Martedi, 17 gennaio 2017

Jamm’mò: le due giornate di Sulmona, 2 e 3 febbraio 1957 (6)


2017/01/11 10:390 comments

 L’orgoglio di una città ferita dall’ennesima spoliazione: quella del Distretto Militare hanno dato vita a pagine di storia fondamentali per il Centro Abruzzo portate alla luce attraverso la ricerca negli Archivi di Stato e lo studio attento del fenomeno. Eppure ci si chiede con insistenza: cos’è cambiato da queste parti  dopo  sessant’anni ?

sulmona-jmm-moSulmona, 11 gennaio.- La rivolta a questo punto divampa in ogni luogo della città anche in Piazza Garibaldi in prossimità finanche dei Cordoni con la folla che inferocita ormai è pronta a tutto; Sulmona e la Valle Peligna hanno delle difficoltà di natura economico lavorativa e la soppressione del Distretto Militare è chiaramente un colpo di grazia alle già precarie realtà economiche del territorio. Dopo otto ore lunghissime con il Prefetto asserragliato all’interno di Palazzo San Francesco, si decide di farlo uscire a bordo del mezzo blindato per condurlo nella vicina Caserma dell’Arma dei Carabinieri; non è difficile immaginare quale reazione si determina.

Urla, lancio di oggetti, di pietre, di tegole, minacce, ingiurie, tentativi di bloccare il percorso del mezzo, scontri con le Forze Armate e dell’Ordine in assetto antisommossa e di guerra. Successivamente alle ore 19:30 dalla Caserma dell’Arma dei Carabinieri si prende la decisione di scortare il Prefetto sempre all’interno di un mezzo blindato e le Forze dell’Ordine fanno da scorta sino a Popoli, dalla quale il Prefetto Ugo Morosi parte alla volta dell’Aquila.

 La notizia della partenza del Prefetto  e la riuscita di farlo partire per Aquila lasciando  Sulmona determina ancor di più la reazione violenta da parte dei cittadini. Gli scontri fra dimostranti e Forze dell’Ordine aumentano sempre più con azioni di prima linea che vedono ancora lancio di sassi, tegole, addirittura vengono divelti i tombini per procurarsi altri oggetti da poter scagliare contro le Forze dell’Ordine.

 Si invade persino il Palazzo sede della Pretura con la rivolta che assume le realtà di una vera e propria guerra civile: si inneggia contro lo Stato e le Istituzioni al grido di Jamm’mò (andiamo ora). Intanto si chiedono ulteriori rinforzi ma la popolazione ha già compreso l’eventuale ulteriore arrivo di reparti e procede a bloccare le vie d’accesso di Sulmona dando persino fuoco alle barricate. Le Forze dell’Ordine rispondono ancora con un massiccio lancio di lacrimogeni con l’obiettivo di far disperdere la folla dei rivoltosi. Uno dei blocchi fondamentali viene allestito dai dimostranti al Ponte di San Panfilo mediante l’utilizzo di alberi e tronchi successivamente dati alle fiamme; dopo alcune ore le Forze dell’Ordine riusciranno a spegnere le barricate in fiamme alle ore 24:00. Si giunge in una fase di calma ma è solo apparenza.

sulmona-jamm-mo3 Intanto le Forze  dell’Ordine predispongono il servizio di vigilanza e di sicurezza del Distretto Militare, dell’Ufficio PP.TT., di via Mazara ove è ubicato il Palazzo Comunale, del Tribunale, della Caserma dell’Arma dei Carabinieri, chiudendo i due imbocchi di via Mazara e stabilendo il quartier generale nella Caserma dell’Arma dei Carabinieri. Gli scontri di prima linea riprendono senza sosta con i rivoltosi che attaccano ancora le Forze dell’Ordine con i reparti della Celere che rispondono alle ostilità mediante l’uso di lacrimogeni e manganelli.

