Politica

Jamm’mo lancia la vertenza unica delle aree interne e denuncia “basta spoliazioni”

Sulmona, 3 dicembre- Rilanciare le aree interne, porre freno alle continue spoliazioni e ridare slancio a un territorio sempre più depresso. Questi i temi affrontati lo scorso 30 novembre dall’Associazione di promozione sociale Jamm’mo, in occasione dell’assemblea del Centro Abruzzo, che si è tenuta all’Auditorium del Vescovado e che ha visto la presenza di numerosi cittadini e associazioni.

L’associazione ha dato il via alla costruzione della Vertenza unica del territorio, che vive una delle  crisi socio economico più importanti dal dopoguerra. Numerosi gli interventi, che hanno fatto un’analisi lucida e dettagliata della crisi che sta vivendo il centro Abruzzo, formulando allo stesso tempo possibili soluzioni.

“Jamm’ mo’”, ha detto in apertura di lavori il presidente dell’associazione Giuseppe Massaro, “non è altro che un sentimento di rivalsa che accomuna tanti cittadini rispetto a un destino di declino  territoriale che sembra ormai segnato”.

Un invito a mettere da parte i litigi e a unirsi per una concertazione è stato lo storico Antonio Pantaleo che, nella sua ricostruzione dei processi socio economici e industriali del territorio, ha spiegato che “la concertazione è diventata una chimera alla luce di quelle diatribe e discussioni sterili che alla fin fine non portano a nulla … Questo movimento Jamm’ mò spero tanto sia promotore di quelle iniziative che creino finalmente un inversione di tendenza e che riportino questa città ad una sua posizione decorosa, dignitosa non solo nell’ambito dell’Abruzzo ma anche in chiave nazionale”.

I dati dello spopolamento del territorio parlano chiaro. Nel 1861 Sulmona contava 14533 abitanti, nel 1961 circa 22 mila residenti, una crescita esponenziale supportate da quelle attività che avevano fatto di Sulmona un centro dignitoso non solo dal punto di vista economico ma anche per quel che riguardava la sua storia, cultura e le sue tradizioni. Nel dopo guerra le attività preminenti per Sulmona erano gli uffici, l’apparato militare anche una certa  forma di industrializzazione che faceva sentire il proprio effetto nello stabilimento del Monte Catini di circa 2 mila unità. Nel 1972 Sulmona aveva una  popolazione operaia pari a  5 mila unità. Oggi, invece, i lavoratori dell’industria non superano le 1000 unità, con una perdita complessiva di oltre 4 mila lavoratori delle industrie. Anche l’Ospedale Civile di Sulmona inaugurato il 18 dicembre del 1960 fu  promosso a seconda categoria paragonabile al 1° livello con un’occupazione di 600 unità multi professionali.

L’ Avv. Lando Sciuba Presidente Onorario della Fondazione Capograssi ha ribadito chiaramente che Sulmona e il suo Territorio sono in agonia “non solo perché si sta accentuando un processo di degrado attraverso la spoliazione di servizi, strutture ed enti ma perché non si percepisce una reazione da parte della collettività dei residenti che avrebbero tutto l’interesse e il dovere morale di contrastare e scendere in campo. E’ importante rilanciare le iniziative private in settori strategici come Turismo ed Agricoltura. Le nostre strutture come l’Ospedale stanno perdendo la fiducia, le nostre scuole si stanno smarrendo perché non è concepibile che una istituzione come il liceo Ovidio di Sulmona sia chiuso da dieci anni. Il tribunale di Sulmona presenta una serie di dati negativi che dovrebbe giustificare il riconoscimento della indeclinabile conservazione. Stiamo cadendo precipitando nel vuoto e il Comune di Sulmona è l’esempio eclatante dell’incapacità di amministrare una fase emergenziale come questa”.

