Economia

L’Abruzzo che si fa onore

Sulmona, 15 ottobre  Lavoro, la nuova mecca è il Canada che cerca ventimila ingegneri, architetti, medici, avvocati (e non li trova), con questo titolo Il Sole 24Ore metteva in evidenza le positive possibilità occupazionali offerte dal mercato canadese. E questo mentre in Italia è sempre più difficile trovare un posto, anche per chi ha brillantemente ultimato gli studi. Cervelli in fuga. La meritocrazia purtroppo continua ad essere una eccezione. Essere bravi, non basta. È questa l’amara realtà, mentre “leggenda vuole – ha scritto Paolo Dezza sul più diffuso quotidiano economico d’Italia – che bastino tre mesi per trovare lavoro una volta approdati in Canada”.

Specificando che “i professionisti più ricercati sono ingegneri, architetti, tecnici in materia di costruzioni, ma anche avvocati, medici, infermieri”. Ma per “avere delle chances di successo bisogna essere pronti a sostenere un esame ai raggi X su titoli di studio, conoscenza delle lingue e soprattutto rientrare nei profili ricercati”. In Canada il merito viene riconosciuto e premiato. L’abbiamo potuto constatare questa estate, incontrando a Toronto tanti emigranti italiani che hanno ottenuto importanti riconoscimenti, dopo enormi sacrifici. Tra questi l’architetto Rocco Maragna, partito con la madre nel 1958 da Vittorito, un piccolo villaggio collinare dell’Abruzzo. Oggi è uno dei professionisti italo-canadesi più noti. Ricorda il suo arrivo in terra straniera: «Mio padre era emigrato appena un anno prima in cerca di fortuna. A Toronto l’ho rivisto infortunato e incapace di lavorare». La forza della volontà, contro tutte le avversità: «Come molti altri piccoli immigrati, mi trovai improvvisamente ad essere il perno della famiglia che, non conoscendo la lingua inglese e stentando ad apprenderla, contava quasi totalmente su di me. Responsabilità molto gravose e serie che, se da un lato hanno condizionato la mia fanciullezza, dall’altro hanno forgiato fortemente la mia personalità». La sfida contro le incertezze del futuro. La scuola e il primo  lavoro: «Inizio la mia formazione educativa al Grace Street Public School, e comincio a guadagnare pochi dollari per aiutare i miei genitori, facendo lo stoccaggio degli scaffali in un  negozio di alimentari e lavando le tazze al “Capriccio Restaurant” su College Street». Acquisisce la padronanza della lingua e così «inizio ad eccellere ed ottenere la prima borsa di studio al termine del Grado 8».

L’incontro tra un giovane brillante ed un preside illuminato. La svolta determinante. «I  primi due anni trascorsi a Toronto – racconta – hanno avuto un ruolo cruciale nella formazione del carattere. Era il tempo in cui i figli degli immigrati venivano orientati verso l’acquisizione di una minima educazione, e spinti ad entrare rapidamente nel mondo del lavoro. Fortunatamente, sotto la generosa ed affettuosa guida di Bill Quinn,  preside della scuola elementare, fui invece in grado di studiare e di  iscrivermi all’Università di Toronto. Nel 1971 l’ambita laurea in Architettura e una borsa di studio mi consentono di ritornare nella mai dimenticata Italia, dove a Venezia frequento l’UIA, l’Università Internazionale dell’Arte. In quell’ambiente fortemente internazionale e multiculturale, la “scoperta” del patrimonio culturale italiano. Incontrai Giuseppe Mazzariol, Louis Kahn e molti altri architetti di fama internazionale che hanno inciso molto sulla mia maturazione professionale». Gli studi in Italia, il ritorno in Canada e la realizzazione dei sogni. «A Toronto iniziai a lavorare con l’architetto Ron Thom e la società WZMH. Nel 1974 decisi di tentare da solo la libera professione. A 27 anni avevo uno studio per conto mio. Tra i primi progetti “Delisle Court”, un centro commerciale sulla principale arteria di Toronto».

Il multiculturalismo come politica ufficiale canadese. «Fui tra i primi a riconoscere e ad applicare nella visione ideologica della professione il valore e la dignità di tutti i cittadini canadesi, a prescindere dalla loro razza o origine etnica, dalla  lingua, o dalla loro appartenenza religiosa. Durante questo periodo e con queste premesse, ho sentito forte la necessità di ampliare la formazione architettonica al Graduate School of Design presso l’Università di Harvard, dove nel 1977 ho conseguito il Master in Architettura in Urban Design». L’Italia sempre nel cuore. Soprattutto nei momenti difficili. È stato al fianco delle popolazioni del Friuli colpite dal disastroso  terremoto del 6 maggio 1976. «Mi sono molto prodigato come volontario e con una serie di azioni che hanno visto la partecipazione delle amministrazioni locali, dei vari governi canadesi, di molte aziende e di tanti e tanti volenterosi cittadini italo-canadesi».

