Editoriale

L’Italia, la corruzione, la Chiesa

Sulmona, 27 giugno- È arcinoto che l’Italia si colloca, da tempo,  ai primi  posti nella graduatoria dei Paesi più corrotti. Eppure in Italia i cattolici battezzati raggiungono la quasi totalità. Nasce quindi spontanea la domanda: “Come mai un Paese così cattolico è anche tra i più corrotti? Come mai dalle persone più in alto a quelle in basso si fa orecchie da mercante sul comportamento morale?”

In tutti i partiti politici emergono personaggi di rilievo che spesso vengono processati per furto, latrocinio, truffa. Anche nei partiti cosiddetti nuovi, come la Lega o il Movimento Cinque Stelle. Sono quotidiane le notizie di arresti e colpi della polizia a personaggi e gruppi mafiosi disonesti e illegali. Non c’è località o partito che sia senza macchia.  Una presenza a tappeto in ogni regione. Perfino l’arcivescovo di Bologna, Mons. Zuppi, ha dichiarato in questi giorni: “Anche l’Emilia ha perso l’innocenza”.

In questo panorama di decadenza civile e morale, appare penoso e senza vergogna il fatto che il leader della Lega, Matteo Salvini, presentandosi come “capitano”, taccia della questione morale nel suo partito, dopo le condanne inflitte ai dirigenti passati. Un’inchiesta della rivista “L’Espresso” del 4 luglio 2018 a firma di Giovanni Tizian e Stefano Vergine sostiene che «anche Matteo Salvini e Bobo Maroni hanno utilizzato una parte dei 49 milioni di euro, frutto della truffa orchestrata dal “Senatur” (Bossi) e dall’ex tesoriere».

Ma ciò che scandalizza e appare infame, spudorato,  è il comportamento del leader della Lega che usa il “rosario” o il richiamo alla Madonna per avvelenare le centinaia di migliaia di ascoltatori, indifesi e ignoranti, di fronte ad una teatralizzazione della politica che passa come cosa normale. Una accettazione supina, che nemmeno nei discorsi di Mussolini si verificava, dimostrando una certa riservatezza da simili atti di sfrontatezza.

Di fronte a questa situazione che diventa sempre più drammatica,  l’unica risposta esplicativa ancora valida è quella di Max Weber, nella celeberrima opera “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, in cui parlava di “maggiore contentabilità del Cattolicesimo in fatto di morale” e sottolineava: «Per il Cattolico la grazia sacramentale della Chiesa stava a sua disposizione come un compenso alla propria insufficienza; il prete era un mago, che compiva il miracolo della transustanziazione e nelle cui mani era riposta la potestà delle chiavi. Ci si poteva rivolgere a lui nel rimorso e con spirito di penitenza, ed egli offriva la possibilità di espiazione, speranza di grazia, certezza del perdono…».

Un comportamento, questo della Chiesa Cattolica italiana, ancor più evidente nei rapporti tra preti e  mafiosi dalle varie sigle (mafia, camorra, ‘drangheta, sacra corona unita, ecc) come risulta da una straordinaria ricerca di Isaia Sales dal titolo “I preti e i mafiosi”, in cui scrive: “Sulle mafie la Chiesa non è stata maestra di vita”, facendo notare come i casi di preti assassinati come don Pino Puglisi e don Peppino Diana sono piuttosto eccezioni, mentre molti mafiosi vengono accolti e perdonati.

Nel 2014, a Cassano allo Ionio, Papa Francesco ha detto: «I mafiosi sono scomunicati», ma anche i corrotti lo sono, in forza di un apposito decreto. A dir la verità non ci sarebbe bisogno di ricorrere a provvedimenti punitivi del Codice di Diritto Canonico, che anzi, andrebbero semplicemente aboliti, perché Cristo non ha mai condannato nessuno. Ci sarebbe, c’è anzi,  un dovere fondamentale per un cristiano: “Sì, sì; No, no”. Un aut-aut: o si è cristiani o non lo si è.

Leonardo Sciascia ha usato parole di fuoco nei confronti della Chiesa, sostenendo che la mafia non ha disturbato la religione,  ma se ne è fatta ancella. E la chiesa non ha disturbato la mafia, ma se ne è fatta spesso complice. Anche le parole di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia, non lasciano dubbi: “Se la Chiesa avesse praticato la rottura, radicalmente e permanentemente… non saremmo al punto in cui siamo”.

