Coronavirus, Editoriale

L’umanità allo specchio ( del coronavirus)

Considerazioni e proposte per un mondo nuovo

Sulmona,28 marzo– Mai come ora l’umanità si trova davanti ad uno specchio che ne riflette l’immagine. Un’immagine vera, senza trucchi. Al naturale. Un’immagine che ci svela il senso della vita, riassunto nel concetto di precarietà. Non abbiamo nulla, ma siamo in tutto e per tutto precari. Tutto, infatti, ci viene dato: la vita e la morte, il bene e il male, la pace e la guerra, la gioia e il dolore, il sole e la pioggia, la terra ferma e la terra che trema. Siamo uomini e donne in cammino verso una meta che non conosciamo e non conosceremo mai. Uomini e donne, naturalmente  uguali, senza altri aggettivi.

Semplicemente  uomini e donne, che vivono quotidianamente la vita di tutti. Ricchi e poveri, intellettuali  e ignoranti, europei ed extraeuropei.  Anche dal punto di vista religioso: cristiani, ebrei, musulmani, buddhisti, taoisti, ateisti, tutti uguali nell’unico segno dell’umanità.  Persone che si rispettano e si amano per vivere la stessa sorte. Una sorte che abbiamo chiesto. Nessuno ha chiesto di venire in questo mondo. Giunti in un mondo che non conoscevamo. Costretti. Come tutti. Prigionieri tra prigionieri. Proprio questa situazione iniziale comune dovrebbe creare tra gli uomini una famiglia di fratelli e sorelle. Purtroppo la storia, fino ad oggi, ci ha mostrato e continua a mostrarci che gli uomini si odiano, si combattono, si annientano.

La situazione mondiale del coronavirus è certamente una sventura, ma se l’esito producesse la consapevolezza e realizzazione d’un nuovo mondo, diventerebbe un miracolo. Miracolo meravigliosamente umano, perché è l’uomo e solo l’uomo che fa miracoli.

La metafora del cerchio, in cui principio e fine, vita e morte, si identificano, rappresenta perfettamente l’unità dei contrari, esposta da Eraclito. Non si tratta di aspetti contrastanti, ma interdipendenti, perché l’uno implica l’altro: la vita corre verso la morte. “La stessa cosa sono il vivente e il morto” afferma Eraclito.

Nella cultura occidentale, la morte è considerata come il male per antonomasia. Il male dei mali. E per esorcizzarla si è ricorsi all’idea di immortalità. Un’idea pre-cristiana, che il Cristianesimo ha fatto propria, nel momento in cui ha accettato la dicotomia anima/corpo. Ma l’uomo è tale solo nell’unione di anima e corpo. Al momento della separazione non è più uomo. Come l’acqua non è più tale quando vengono separati i due elementi di ossigeno e idrogeno. Una trasformazione sostanziale. Senza il corpo, non ha senso parlare di gioie e dolori. Quindi non ha senso parlare di inferno o di paradiso.

«La morte conforme a natura, – ha scritto Feuerbach – la morte che è il risultato del compiuto sviluppo della vita non è un male. L’immortalità è un bisogno dell’immaginazione umana, non della natura umana». E nella sua opera più significativa, “L’essenza del Cristianesimo”, accusa il cristiano di essere un egoista, perché adegua il suo comportamento morale in funzione del castigo nell’inferno o della felicità in paradiso.

Il paradiso conquistato sulla terra col denaro non è che nullità, mentre la felicità del benessere per tutti gli uomini sarebbe il ritorno all’Eden. A quel paradiso, sognato da millenni.  La ricchezza individuale è segno di inettitudine e inferiorità mentale. Ecco perché Erodoto racconta che Solone, dopo aver dato la Costituzione agli ateniesi, intraprese un lungo viaggio per il mondo, arrivando a Sardi, dove comandava il ricchissimo Creso. Di fronte alla domanda di Creso se avesse mai incontrato l’uomo più felice di tutti, Solone risponde con un’altra domanda: “Che cos’è la felicità per gli uomini?”. E risponde che nessun uomo può essere considerato felice  prima della morte e che la felicità consiste nel “filosofare”, cioè nel rispondere ai perché della vita.

In un periodo così particolare per l’umanità, con una pandemia che tende a colpire ogni individuo in ogni parte del mondo, si pone l’interrogativo chi e cosa siamo? Non raggiungeremo la verità, perché non lo sapremo nemmeno con la morte.

Ma sulle ceneri degli uomini che hanno dato la vita per il bene dell’umanità, nascerà un mondo nuovo e uomini nuovi. Forse sono ancora valide le parole di uno scrittore tedesco: “L’umanità è il lato immortale dell’uomo mortaleʺ. (h.8,30)

 

Mario Setta

 

( foto da skuola.net)

 

 

One Comment

  1. È chiaro che l’uomo non ha ricevuto da Dio il denaro, ma la ricchezza della ragione ,e soltanto mediante essa l’uomo può comprendere capire rispondere ed arrivare alla felicità , secondo Solone. Però per il cristianesimo dei nostri tempi, l’uomo ha ricevuto il bene della ragione così come l’ aquila ha ricevuto le ali ed il leone i denti. Quindi nulla di nuovo o di repentino, perciò neanche un virus potrebbe ricevere proprietà o caratteristiche immediate che siano improvvisamente diverse dal precedente e tali da annullare il passato e procurare un mondo nuovo ed un uomo nuovo. La pandemia sarebbe un miracolo,il miracolo del coronavirus che auspica l’editoriale, solo qualora potesse essere ,pe diversa apocalisse, tramite un virus,ma, in questo caso,senza procedimento, già sarebbe stata e noi non saremmo,per stesso metodo, ad essere ora ,per lunghezza del tempo, capaci di concepire Iddio ed averne fede.

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