Corriere Peligno - Notizie dal Centro Abruzzo

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May 27th
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L'osservatorio

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editoriale/ Ricostruzione: e se Chiodi si dimettesse?

editoriale/ Ricostruzione: e se Chiodi si dimettesse?

di Giuseppe Tagliente*

 


L'Aquila,25 maggio.-Condivido le considerazioni di Giustino Parisse sull’ennesima querelle tra il sindaco Massimo Cialente e il presidente/commissario Gianni Chiodi sulle problematiche relative alla ricostruzione del capoluogo abruzzese.

Mi trovo d’accordo soprattutto sull’amara constatazione del perdurare delle polemiche tra l’uno e l’altro in un interminabile ping pong che lascia sconcertati, se non addirittura arrabbiati, gli aquilani e più in generale cumuli di macerie, che, ha ragione Sgarbi sono ancora lì a testimonianza della inefficienza della macchina pubblica.

A mio giudizio, a questo punto Chiodi farebbe bene a dimettersi da commissario alla ricostruzione, senza aspettare la fine dell’estate e il ben servito del ministro Barca, ed a passare ogni competenza al sindaco Cialente, il quale così non avrebbe più motivo di doglianze e potrebbe dimostrare quel che è capace di fare da solo, anzi come lui stesso ha detto con una struttura operativa di appena quaranta persone.

Ignoro se un provvedimento di questo tipo gioverà all’Aquila , dal momento che Cialente ha già dato prova di quel che vale nel lungo periodo in cui è stato chiamato a svolgere funzioni di sub commissario, ma gioverà certamente alla regione che potrà riavere per questo scorcio di legislatura un presidente finalmente a tempo pieno (h.21,00)

* Consigliere regionale Pdl

 
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editoriale/ Il Partito della Terza Repubblica

editoriale/ Il Partito della Terza Repubblica

di Giuseppe Tagliente *

-Dovrà essere naturalmente qualcosa di diverso da ciò ch’è stato e da ciò che non era già più a seguito della caduta delle ideologie; della globalizzazione; della delegittimazione delle classi dirigenti per manifesta incapacità o per coinvolgimento negli scandali; del primato perduto dalla politica sull’economia e sulla finanza-

Sulmona,28 aprile.Quel che continua a stupire ed a stupirmi della politica italiana è l’apparente inconsapevolezza dei suoi addetti circa l’imminente fine del sistema costruito nell’ultimo decennio degli anni Novanta e l’ostinazione che mostrano nel ritenere che sia possibile fermare quella che chiamano l’antipolitica (ma che invece è, come ho già scritto, soltanto il desiderio di altrapolitica) introducendo correttivi nel funzionamento dei partiti o delle istituzioni. Mi sembra incredibile, insomma, che non riescano a capire l’inutilità di proposte come quella sulla riduzione e sul controllo del rimborso elettorale o sul ricorso al meccanismo delle primarie per la selezione della dirigenza o anche sulla nuova legge elettorale e sul  riconoscimento giuridico dei partiti rispetto ad una volontà popolare che va invece da tutt’altra parte reclamando la fine della cosiddetta Seconda Repubblica e la morte dei partiti che ne hanno diretto le sorti. Quando s’alza il vento del cambiamento non c’è nulla che possa arrestarlo e men che meno rimedi empirici, pannicelli caldi, salassi, pozioni o decotti a base di erbe officinali: occorrono soluzioni forti, decise, radicali, vere e proprie operazioni chirurgiche, come dimostra la Storia e come abbiamo visto anche nel 1993 quando risultarono di tutta evidenza inefficaci ed oltretutto incomprensibili ( e sbagliate) le soluzioni sperimentate sul letto di morte della Prima Repubblica. Ed oggi il vento soffia talmente forte contro il degrado morale, il malgoverno, la crisi economica e la disoccupazione che le vie d’uscita possono venire soltanto dall’esterno, ed in modo particolare da iniziative che abbiano la capacità di coinvolgere idealmente  la gente in un processo di superamento generale ed organico dell’attuale sistema e di proporre nuovi modelli di funzionamento della politica, delle istituzioni e soprattutto dei partiti, i quali  vanno rifondati, strutturalmente e forse anche concettualmente, ma non eliminati come l’esasperazione popolare magari vorrebbe in questo momento. Salvo che non si trovino altri strumenti di rappresentanza, che tuttavia non vedo all’orizzonte, il partito va ripensato, destrutturato, riconsiderato. Dovrà essere naturalmente qualcosa di diverso da ciò ch’è stato e da ciò che non era già più a seguito della caduta delle ideologie; della globalizzazione; della delegittimazione delle classi dirigenti per manifesta incapacità o per coinvolgimento negli scandali; del primato perduto dalla politica sull’economia e sulla finanza;della fine del parlamentarismo di stile classico seppellito sotto l’effetto delle nuove leggi elettorali e di un liderismo che non ha peraltro mai trovato dignità costituzionale. Per non definirlo soltanto a contrariis, ritengo che il partito nuovo da costruire, il partito della Terza Repubblica, debba in altri termini essere post-ideologico ma ancorato ad una visione e ad una concezione identitaria della vita e della società e ad una Etica pubblica; democratico e partecipativo nelle dinamiche interne; meritocratico nella scelta della dirigenza, leggero e non onnipresente nei Consigli d’amministrazione, negli ospedali, nelle banche, nelle università, nei  gruppi editoriali; affidato al finanziamento dei suoi aderenti e non a quello pubblico. Dovrebbe avere possibilmente anche altre caratteristiche, ma mi fermo qui in attesa di un dibattito più ampio che tarda a vantaggio di pericolose suggestioni anarcoidi e di un sussulto da parte di una politica che appare purtroppo ancora distratta, assente o tutt’al più intenta ai soliti, stucchevoli rituali autoreferenziali. 

