dubbio che il decremento nel tempo del livello delle classi dirigenti è un problema che affligge la società civile a tutti i livelli, da quello nazionale a quello locale. E in effetti un Bolino non l’abbiamo più avuto, da allora.
        Ma se questa è la classe politica che abbiamo adesso dobbiamo pure farci i conti, e indurla se non altro a confrontarsi con il territorio. Con tutto il rispetto, non mi sento di condividere il biasimo nei confronti di chi porta personaggi di punta delle classi dirigenti di ogni livello a confrontarsi su temi che sono rilevanti per il territorio.

        • Salvatore

          Chi appartiene alla classe politica non può permettersi scuse. Intanto i dirigenti, non avendo chi li può stoppare (leggi politico di zona) fanno da padroni.

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