Il Dott. Aldo Ronci, ricercatore in campo economico ribadisce che negli ultimi cinque anni, Sulmona è passata da 24.969 abitanti del 31 dicembre 2013 a 23.861 abitanti al 31 dicembre 2018, perdendo 1081 abitanti e registrando il peggior risultato fra i Comuni Abruzzesi con più di 15.000 abitanti; bisogna aggiungere che nel 2019 le cose sono purtroppo peggiorate considerato che nei soli primi sei mesi dell’anno la flessione degli abitanti ha registrato il record di 266 abitanti in meno che si tradurranno nell’intero anno 2019 in 500 abitanti in meno. Rassegnarsi o Mobilitarsi? L’unica strada percorribile per affrontare le problematiche del Territorio Peligno è la MOBILITAZIONE GENERALE  attraverso l’unità di intenti e la determinazione da parte di tutti. In campo politico tale obiettivo si può raggiungere se la Regione riconosca il Centro Abruzzo come una delle Aree Urbane Funzionali (FUA) individuate da uno studio del dipartimento di Architettura dell’Università G. D’Annunzio coordinato dal Prof Mascarucci. Bisogna tornare ad essere al Centro dell’attenzione delle scelte Regionali in tutti i Campi, (Politico, Sindacali ed Imprenditoriali).

Il Dr. Mauro Gabrielli Dirigente medico presso l’Ospedale di Sulmona ha evidenziato diverse peculiarità del territorio quali la sismicità di primo livello, un super Carcere di importanza Europea e l’orografia del territorio con vie di comunicazioni scarsamente rappresentate ciò, ha evidenziato lo stesso, “determina la necessità di avere a Sulmona un Ospedale di 1° Livello capace sia di fronteggiare l’acuzie ma anche di esseri pronti a reagire in loco ad eventi catastrofici. Si è riconfermata la necessità di una Specializzazione del Presidio Ospedaliero con la branca Ortopedica e Fisiatrica funzionalmente integrata con la Clinica San Raffaele ma soprattutto parlando del Punto nascita di Sulmona si è ribadito ancora una volta che il numero di parti è stabile sui 200 parti circa anno rispetto al decremento attuale del numero di parti delle unità operative  di Ostetricia e ginecologia di Avezzano e L’Aquila. Si è anche proposto un collegamento funzionale fra il Centro di Infertilità di secondo livello dell’Aquila e l’unità operativa di Ostetricia e ginecologia di Sulmona sia per incrementare significativamente il numero di parti che avere una mobilità attiva”.

Il Dr. Roberto De Santis, medico di medicina generale ha ribadito la scarsa attivazione della medicina territoriale come AFT e UCCP capace di assolvere le problematiche della patologia cronica e ridurre gli accessi verso il Pronto Soccorso ma anche migliorare la gestione dei pazienti con problematiche importanti attivando le RSA sul territorio ancora privo di tale strutture.

Walter Picchiarelli in qualità di imprenditore ha ribadito la necessità di incidere sulla cittadinanza al fine di modificare in maniera sostanziale l’indirizzo politico attuale in un nuovo metodo che porterebbe a una modifica sostanziale dei processi politici. Richiama l’attenzione al fine di una folta partecipazione di tutti ma soprattutto sedersi sui tavoli che contano al fine di modificare il destino dei territori interni.

A chiudere il dibattito è stato Marcello Ferretti, segretario Territoriale Uil Fpl impegnato in numerose Vertenze del Territorio. “Ritengo che il messaggio di rilanciare la Vertenza del Centro Abruzzo”, ha detto Ferretti, “sia la direzione giusta ed auspicabile in vista delle gravi criticità che affliggono il territorio. Bisogna recuperare uno spazio politico più ampio che corrisponde con l’area del Centro Abruzzo, perimetro naturale di medesime condizioni socio economiche. Per questo è necessario riaprire al dibattito, al confronto e la concertazione attraverso una mobilitazione di tutte le forze, società civile, parti sociali e forze politiche del territorio. L’obbiettivo è quello di unire il Territorio e Jamm’ mò lancia un messaggio di estrema importanza. Non è più possibile continuare a gestire le criticità in maniera frammentaria continuando nella logica delle tifoserie di parte. Tutto ciò sta determinando una spirale irreversibile di spoliazioni con ripercussioni negative sul tessuto socioeconomico. Tagliare servizi  significa contrarre diritti ed è per questo necessario uno scatto d’Orgoglio nella logica della dignità e dell’ uguaglianza di tutti i cittadini”.Nel dibattito sono arrivate tante proposte da parte delle numerose associazioni intervenute.

Mario Pizzola leader del movimento ambientalista ha evidenziato l’importanza di unirsi contro l’insediamento della centrale SNAM che determinerebbe un ulteriore danno alla collettività del comprensorio. Lo stesso ha ribadito che non ci può essere alcun rilancio senza preservare l’ambiente e le sue peculiarità.(h. 14,00)

 

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