* Consigliere regionale del Pdl

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l'intervento/ Calma e sangue freddo. Quì c'è il rischio di isolarsi

l'intervento/ Calma e sangue freddo. Quì c'è il rischio di isolarsi

di Giuseppe Tagliente *

- l'ex Presidente del Consiglio regionale in una lettera aperta  dissente dalla linea assunta dal Governatore regionale contro una parte della  stampa abruzzese esplitata nel corso della conferenza stampa di ieri l'altro a Pescara. Ecco perchè-

Pescara,30 marzo.-Sono rimasto, ti dico, male alla lettura della tua reprimenda nei confronti di alcuni organi d’informazione. Avevo sentito parlare da giorni di questa tua intenzione ma non avevo voluto darvi credito, tanto mi sembrava incredibile che un politico avveduto ed accorto come te potesse incorrere in un errore di questa portata, perché un politico avveduto ed accorto deve saper mantenere con la stampa e l’informazione in genere un rapporto, seppur a denti stretti, di cordialità e di interlocuzione. Fa parte del gioco che una persona deve accettare nel momento in cui scende in politica, nel momento in cui i riflettori lo traggono dall’anonimato e ne illuminano ogni tratto, ogni angolo, ogni aspetto anche privato. Andreotti non ha mai fatto errori di questo tipo anche nei momenti in cui montava contro di lui la più orribile e devastante delle accuse e lo stesso Berlusconi, che conosce bene i meccanismi della comunicazione, per la verità si è mostrato sempre sufficientemente tollerante nei confronti del giornalismo rampante e scandalistico ricavandosi almeno il favore di quello moderato e non estremistico.

Il tuo scatto di nervi (più che d’orgoglio) mi ricorda tanto quello che caratterizzò gli anni della presidenza di Ottaviano Del Turco con i risultati che conosciamo e con quello più rilevante dell’isolamento politico e dell’assedio. Di questo mi preoccupo e per questo mi permetto di dirti, con l’onestà intellettuale che contraddistingue i nostri rapporti, che hai sbagliato ad esagerare nel tipo di reazione ( dando probabilmente retta a quelli che ti dicono sempre di sì), che rischia di penalizzare non soltanto te e la tua giunta ma l’intera maggioranza che ti sostiene. Del resto, scendendo nello specifico, se è vero che il maggior quotidiano della regione ha forse esagerato sino all’accanimento nella pubblicazione delle “43 pagine e 14 locandine”, è altrettanto vero che a ciò si è indotto perché, nonostante gli inviti avuti persino dalla tua stessa parte politica, non hai ritenuto di rispondere subito alle domande che il giornale ti ha riproposto ogni giorno da due mesi a questa parte. Ci voleva molto a dire, come tardivamente hai detto soltanto ieri : “io non c’entro”, “io posso dimostrare”, “io non sono indagato”, fugando dubbi ed incertezze che intanto sono cresciute pur intorno a te? Son valsi a qualcosa questo tuo non cale, questa altezzosa indifferenza, quando invece potevi fermare tutto sin dal primo istante?

