Politica

( la nota)- La Sulmona che vorremmo

Sulmona, 21 novembre Tempi di crisi, di epidemia, di difficoltà economiche, che creano non poche problematiche alle famiglie, ai cittadini. La Sulmona che vorremmo sicuramente è quella di ieri e non credo di debba andare molti indietro nel tempo, bensì basta ricordare gli anni ottanta, quando la città aveva una vita sociale di gran valore, non che oggi non ci sia, ma era una Sulmona economicamente in condizioni migliori. Piazza XX Settembre era molto affollata di cittadini, il Gran Caffè rappresentava lo storico locale della città, altro salotto sulmonese, il liceo classico Ovidio è la storia immortale di Ovidio, ambasciatore fra i più autorevoli di Sulmona. La Sulmona che vorremmo è quella che è sempre stata: di cultura, d’arte, ricordando anche il secolare prestigio del passato che la città, patria del porta Publius Ovidius Naso, ha avuto nel corso dei secoli.

Oggi purtroppo la cose non vanno bene: da ultimo l’annuncio della chiusura del Tribunale è realtà negativa, la quale segna il triste proseguo delle spoliazioni in città. Il tribunale rappresenta una storia purtroppo iniziata alla fine degli anni sessanta; siamo nel 1967 e, dai documenti conservati nell’Archivio di Stato di Sulmona sezione dell’Archivio di Aquila, nella documentazione contenuta nel fondo donato all’Archivio  dal Professor Ilio Di Iorio, vi sono documenti i quali provano la lotta politica della classe cittadina avverso l’eventuale chiusura degli enti della città Ovidiana. In un documento datato 14 settembre 1967, del Consiglio direttivo della sezione Alcide De Gasperi della Democrazia Cristiana di Sulmona, riunito in seduta congiunta insieme ai consiglieri comunali dello stesso Partito, si procede ad esaminare la sempre più grave situazione esistente sia a Sulmona, sia nella Vella peligna. Oggetto della riunione è sempre la medesima triste, desolante questione, ossia il rischio che gli ultimi grandi enti presenti in città quali il Circolo Costruzioni, PPTT, il Tribunale, Gran parte delle strutture e degli impianti delle FFSS,oltre alla antichissima Diocesi di Sulmona Valva, possano essere soppressi e trasferiti altrove.

Dopo poco più di mezzi secolo anche la questione del rischio soppressione del tribunale è diventata purtroppo realtà, con il conto alla rovescia il quale è tristemente iniziato. Sulmona continua a subire spoliazioni, depredazioni, impoverimenti; meno male che si argomenta della difesa e della tutela delle aree interne, dello spopolamento dei giovani. Senza servizi quale futuro potrà avere Sulmona, senza uffici molti cittadini forse saranno costretti a recarsi altrove. Una città priva di uffici e servizi non diventa appetibile per invogliare i cittadini a continuare a restare, o sperare che altri possano venire a vivere a Sulmona. Problemi di ieri, di oggi, credo purtroppo anche di domani, con il futuro che si prospetta moti difficile per la continua spoliazione di uffici e servizi nel territorio. Sulmona è la città punto di riferimento non soltanto del territorio peligno, per quanto concerne la presenza del tribunale. Molti in futuro saranno i disagi per quanto concerne l’amministrazione della giustizia. A questo punto mi sovviene una riflessione che non vuole essere né lesiva nei confronti dei cittadini, né nei confronti della città: forse saremo spogliati e privati finanche della dignità. Spero non sia così. Desidero ricordare due celebri, imperiture affermazioni. in primis quella pronunciata da Alcide De Gasperi: “un politico guarda alle prossime elezioni, uno Statista guarda alle prossime generazioni”, in secundis: “il vero politico onesto è il politico capace” frase di Benedetto Croce.

 

Andrea Pantaleo

 

4 Comments

  1. Marcello Romano

    Condisibile il contenuto, sgangherata l’articolazione!

  2. Ridateci la Dc a Sulmona !!!!

  3. andrea pantaleo

    In primis è condivisibile il contenuto non condisibile, in secundis poiché sono analfabeta attendo suoi insegnamenti di lingua e grammatica italiana.

    Andrea Pantaleo

  4. La situazione attuale della città è di stallo, se non peggio, perchè non c’è sviluppo economico quindi
    non c’è crescita demografica. In queste condizioni un modo per difendersi è ampliare l’area di
    influenza territoriale. Ciò consentirebbe di aumentare il numero di cittadini insistenti sulla città con quasi
    automatico mantenimento dei servizi. Un modo per realizzare quanto detto è guardare all’alta
    Val pescara ossia,tutto il centro Abruzzo dovrebbe passare con la provincia di Pescara attraverso un
    referendum riguardante il territorio interessato.

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