Editoriale, Politica

La città che vogliamo

Sulmona, 10 novembre- Da qualche  settimana in città e soprattutto nel   Centro Abruzzo si percepisce lo strano, e poco rumoroso, attivismo  che è tornato a scaldare il cuore della gente desiderosa di fare la propria parte per dare uno scossone all’appiattimento generale prodotto da una politica pasticciona, incapace di avanzare uno straccio di  risposta ai tanti problemi che pure ci sono e preoccupano la nostra gente.

 Colpa della politica, si sente ripetere spesso, ma colpa anche di noi tutti ( cittadini, professionisti, operartori culturali,sociali, dell’informazione) insufficienti, forse , ciascuno per la propria parte a combattere adeguatamente questi comportamenti che non aiutano la città ed il territorio  a crescere  ma favoriscono,spesso,  gli intrecci molto chiacchierati tra politica e affari

A Sulmona questo clima  di sfilacciamento tra politica, Istituzioni e società civile ha raggiunto limiti di guardia e non è piu’ tollerabile. A cominciare dalle alterne vicende di Palazzo San Francesco dove mai,in passato, si era registrato un vuoto così spaventoso   di uomini( e donne) e soprattutto   di idee.

Non basta solo apparire ci vuole altro.Ci vogliono iniziative precise, ci vuole l’orgoglio civico che  spinge a combattere, ci vuole il coraggio  nel saper imporre le proprie ragioni sui tavoli giusti. Così’ ad esempio nei gionri scorsi il Circolo Pd di Sulmona prima e nelle ultime ore anche l’Associazione “ Jamm’ mo’” hanno rilanciato il problema dell’accordo di programma già siglato tra Governo,-Regione e Provincia dell’Aquila sul tema dell’area di crisi della Valle peligna firmato nel 2008 al Ministero dello Sviluppo Economico e poi improvvisamente bloccato, anche a causa del terremoto dell’Aquila.Eppure dalla sottoscrizione di quel documento politico straordinario sono passati undici anni si sono accavallati diverse amministrazioni comunali, provinciali, regionali e perfino  quattro-cinque governi nazionali di tutte le parti politiche,colori,coalizioni

Quelle decisioni sono ancora valide? Possono essere corrette o integrate per rimettere in moto tutte le procedure? Ma chi se ne deve occupare se non in prima persona il Sindaco, l’Amministrazione comunale di Sulmona? Lo ha mai fatto in questi anni qualcuno? E lo hanno fatto forse  i parlamentari del territorio? E i Consiglieri regionali e Assessori che si sono succeduti? Ma c’è di piu’.

La vicenda dei fondi sisma e della sicurezza nelle scuole è uno di quei temi che danno il segnale  di come si amministra a Sulmona. E la storia del Liceo Ovidio ancora chiuso a dieci anni dal sisma e del Morandi Di Nino? Sono questi due esempi che esprimono  l’immagine piu’ chiara  dello scarso efficientismo dei nostri tempi così come il nodo della riorganizzazione dei servizi ed uffici comunali.  Il modello organizzativo di Sulmona, con poco piu’ di cento dipendenti( una direzione di un Settore importate della Regione o di un Ministero), stenta ancora a decollare dopo oltre tre anni  perché non si ha una visione chiara di cosa si vuole fare sopratutto perché i tanti  fenomeni  che hanno cercato di occuparsi del problema  confondono spesso l’ente pubblico ( che ha regole e obblighi precisi) con l’azienda privata. Il Comune dell’Aquila,ad esempio, con quattro volte il numero dei dipendenti  comunali rispetto a Sulmona ha impiegato tre mesi ad affrontare e risolvere la riorganizzazione amministrativaE che dire dei problemi della sanità, dei trasporti, della cultura, dei servizi in genere?

Questa è anche  una città dove negli ultimi tempi sono aumentate le nuove povertà ma anche le diverse facce della  la microcriminalità senza  dimenticare i pericoli delle nuove strategie mafiose che, come ha raccontato recentemente l’ex Procuratore antimafia Roberti, oggi parlamentare europeo, nel recente convegno di Sulmona, interessano perfino  la nostra città ed il Centro Abruzzo

 Due piaghe sociali da non sottovalutare e che oggi proeoccupano molto di piu’ la gente. Da queste parti  restano aperte diverse vertenze occupazionali dagli esisti incerti ma è anche un territorio dove la città guida non è stata  in grado di rafforzare il tema della coesione territoriale che oggi resta  ancora un punto di forza per la politica che si vuole sviluppare è una delle poche speranze a cui aggrapparsi per guardare avanti Non serve piu’ lamentarsi e addossare le colpe agli  altri.

C’è un’altra città che sogna una Sulmona diversa,piu’ attenta. Che parla poco e sogna  magari una futura amministrazione comunale   guidata da parsone competenti e preparate, esperte di pubblica amministrazione e non asservite silenziosamente e ubbidenti a questo o quel signorotto di turno

C’è una città che aspetta segnali precisi  per rimettersi in moto ed è preoccupata Lo studio recente di Aldo Ronci sullo spopolamento in Abruzzo ma anche a Sulmona merita una riflessione ad alta voce  e  non  il silenzo irritante del Consiglio comunale.

C’è una città che sogna di riportare in Consiglio regionale le emergenze e le priorità di questo territorio per spingere l’Assemblea abruzzese ad agire con scelte precise e risorse puntuali.Ma è anche una città che ha il diritto di partecipare che vuole essere protagonista e  soggetto attivo della  programmazione regionale e non e’ piu’ disposta a far finta di nulla come la vicenda dei poli di attrazione, della riorganizzazione della rete ospedaliera ( scandaloso  il voto del Consiglio comunale di Sulmona), dei fondi del masterplan, della bretella ferroviaria.

La cttà che vogliamo sognare è diversa perché è sicuramente piu’ orgogliosa, combattiva, adeguata e solidale  che vuole farsi ascoltare e rispettare. Questa città ci piace sognare  e che  anche noi vogliamo contribuire a costruire per farla sempre piu’ bella e forte. E .. tu ?  Buona domenica a tutti

 

Asterix

 

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.