La stampa fa il suo mestiere, tu dovevi fare il tuo, con i nervi saldi e con l’umiltà che si addicono alla funzione che sei stato chiamato a svolgere, senza scomodare, come hai fatto nelle tue dichiarazioni, i cosiddetti “poteri forti”, la cui presenza viene spesso evocata quando non si vogliono trovare le ragioni più semplici, che spesso sono anche le più vere. La lettura dell’ultimo libro di Umberto Eco, Il Cimitero di Praga, potrebbe esserti utile a tal proposito e mi ripropongo di fartene omaggio alla prima occasione. Concludo riaffermando il concetto, oggetto di una mia precedente nota: con il mondo dell’informazione occorre stabilire un rapporto di dialogo e non di conflitto, una relazione improntata a rispetto e non subalternità di ruoli, un vincolo basato sul riconoscimento della funzione essenziale che essa svolge nella società democratica, senza alcuna riserva mentale che possa essere orientato o condizionato con offerte di prebende in termini di pubblicità o di acquisto di spazi o di servizi oppure neutralizzato ricorrendo a convenzioni ed assunzioni. Insomma, ristabilendo anche in questo campo – ma non solo – quel metodo del colloquio, del confronto, del coinvolgimento e della partecipazione alle scelte, ripetutamente sollecitato, per trarre la maggioranza (e l’Abruzzo) da quella che ho più volte definito la quaresima della politica regionale.



* Consigliere regionale Pdl

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editoriale/ Ma dove vai se la cultura non ce l'hai ?

editoriale/ Ma dove vai se la cultura non ce l'hai ?

di Giuseppe Tagliente*

- mentre continuano ad arrivare migliaia di immigrati  dall'est e dall'Africa tanti giovani laureati abruzzesi imboccano la strada della nuova emigrazione tra l'indifferenza della Regione,della politica,della banche e delle stesse Università.Ma come puo'  crescere questa nostra terra senza l'apoporto di queste preziose  energie? -

 

Vasto,23 marzo.- Un dato sul quale rifletto da più giorni è quello della nuova emigrazione abruzzese, soprattutto di quella intellettuale, che prende sempre di più corpo in termini numerici per via di una situazione occupazionale che scoraggia a rimanere.  Il fenomeno, che stride ed appare in contraddizione con quello degli arrivi di migliaia di immigrati dall’est e dall’Africa, coinvolge diverse migliaia di giovani abruzzesi e dovrebbe porre in termini ultimativi il problema di un depauperamento del territorio che già influisce sulla situazione economica e sociale del¬la nostra regione. Quando nel 1965, se non vado er¬rato, venne creata l’Università “D’Annunzio” e quindi gli altri Atenei dell’Aquila e di Teramo ad opera di un consorzio di enti locali e di istituzioni bancarie, la po¬litica mostrò di avere a cuore il proposito di fermare il triste esodo umano che aveva caratterizzato la storia regionale sin dai primi anni dell’unità e soprattutto quello di preparare culturalmente e tecnicamente i giovani al modello di sviluppo che stava creando e che sarebbe durato per cinquant’anni.

Oggi invece sembra aver perso ogni consapevolezza della necessità di un raccordo serio e profi¬cuo con la cultura, con l’Università, con il mondo dell’editoria e dell’informazione e più in gene¬rale con gli intellettuali, che rappresentano un enorme giacimento non sfruttato di possibilità di crescita, direi il più importante di cui l’Abruzzo dispone attualmente. La Regione, in particolare, non va, come dovrebbe, in questa direzione, colpevolmente ignara delle ricchezze intellettuali di cui dispone sul suo territorio, della loro vitalità ed effervescenza, mostrando di non riuscire a comprendere il ruolo importante, anzi determinante, che la cultura nel suo insieme potrebbe esercitare in un momento così difficile, come quello che stiamo viven¬do. Non si spiegherebbe altrimenti perché non si salda strutturalmente alcun tipo di rapporto di collaborazione con le Università, perché non si avvale dei suoi uomini, dei suoi laboratori, dei suoi progetti; perché un progetto di rinascita dell’Aquila non possa essere affidato ad esse; per¬ché più in generale non si affidino ad esse la redazione degli studi più importanti di programma¬zione e di pianificazione in materia di urbanistica, di trasporti, di rifiuti, di economia, di energia, di organizzazione sociale e sanitaria; perché non si sia creato negli anni un percorso virtuoso con le altre istituzioni culturali e scientifiche.  Il sussiego, o peggio l’indifferenza, che la politica regionale mostra nei confronti di queste ultime è, a mio giudizio, un atteggiamento che va rimosso al più presto per il bene della Regione, dell’Abruzzo, delle giovani generazioni che qui hanno il sacrosanto diritto di vivere senza mi¬grare. Lo dissi a Chiodi nel momento in cui venne scelto come presidente e voglio ripeterglielo ancora.


