Venerdi, 19 aprile 2019

L’Abruzzo che verrà. E Sulmona?


2019/01/27 10:210 comments

La campagna elettorale entra nella fase finale. Finora, oltre alle tante chiacchiere, annunci, apparizioni in sproporzionati manifesti, oltre ad inutili passerelle di tanti protagonisti della politica nazionale in realtà è stata povera di indicazioni e di prospettive. Anzi se vogliamo dircela tutta non c’è stata una sola indicazione capace di catturare l’attenzione degli abruzzesi e della nostra comunità in particolare. Polemiche di basso profilo e molti suggerimenti sbagliati, senza indicare le modalità su come realizzare taluni obiettivi e sopratutto dove attingere risorse finanziarie. Insomma un  quadro desolante che non lascia ben sperare. Sulla sanità poi, sopratutto nel Centro Abruzzo, molti candidati, sbagliando, continuano a parlare a vanvera alcuni dei quali sono anche coloro che votarono a favore del piano di riorganizzazione della rete ospedaliera mentre alcuni sindaci della zona si schierarono al fianco di un’Amministrazione comunale colpevole di non aver saputo difendere a Sulmona e in Regione le ragioni di un territorio. Abbiamo chiesto al prof. Aldo Ronci che da anni si batte per affermare il metodo corretto della programmazione nelle politiche locali e regionali per garantire uno sviluppo equilibrato quale potrebbe essere una strategia adeguata e quali le priorità. Ecco la sua proposta

Sulmona,27 gennaio-Per poter concretizzare un’efficace politica di sviluppo di fronte ai numerosissimi punti programmatici si devono necessariamente definire le priorità di fondo che ispirano il lavoro del governo regionale e che devono essere inevitabilmente: l’innovazione del sistema produttivo, la sanità per tutti e per l’intero territorio, le Aree Urbane Funzionali per uno sviluppo equilibrato anche delle Aree Interne.

In Abruzzo negli anni che vanno dal 2014 al 2017  la popolazione ha subito una flessione di 18.743 abitanti e tale flessione è stata dell’1,41% pari al triplo della decrescita italiana dello 0,32%, le imprese diminuiscono di 2.622 unità registrando una decrescita del 2,02% corrispondente al triplo di quella media nazionale dello 0,77%, il PIL Abruzzese ha registrato un incremento dell’1,40% valore pari a un terzo di quello nazionale che è stato del 3,8% ed inferiore anche a quello del Mezzogiorno che ha annotato un aumento del 2%.  Queste  considerazioni  confermano lo stato di grave crisi in cui versa l’economia abruzzese caratterizzata da due dinamiche: una abbastanza positiva, quella delle medie e grandi imprese, e l’altra sofferente, quella delle piccole e micro imprese soprattutto artigiane.

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Il sistema produttivo abruzzese ha bisogno di cambiare passo e ciò può avvenire soltanto se agli interventi sulle infrastrutture, agli incentivi per la concessione del credito, all’abbassamento delle imposte, alla semplificazione amministrativa, che sono misure tutte necessarie e importanti ma non sufficienti ad innescare processi di sviluppo, si aggiunge il miglioramento della competitività delle imprese, in particolare delle micro-imprese che rappresentano il 96% del totale delle imprese e impiegano il 56% degli occupati.

Per incrementare la competitività la Regione Abruzzo dovrà porre in essere iniziative e creare servizi capaci di incentivare e attivare innovazioni.
La realizzazione del Piano di riqualificazione del Sistema Sanitario e il Piano di riorganizzazione della rete
Ospedaliera hanno determinato, attraverso la messa in atto di tagli lineari, una penalizzazione delle Aree
Interne attraverso:

-il declassamento degli ospedali di Sulmona, Atri e Giulianova da Ospedali DEA di 1° livello a
  Ospedali di base;
– la chiusura dei punti nascita di Ortona, Penne, Atri e Sulmona;
– il depotenziamento degli ospedali minori di Tagliacozzo, Pescina, Castel di Sangro, Popoli,
   Penne, Ortona, Atessa, Gissi e Guardiagrele;
–  la chiusura diffusa su tutta la rete ospedaliera di molti servizi sanitari.