E con il pensiero rivolto alla terra da dove è partito. Negli anni Ottanta è stato uno degli organizzatori canadesi del Festival Internazionale di Musicarchitettura dell’Aquila e tra gli artefici del gemellaggio del capoluogo abruzzese con la York Region. È stato tra gli autori del “manifesto” degli italo-canadesi con la dichiarazione che “la comunità italiana merita di far parte e di essere accettata alla pari nel Paese di adozione”. Il primo ministro, Pierre Elliot Trudeau lo accolse positivamente e così «cambiò per sempre il panorama sociale, politico e culturale», commenta oggi con grande orgoglio Maragna. In questo contesto si inquadra la nascita, all’inizio del nuovo millennio, della Gallery of Human Migration (GoHM), voluta dall’architetto molto impegnato anche nel campo sociale. «Ho voluto evidenziare – spiega – come la società canadese sia  in una costante evoluzione a seconda delle esigenze dei popoli migratori che, dall’inizio dei tempi, hanno fatto di questa terra accogliente e generosa, la loro nuova casa. Una società che accetta e nello stesso tempo mantiene i suoi valori di principio fondamentali non solo vale la pena di essere studiata e compresa in modo approfondito, ma anche vista come possibile illuminante modello  per il tormentato ed incerto mondo odierno. Una delle prime iniziative del GoHM è stata la pubblicazione del libro College Street Little Italy, Toronto’s Renaissance Strip, editori Denis De Klerck & Corrado Paina».

L’emigrante che ha seguito i genitori emigrati dall’Italia con la valigia piena di sogni, ha realizzato tanto ed ha avuto importanti riconoscimenti non solo dal Canada ma anche da diversi altri Paesi e soprattutto dalla sua amata e mai dimenticata terra. Ci riferiamo all’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica che gli è stata conferita dal presidente Oscar Luigi Scalfaro. E questo qualche anno dopo aver diretto nel 1996-97 il programma di uno degli eventi  espositivi più importanti mai realizzati in Canada.

«L’Italia fu la nazione protagonista della Canadian National Exhibition – ricorda Maragna – in occasione della celebrazione del cinquecentesimo  anniversario dell’approdo di Giovanni Caboto sulle coste del Newfoundland. La manifestazione acquistò un particolare significato non solo per il fatto storico, ma anche per la grande amicizia che ha legato, e lega i due Paesi e per il futuro delle loro relazioni commerciali. Varie Regioni ed Enti italiani aderirono entusiasticamente ai festeggiamenti. Allora presi contatto con Buckingham Palace, chiedendo a Sua Maestà Elisabetta II, di riconoscere a quel grande esploratore il suo nome  italiano: Giovanni Caboto. La richiesta  fu accolta  dalla regina che, nel discorso ufficiale, chiamò Giovanni Caboto con il suo nome italiano».

Passato da non dimenticare. Il Canada si sta preparando alle manifestazioni del 2017 per  il 150° anniversario dalla fondazione, oltre al 520°anniversario dello sbarco di Giovanni Caboto sulle sponde di Terranova. Maragna ha già un progetto: «Sto negoziando con i Musei Vaticani l’organizzazione di una mostra dei manufatti delle popolazioni native canadesi, che si trovano nelle collezioni vaticane. Ritengo che l’esposizione sarebbe di grande importanza per documentare i cambiamenti e le sfide geografiche, sociali e politiche che hanno portato agli ideali e ai valori che qualificano il Canada  di oggi».Una intensa attività. E lo sguardo verso i nuovi scenari mondiali. Innovatore, in anticipo sui tempi: «Nel 1994, su  invito della Città di Toronto ho partecipato ad una conferenza economica e culturale ad Hong Kong». L’inizio di una collaborazione che si è consolidata nel tempo e che lo scorso anno ha assunto contorni ben più definiti con  il “progetto Spiralia”. Nasce una nuova città in Cina. Vengono proposti “gli spazi urbani in base al tempo, quindi a city of short distances (città a distanze corte). Il progetto è un ritorno alla memoria ed al territorio italiano, quello del natio Appennino abruzzese in particolare, proiettando questo pensiero verso il futuro». Torri a spirale che diventano un villaggio verticale. E questo per ottenere “un paesaggio che ricolloca l’individuo in armonia con i suoi dintorni, e lo invita ad impegnarsi a questa nuova sintonia e a superare il semplice consumo dell’architettura», conclude l’architetto Maragna.

Domenico Logozzo – ex capo Redattore Sede Rai Abruzzo

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