In  realtà la chiesa-istituzione è integrata nel sistema. Ne è importante cinghia di trasmissione, perché offre legittimità al Potere e ne beneficia attraverso i finanziamenti e  i privilegi che riceve. I Patti Lateranensi del 1929 e il concordato del 1984 non hanno fatto altro che rinsaldare il potere della chiesa, inserendola di diritto e di fatto, al centro del sistema politico-economico.

Il teologo José Maria Castillo ha scritto recentemente che la Chiesa dovrebbe impostare la sua missione nel mondo cercando di non mettere al centro gli interessi dell’istituzione-chiesa, ma i problemi della gente, perché  Cristo non privilegiò l’etica del dovere (le regole religiose) ma l’etica del bisogno (l’aiuto ai sofferenti). È evidente a tutti, oggi, che la pastorale di Papa Francesco è in linea con questa missione nel mondo, anche se sopravvivono interessi particolari e carenze nella vita degli uomini di Chiesa. Basta leggere il libro “SODOMA”di Frédéric Martel, scrittore-giornalista-sociologo, che per quattro anni ha girato il mondo intervistando circa 1500 persone in Vaticano e in 30 Paesi. Spesso le notizie sono sconvolgenti e traumatizzanti sotto i nomi di personaggi religiosamente prestigiosi come preti, vescovi e cardinali. Basta pensare al caso di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo. Di lui Martel scrive: “Il predatore Maciel avrebbe abusato sessualmente di decine di bambini e di innumerevoli seminaristi: sono state contate oltre duecento vittime… mantiene due donne con le quali ha avuto almeno sei figli e non ha esitato ad abusare sessualmente dei propri figli, due dei quali hanno sporto denuncia”.
Il caso Maciel è sconvolgente, ma fa parte di una lista di personaggi che, soprattutto in Sud America, hanno ridotto la Chiesa cattolica ad un sistema immorale consolidato, come quello di Lopez Trujillo, vescovo e cardinale espressamente di destra, nemico della teologia della liberazione, protetto da potenti cardinali in Vaticano. Il teologo Juan Carlos Scannone, amico di papa Francesco, afferma che Lopez Trujillo era “un manipolatore”.

Bergoglio ha assunto una carica importantissima e sta svolgendo una vera azione di pulizia nella Chiesa. Ma anche se cerca di purificarla, restano problemi impossibili, anche per lui, da risolvere.

Se la Chiesa, unilateralmente, non sarà capace di abolire il sistema concordatario, presentandosi credibile “sposa di Cristo”, il suo messaggio rischierà sempre il fallimento. Solo tornando povera e libera sarà percepita come “madre e maestra” e gli uomini più disposti  a non essere “lupi” ma “fratelli”. (h.8,30)

Mario Setta

2 Comments

  1. Andrea Pantaleo

    Leggo che la chiesa dovrebbe abrogare unilateralmente il concordato fra stato e chiesa cattolica, ma la costituzione della repubblica italiana, entrata in vigore il primo gennaio del 1948 cosa prevede? Senza voler dar luogo a polemiche, né a strumentalizzazioni politico ideologiche, l’articolo sette della carta, insito nei principi fondamentali, dispone quanto segue: lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale [cfr. art. 138]. L’articolo della costituzione argomenta e dispone solo di eventuale revisione, non fa alcuna menzione dell’abrogazione dei patti lateranensi stipulati l’undici febbraio nel 1929 e revisionati il 18 febbraio del 1984. Nel silenzio da parte del legislatore, in tal caso di una legge costituzionale, argomentare di abrogazione, per giunta unilaterale, credo sia inopportuno e fuorviante dalla normativa di cui al diritto costituzionale. Per quanto concerne infine la revisione della costituzione la corte costituzionale, mediante la sentenza numero 1146 del 1988, ha stabilito che la costituzione italiana, contiene principi espressi ed impliciti sui quali si fonda lo stato italiano, che non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale. I principi fondamentali, la prima parte della costituzione , tutti i principi espressi ed impliciti non sono oggetto di revisione costituzionale nemmeno con la procedura aggravata prevista dall’articolo numero 138 della costituzione. Va precisato inoltre che il diritto costituzionale ha inteso rendere costituzionale il principio dei patti stessi. Per concludere i principi fondamentali contenuti nei primi dodici articoli della carta costituzionale non fungono solamente da criteri guida cui i poteri pubblici devono conformarsi, ma altresì come norme che vincolano l’interprete.

    Andrea Pantaleo

  2. Giancarlo

    Bravo Mario condivido la tua riflessione come sempre lucida e puntuale non solo per la parte che riguarda la Chiesa ma anche la politica

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