 Si organizzano barricate anche lungo Corso Ovidio, al Quadrivio, in Piazza del Carmine, a piazza XX Settembre con la popolazione che decide di attaccare persino i mezzi delle Forze dell’Ordine mediante l’uso di bastoni e persino picconi, distruggendo i mezzi  e cercando persino di incendiarli in una guerriglia senza sosta, con gli scontri che proseguono anche nel corso della notte con la folla che non desiste nella maniera più assoluta nella sollevazione; sassaiole, lancio di oggetti contro le Forze dell’Ordine, con i Sulmonesi ancora arroccati sui tetti dei palazzi del centro storico e del Liceo Ovidio. In Piazza del Carmine e al Quadrivio di Via Mazara i dimostranti accendono i falò con l’intento di creare ostacolo ai mezzi delle Forze dell’Ordine in particolare agli autoblindo.

 

A Piazza XX settembre si hanno scontri fra dimostranti e Forze dell’Ordine che vedono l’attuazione dei caroselli delle Forze dell’Ordine.

Si avranno molti feriti: settanta Carabinieri e tre ufficiali, 137 Guardie di P.S., 22 civili medicati in ospedale, un ricoverato con prognosi di venti giorni per ferita di arma da fuoco, ed il bilancio dei feriti e contusi aumenta con il trascorrere delle ore, con gli scontri che continuano senza sosta.

Si utilizzano i vicoli in quanto impervi ai mezzi delle Forze dell’Ordine. Siamo in Democrazia nell’Italia Repubblicana, quella Demos che tanto è costata in termini di vite umane, ferimenti, sofferenze per ottenerla, Democrazia che avrebbe dovuto porre la parola fine alle violenze, soprusi, privazioni, spoliazioni. Invece, come per un maleficio e sortilegio sinistro, anche durante la storia repubblicana abbiamo giornate tristi ed angosciose di ribellioni, violenze, feriti e contusi; è ciò che accade nella incantevole città di Sulmona sabato due e domenica tre febbraio 1957, in una sollevazione cittadina unita, ferma, decisa. Giovani e meno giovani, persino persone anziane, uniti tutti dalla dignità e dall’orgoglio di essere cittadini di Sulmona e della Valle Peligna. Dall’una e dall’altra parte vi sono giovani appartenenti alle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate e facenti parte dei gruppi di rivoltosi, che la politica ancora una volta metterà gli uni contro gli altri in queste Due Giornate di Sulmona.

sulmona-jamm-mo2Il Marchese Panfilo Mazzara guarda con mestizia e costernazione quanto sta accadendo nella sua Sulmona, città che ha sempre amato e guidato con onestà, serietà, senso del dovere e delle Istituzioni. Una figura la sua leggendaria assieme a tutti coloro che o componenti dei Consigli Comunali, oppure del Comitato Cittadino di Difesa, ovvero delle Commissioni recatesi a Roma per affrontare e risolvere la questione del Distretto Militare, rappresentano un intramontabile esempio di serietà, rettitudine, identità Sulmonese imperitura, consegnata alla storia contemporanea della città Ovidiana; cittadini che son stati sin dall’inizio di questa memorabile vicenda sempre in prima linea senza indietreggiare mai un solo istante, dando alla città ed alla Società Civile ciò che hanno potuto con una fedeltà ed audacia che non sono mai mancate.

 La rabbia della popolazione sembra essere inarrestabile: si inneggia contro tutto e tutti per altro colpo durissimo inferto alla città di Sulmona e al Suo territorio con la soppressione del Distretto Militare. La protesta con il trascorrere delle ore inizia a scemare anche se il bilancio dei contusi e dei feriti è elevato. Sulmona nonostante la forte sollevazione popolare inizia lentamente a tornare alla calma e, con il trascorrere delle ore, l’ordine pubblico torna quasi alla normalità. Le Forze dell’Ordine prontamente informano e mantengono alta la guardia.  Sulmona ha l’atmosfera di una prima linea di guerra, immagini queste che resteranno per sempre nella memoria collettiva e nella storia della città di Sulmona.             (segue)

Andrea Pantaleo

Fonte dei Documenti Archivio Di Stato di Aquila Prefettura Aquila Atti di Gabinetto II vers. b n 55, b n 204, b n 205 ed Internet per la foto L’Unità

 

 

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