*consigliere regionale PDL

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l'editoriale/ Vi spiego in confidenza perché di imbecilli il mondo è pieno

l'editoriale/ Vi spiego in confidenza perché  di imbecilli il mondo è pieno

di Giuseppe Tagliente *

-le recenti e incisive prese di posizioni dell'ex Presidente del Consiglio regionale hanno riacceso un dibattito politico spento e appiattito ma evidentemente hanno infastidito qualcuno.Ed ecco allora ripetersi una pratica,quella dell'insinuazione e del sospetto,per delegittimare e far tacere chi disturba il manovratore.Ma non sempre trovano ascolto e terreno fertile sopratutto se l'obiettivo ha cervello,cuore e buona.. penna-

L'Aquila,17 marzo.-Alludo a chi ha messo in giro la voce di un mio presunto passaggio politico altrove strumentalizzando le mie recenti critiche al governo regionale, per il quale ho chiesto (e continuerò a chiedere) un cambio di passo. Legittimamente, perchè non son di quelli che portano il cervello all’ammasso. Ad alcuni di costoro, che agiscono sempre in mala fede, non devo spiegazioni sapendo soprattutto le loro storie personali, di cui potrei parlare se soltanto potessero interessare qualcuno. Agli altri, a quelli in buona fede, dico che avrebbero potuto verificare semplicemente chiedendo spiegazioni al sottoscritto. A loro avrei detto che, concependo da sempre la politica come ricerca di soluzioni e di progetti, come sforzo intellettuale, come attualizzazione di principi e di valori nella società che cambia, non smetto mai di interrogarmi e di confrontarmi. Il che non significa cambiar casacca ma semplicemente rifiutarsi di indossare una livrea. Che risulta sempre stretta, specialmente quando limita la libertà di conoscenza e di coscienza. Per temperamento, per convinzione maturata con gli studi, per esperienza di vita ho sempre cercato di rifuggire, anche negli anni bui degli anni di piombo nei quali son cresciuto, da ogni forma di tentazione ideologica nella ferma convinzione che sono le concezioni della vita (non le ideologie) che devono accompagnare gli uomini e che, in politica soprattutto, non devono esistere gabbie o confini al confronto ed alla discussione. Tanto più oggi che la società cambia, repentinamente, e s’allunga e s’allarga in continuazione ed i criteri di interpretazione delle dinamiche sociali vanno verificati ed aggiornati costantemente in funzione della ricerca di risultati concreti di miglioramento e di sviluppo civile. Se oggi, con la sofferenza intima che può immaginare soltanto chi vive la politica con passione e con tormento, sono tornato a farmi sentire pubblicamente, non è certo perché ambisco o magari ordisco, ma perché la mia coscienza mi detta così, perché mi rifiuto di vedere un centrodestra tanto alla deriva in questo Abruzzo, perché lo vedo timido ed isolato, incapace di fare autocritica, di capire, di rapportarsi, di allearsi, di esprimere una progettualità di governo nel momento in cui i dati forniti ultimante dal Cresa testimoniano un pericoloso arresto della crescita e dell’occupazione nel 2011. Perchè non posso concepire di vedere andare in frantumi i sacrifici, i sogni, le aspettative maturate in tanti anni d’impegno, sacrificati per di più nella prospettiva dell’antipolitica che sta prendendo purtroppo drammaticamente piede. Ad onta dei maligni e degli stupidi (la cui mamma è notoriamente sempre incinta) continuerò ad andare avanti lungo questo percorso, senza tentennamenti, con coraggio e senza rimpianti che, come soleva dire Gabriele d’Annunzio, sono “il vano pascolo di uno spirito disoccupato” Giuseppe Tagliente (h. 9,30)

 

* Consigliere regionale Pdl

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L'editoriale/ Non come Del Turco, per piacere.

