Cultura

La storia del tenente Cosimo G.: l’ avvincente romanzo di Gianfranco Giustizieri

Sulmona, 29 dicembre– L’aquilano Gianfranco Giustizieri è un insegnante in pensione e, da molti anni, un appassionato studioso di personalità di rilievo del nostro Abruzzo, a partire dalla concittadina Laudomia Bonanni, alla quale sono dedicati i quattro volumi Io che ero una donna di domani (2008), Laudomia scrittrice senza tempo (2010), Laudomia Bonanni tra memoria e futuro (2014) e Antologia sommersa (2018). Tra i suoi lavori troviamo anche Gli alpini, d’Annunzio, un motto. Storia, poesia, leggenda in terra d’Abruzzo e anche oltre (2016) e All’Abruzzo…con affetto. Itinerari di memoria e speranza nell’opera di Pasquale Scarpitti (2021): tuttavia è in particolare del suo ultimo lavoro, un romanzo di recente pubblicazione ancora per Carabba, che desideriamo parlare ai nostri lettori, ovvero La storia del tenente Cosimo G., con cui Gianfranco Giustizieri ci conduce attraverso una L’Aquila prima dilaniata dalla guerra e poi colta nel suo sforzo a favore della ricostruzione, con qualche deviazione su una Roma postbellica e una Puglia rurale dai sacri vincoli, fondati su valori consolidati da millenni.

Cosimo G., il protagonista, è un aviatore fiero del suo ruolo, costretto al congedo temporaneo dagli eventi legati all’armistizio dell’8 settembre ’43, a seguito del quale rifiuta l’ingresso nell’aeronautica della Repubblica Sociale a cui gli alti comandi gli chiedono di aderire, non senza titubanze dovute alla responsabilità verso il ruolo rivestito e alla passione per la vita militare, scelta per pura vocazione. Segue la sua partecipazione ad alcune attività partigiane tra le montagne dell’Aquilano, in una geografia del cuore in cui ritrovare le nostre radici, quelle ferite dalla violenza e dalla prepotenza nazista, dai bombardamenti degli Alleati che liberano arrecando, però, morte e distruzione, fino ad approdare ad una Roma malinconica e maestosa, ghiacciata dalla durezza dei tempi, collegata al capoluogo abruzzese dalla ormai storica compagnia Pacilli che, attraverso la Salaria, “tra scossoni di ogni tipo”, con i suoi pullman permette al protagonista di tirare avanti una vita di fatiche e rinunce tra le due città in cui sarà costretto a dividere la sua esistenza dopo il forzato congedo definitivo dall’esercito e la difficoltà di trovare un nuovo impiego.

Sorprende il lettore la scoperta dell’esistenza di un aeroporto militare nato nel 1933 nella località “Pizzone” di Bagno, alle porte dell’Aquila, il luogo da cui si dipana una narrazione che finisce per farci trasalire ripercorrendo assieme al protagonista le strade strette del nostro capoluogo, il Corso fino alla Villa comunale, Via dei Giardini, Via Fortebraccio, i vicoli che si affacciano sulle bellissime chiese di San Domenico, San Silvestro, Santa Maria Paganica, le strade che conducono al mulino Vetoio, a villa Palitti, alla Piazza del Mercato, alle frazioni di Roio e Collebrincioni, sotto il profilo unico e mozzafiato del Gran

Sasso: «Lasciò il corso rimirando dalla fontana il Castello cinquecentesco con le mura a picco nel burrone e si addentrò a caso per le traverse dei vicoli, non disturbato dalla città in movimento. Un susseguirsi di piazzette e stradine, acciottolati deserti e palazzi settecenteschi dalle preziose bifore e portoni a sesto acuto con stemmi nobiliari, accolsero il suo cammino. In alto robusti capo chiave a forma di giglio sigillavano antiche catene penetranti all’interno dei muri per difendere le costruzioni dai ricorrenti terremoti. E le pietre, segnate da secoli di storia, apparivano biscottate dal sole autunnale infilatosi a chiazze tra i pertugi serpeggianti del corso» (pp.50-51).

La storia del tenente Cosimo G. ci chiede di ricordare il sacrificio di molti, dai “nove martiri” che ogni anno commemoriamo a coloro che sono finiti nell’oblio, uomini e donne coraggiosi e pronti ad immolarsi, ma avolte inconsapevoli vittime della lotta per la libertà e la democrazia. È una storia che il nostro autore ha saputo scrivere con perizia e studio, a partire da documenti autentici rinvenuti in una valigia, documenti che ha voluto analizzare, interrogare, restituendoci con dovizia di particolari un mondo abbastanza distante dai nostri tempi da dover essere ricostruito e reinterpretato.

Ma La storia del tenente Cosimo G. è soprattutto un libro che ci fa riflettere sull’amor di patria, sul senso del dovere, sulla fedeltà alla parola data, sul sentimento della giustizia e sul valore della libertà, attraversando i moti di una coscienza costantemente tormentata dal dubbio, accarezzata dalle passioni, assetata di vita e soggiogata da un destino che si fa sempre più ineluttabile: Ducunt volentem fata, nolentem trahunt.

Una lettura necessaria per ritrovare noi stessi attraverso la lente di un narratore onnisciente che scruta la dimensione umana percorrendo il doppio binario della storia degli uomini e quello del destino del singolo.

M. Elena Cialente

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