Il ridimensionamento appena descritto ha comportato:

– peggioramento della qualità dei servizi sanitari;
– liste d’attesa per l' effettuazione delle prestazioni sanitarie che hanno tempi sempre più lunghi;
–  assistenza territoriale sempre più carente.

Tutto ciò nonostante che, dal 2014 al 2017, in corso di commissariamento, la spesa complessiva per la sanità sia stata incrementata di 135 milioni mentre i ricavi aumentavano di soli 66 milioni. Tra l’altro ha poco rilievo il fatto che, dal 2014 al 2016, il punteggio dei LEA 1 attribuito all’Abruzzo è migliorato in quanto esso non esprime il livello della qualità dei servizi sanitari erogati e la loro capillare diffusione sul territorio.
Si ribadisce che tutti i cittadini hanno diritto a ricevere prestazioni sanitarie di qualità anche quelli che vivono nelle aree interne; I Livelli essenziali di assistenza (LEA) sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, ad essere curati, per quanto possibile a domicilio, da una sanità vicina attraverso una rete sanitaria territoriale efficiente.

Tutto questo mediante una gestione oculata ed efficiente del sistema sanitario che “coccoli” e non strapazzi i pazienti, gestione che deve tenere presente che le ristrutturazioni e riorganizzazioni del sistema sanitario non si possono effettuare con tagli lineari senza tener conto che la Regione Abruzzo
-è la regione più montagnosa dell’Italia peninsulare nella quale si trovano le tre vette più alte di tutto l’Appennino (Gran Sasso, Maiella e Monte Velino);- non è un territorio della Pianura Padana o del Tavoliere delle Puglie ma è un territorio che si trova sulla Dorsale Appenninica caratterizzata dalla presenza di piccoli comuni in via di spopolamento e con bassa densità abitativa.

L’Agenda Urbana in Italia, a oggi, a livello delle singole regioni, è declinata in forma molto libera e diversificata. Ad esempio la Regione Abruzzo nel PORFESR 20014-2020 (Piano Operativo Regionale)  ha individuato come sistema urbano cui destinare queste risorse le sole quattro città Capoluogo Chieti, l’Aquila, Pescara e Teramo, invece la Regione Toscana ha destinato le risorse oltre che alla città metropolitana di Firenze, anche a 14 Aree Funzionali Urbane.
La realizzazione dell’Agenda Urbana Abruzzese, secondo uno studio del Dipartimento di Architettura dell’Università “G. D’Annunzio” coordinato dal Prof. Roberto Mascarucci, prevede la suddivisione del territorio regionale in 7 Aree Urbane Funzionali che fanno riferimento alle Città Medie di Pescara-Chieti, Teramo, L’Aquila, Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto.

Le 7 Aree Urbane Funzionali rappresentano la struttura policentrica del territorio abruzzese ed è frutto di uno studio riportato in 3 volumi rispettivamente di 134, di 161 e di 138 pagine nel quale si dimostra in maniera inoppugnabile che la ripartizione ottimale del territorio abruzzese è proprio quella delle 7 Aree. Queste riflessioni per evidenziare che l’eventuale individuazione delle Aree Urbane Funzionali tornerebbe a mettere le Aree Interne (caratterizzate dallo spopolamento, dall’invecchiamento, dalla perdita di imprese, dalla diminuzione degli occupati e dall’aumento dei disoccupati) al centro dell’interesse e dell’attenzione della politica regionale e ciò comporterebbe per esse un impegno a livello regionale:

– per delineare strategie fondamentali per l’efficienza dei sistemi insediativi, per il sostegno ai settori produttivi
– per la tutela dell’ambiente;
–  per poter riuscire ad attuare efficaci politiche di sviluppo;
– per rendere i territori protagonisti della progettazione strategica;
– per garantire alle popolazioni che vi risiedono i servizi essenziali ed indispensabili;

Aldo Ronci

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