L'editoriale/ Non come Del Turco, per piacere.

di Giuseppe Tagliente *

- L'ex Presidente del Consiglio regionale torna ad incalzare la Giunta  e la maggioranza politica che la sostiene. Si può,si domanda, continuare a rinviare decisioni (quando mancano non due anni, come si dice incautamente, ma un anno pieno, si e no, alla fine della legislatura) riguardo alla organizzazione ed alla gestione del personale mentre si appalesa, alla luce delle cronache giudiziarie, che non c’è un raccordo virtuoso (di effetti) con la struttura burocratica? -

L'Aquila,9 marzo - Mi stupisce che qualcuno tra i colleghi della maggioranza che sostiene Chiodi, abbia potuto pensare (e dire) che le mie recenti prese di posizione e soprattutto la richiesta d’una verifica e d’un rimpasto di giunta, siano dettate dal desiderio di ricavarmi un posticino nella stanza dei bottoni. Chi l’ha pensato (e detto) evidentemente non mi conosce, ignora la mia storia politica e non riesce quindi nemmeno ad immaginare che l’unico desiderio che mi anima in questo frangente è di dare la sveglia alla politica regionale ed al centrodestra in particolare nel tentativo di non disperdere e di consegnare ai giovani un patrimonio di valori, di progetti e di ambizioni nutrite in tutta una vita d’impegno sin dagli anni dell’università.

A questi stupidi ed ignoranti (nel senso di persone che stupiscono e che ignorano) vorrei segnalare che se Del Turco avesse avuto intorno a sé persone animate dagli stessi sentimenti, le quali lo avessero richiamato in tempo per i suoi atteggiamenti solipsisti, saccenti ed arroganti, che lo avevano isolato dalla sua maggioranza e dalla realtà effettuale, probabilmente non avrebbe fatto la fine che ha fatto, evitando a se stesso, alla sinistra ed all’Abruzzo una serie infinita di guai.

Su queste premesse voglio quindi aggiungere qualche altra provocazione anche all’esito di quella ch’è stata definita una riunione di maggioranza e che invece è stata in pratica un incontro di un paio d’ore al quale hanno fatto difetto location, analisi e conclusioni. Soprattutto la conclusione più ovvia, direi logica, di avviare una discussione ed un confronto a 360 gradi sullo stato dell’arte dell’azione di governo in Abruzzo. Cosa abbia indotto a scegliere di non sciogliere i nodi sul tappeto (alcuni lucidamente esposti anche dal capogruppo Venturoni e dal coordinatore Piccone) non saprei, anche se immagino che abbiano pesato sul rinvio sospetti ed ancor più comprensibili timori di fibrillazioni in vista delle amministrative di maggio, ma sono convinto che si sia commesso un errore, perché un clima diverso da quello che si respira invece aiuta in occasioni elettorali come queste sulle quali influiscono fatalmente le iniziative ( o peggio l’assenza d’iniziativa) della Regione.

Si può pensare che non abbiano influenza sul voto ( o sul non voto) decisioni sulla sanità, sull’urbanistica, sul turismo, sugli organismi locali (consorzi, ater , ambiti) sul personale, sui rifiuti? Si può mai ritenere che non condizionino il giudizio degli elettori la mancanza di strategie (o la verifica di quelle ipotizzate) discusse, partecipate e condivise riguardo ad argomenti importanti come le discariche dei rifiuti, sui quali le opposizioni incalzano? Si può continuare a rinviare decisioni (quando mancano non due anni, come si dice incautamente, ma un anno pieno, si e no, alla fine della legislatura) riguardo alla organizzazione ed alla gestione del personale mentre si appalesa, alla luce delle cronache giudiziarie, che non c’è un raccordo virtuoso (di effetti) con la struttura burocratica? La lista delle doléances è lunga, come l’attesa di un riscontro che tarda ad arrivare ma nel quale voglio continuare a credere. (h.13,30)


* Consigliere regionale PDL

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editoriale/La sveglia è suonata, ma non basta

editoriale/La sveglia è suonata, ma non basta

di Giuseppe Tagliente *

- nei giorni scorsi l'ex Presidente del Consiglio regionale,oggi Consigliere regionale del Pdl, aveva rivolto a Chiodi una garbata critica sui tempi troppo lenti relativi all'attuazione del programma del 2008.Ne è nato un dibattito intenso e vivace. Perchè? -


L'Aquila,2 marzo - Non credevo di finire sulle prime pagine di tutti i giornali per le affermazioni contenute nella nota indirizzata a Chiodi, pubblicata la settimana passata su queste colonne, né tanto meno di dare uno spunto a Sergio Baraldi, direttore de Il Centro, per il suo editoriale della domenica, che i lettori possono ritrovare a pagina 4. Del resto, non mi pare di aver detto nulla di trascendentale o di particolarmente originale rispetto a quanto si dice da tempo negli ambienti politici ed imprenditoriali che rimproverano al governo regionale ritardi ed omissioni sulla tabella di marcia fissata nel programma elettorale del 2008 ed un metodo di governo che non si può definire improntato alla partecipazione ed al confronto con le parti sociali. Tanto clamore si giustifica allora per una sola ragione: perché a scrivere ed a dichiarare pubblicamente queste criticità è stato un rappresentante della stessa maggioranza che sostiene Chiodi e forse perché anche altri che ne fanno parte si sono riconosciuti in esse. Se questo è, se la pietruzza che ho lanciato è servita a creare appena qualche cerchio nell’acqua stagnante dell’amministrazione regionale, ne sono contento.

Il torpore non giova, alimenta la rassegnazione, spegne le passioni, crea malumore, distoglie dagli obiettivi individuati, impedisce di cogliere le novità e le emergenze ed il governo della Regione da tempo, certo ancor prima che mutasse la situazione politica ed economica nazionale, era in affanno per mancanza di vitalità, di dialettica interna, di confronto tra le componenti istituzionali, di elaborazione culturale e quindi per carenza di un progetto rapportabile ad una realtà in continua trasformazione. Da mesi invocavo inutilmente una scossa, un segnale di discontinuità, una verifica politica, e spero che adesso qualcosa possa accadere finalmente. La sveglia è suonata, ma non basta ancora se non fa sentire la sua voce anche il partito che sostiene il governo regionale, il Pdl, che pure sta mostrando nei congressi celebrati o celebrandi di non aver capito la lezione dei tempi e di attardarsi in rituali autoreferenziali ed in esibizioni ginnico-muscolari che non interessano più alla gente.(h.13,30)

* Consigliere regionale PDL

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Tagliente (Pdl) scrive a Chiodi ''Ora subito una verifica in Regione''

Tagliente (Pdl) scrive a Chiodi ''Ora subito una verifica in Regione''

Il Consigliere azzurro ha rotto gli indugi ed ha scritto a Chiodi perchè avvii iniziative politiche concrete, in primis una verifica politica, in una fase di stagnazione del dibattito politico e alla vigilia di scelte importanti. Ma per gli osservatori politici abruzzesi guardano a questa mossa e s'interrogano se siamo in presenza di una svolta clamorosa-


L'Aquila,22 febbraio. La politica abruzzese è entrata in fibrillazione. L'ex Presidente del Consiglio regionale Giuseppe Tagliente (Pdl), nella foto, ha preso carta e penna ed ha scritto al Governatore Gianni Chiodi per avviare subito una verifica politico-programmatica  sul lavoro portato avanti dal Governo regionale e su quello che  resta da fare. E l'iniziativa di Tagliente s'inserisce in un momento di grande confusione del dibattito politico che nelle ultime settimane sembra essersi appiattito."Se scrivo nel giorno delle Ceneri -si legge nella lettera di Tagliente- un motivo pure ci sarà e lascio a Te d'intenderlo, premettendo però che questo mio intervento – l'ultimo d'una lunga serie iniziata sin dall'inizio di questa legislatura – non ha intenti moralistici né pretese didascaliche e men che meno di carattere personale. A spingermi a battere queste poche righe è invece la consapevolezza che da troppo tempo la politica abruzzese e l'azione del governo regionale è in quaresima e necessita di una scossa forte e salutare. Ritengo che prendere da parte tua (e della maggioranza che ti sostiene) in seria considerazione l'iniziativa di avviare una verifica sullo stato di attuazione del programma presentato agli elettori nel 2008 e sul grado di efficienza mostrato dalla Giunta regionale possa rispondere a questa esigenza. Non avvertire le pressioni che salgono in questa direzione dalla società abruzzese ed i segnali di insofferenza che si manifestano all'interno della compagine di maggioranza e del gruppo consiliare, facendo finta che tutto fila magnificamente bene, non fa bene né al centrodestra né all'Abruzzo. Cordialmente. Giuseppe Tagliente" (h.17,00)

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L' Abruzzo e 'il Patto' che non c'è

L' Abruzzo e  'il Patto' che non c'è

di Giuseppe Tagliente *

- era stato annunciato ad Aprile com eun fatto politico straordinario per la migliore utilizzazione delle risorse finanziarie disponibili.Poi molti dei soggetti sottoscrittori si sono disimpegnati mentre ora infuria la polemica anche sul ruolo dei parlamentari.La politica intanto non si vede  e l'esigenza di una verifica di maggioranza si fa forte-

L'Aquila, 16 febbraio.-L'idea era apparsa subito buona a tutti ed innovativa soprattutto: riunire tutte le parti del mondo della produzione e del lavoro intorno ad un tavolo e ad un documento di rispettivi impegni inaugurando una nuova stagione politica all'insegna della concertazione, della condivisione e dell'assunzione di reciproche responsabilità. Sto parlando del cosiddetto Patto per l'Abruzzo, firmato nell'aprile dello scorso anno, che ha messo per la prima volta d'accordo governo regionale, partiti di opposizione (almeno il maggiore di essi), sindacati, associazioni di categoria, banche ed università nell'individuazione delle priorità da perseguire per trarre l'Abruzzo dalla stagnazione e rimetterlo sulla carreggiata dello sviluppo.

In particolare nel ritenere che questo obiettivo si possa cogliere mediante l'utilizzazione delle risorse finanziarie disponibili, in primis i Fondi per le aree sottosviluppate (Fas), in favore di scelte ritenute strategiche come ad esempio il finanziamento di importanti infrastrutture, dei contratti di proroga per Sevel e Micron, della proroga degli ammortizzatori sociali per il 2012, della realizzazione della zona franca dell'Aquila terremotata e degli interventi previsti nel Master Plan. Purtroppo però, a circa un anno dalla presentazione, il Patto non ha dato i risultati sperati ed ha anzi deluso gran parte dei sottoscrittori a causa delle incertezze manifestate, della virtualità dei finanziamenti e dei continui rinvii del tavolo, l'ultimo dei quali s'è avuto proprio lunedi 13 febbraio. Ne fanno fede la presa di distanza di alcune organizzazioni di categoria (Cna,Confesercenti e Confartigianato), le quali hanno dichiarato che il Patto "ha perso molti dei contenuti originari", e l'insofferenza di Confindustria e dei sindacati che rimproverano ritardi ed "omissioni colpevoli". Un colpo di grazia alla credibilità dell'Accordo lo sta dando poi in questi giorni la polemica sulla partecipazione al tavolo di concertazione dei parlamentari abruzzesi, che ha introdotto, sarebbe più esatto dire scatenato, elementi di rivalità politica ed elettorale di cui non si sentiva francamente il bisogno. Insomma il Patto langue e con essa la politica regionale che si mostra incapace di dar seguito anche all'unica buona intuizione che ha saputo manifestare in questo scorcio di legislatura. Dovrebbe manifestare preoccupazione, anche per il peggioramento del Pil abruzzese, mostrare inquietudine, ansia, capacità critica, voglia di discutere, di rimettersi in discussione, di rimuovere i meccanismi e le incrostazioni che la inchiodano, di sciogliere nodi che permangono, come quelli della riforma della macchina amministrativa e di tutta la governance regionale (Consorzi, Ambiti, Agenzie), dei servizi pubblici (Trasporti, Acqua, Rifiuti, Energia), del riassetto del territorio, ma invece no, la politica non si vede. Dovrebbe, a tre anni esatti dall'inizio della legislatura, aprire una verifica a 360° sull'operato della maggioranza di governo e operare i correttivi che necessitano, senza far finta che tout va très bien, madame la marquise, ma invece non si percepisce. E forse non c'è. (h.14,00)

 

* Consigliere regionale Pdl

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