Mercoledi, 11 gennaio 2017

Jamm’ mò: le due giornate di Sulmona, 2 e 3 febbraio 1957 (5)


2017/01/08 13:210 comments

 Sessanta anni fa la città scese in Piazza  per ribellarsi alla decisione della soppressione del Distretto Militare.  La solidarietà del territorio, la condizione socio-economica  difficile di Sulmona e del Centro Abruzzo e l’orgoglio di un’intera comunità ormai stanca di subire mortificazioni e spoliazioni. A distanza di tanti anni cosa è cambiato in questa nostra realtà?

 

sulmona-jamme-moSulmona,8 gennaio -In data primo febbraio il Prefetto di Aquila Dott. Ugo Morosi telefona al Sindaco dimissionario Marchese Panfilo Mazzara per comunicare Lui che giungerà il giorno due febbraio a Sulmona, anche per porgere una visita ufficiale a Sua Eccellenza Monsignor Luciano Marcante, Vescovo della Diocesi di Sulmona Valva. Panfilo Mazzara consiglia al Prefetto di non venire in città in quanto la situazione è esplosiva con manifesti inneggianti contro la Sua persona che sono stati affissi in molti punti della città. Il Prefetto intende assolutamente ripristinare l’ordine pubblico e la Sua autorità, ed ovviamente l’intento è anche quello di ristabilire il prestigio e l’autorità dello Stato Italiano, il quale provocherà una sollevazione di un’intera città e della sua Società Civile, alla quale si uniranno altri cittadini giunti dai paesi limitrofi appartenenti alla Giurisdizione del Distretto Militare.

La notizia che il Prefetto giungerà a Sulmona compie nell’immediatezza il giro della città e la popolazione non accetta questa decisione da parte dell’Autorità Prefettizia; molti dicono che questa visita equivale ad un affronto senza possibilità di giustificazioni. Le Forze dell’Ordine intanto mantengono la guardia e la mattina del due febbraio 1957 l’Autorità di Pubblica Sicurezza si reca incontro al Prefetto al fine di accompagnarlo nell’ingresso in città. Il Prefetto non desiste nella maniera più assoluta e manifesta una chiara intransigenza nella Sua decisione di recarsi in visita a Sulmona. La macchina fa il Suo ingresso lungo viale Roosevelt per giungere in Piazza Carlo Tresca dove vi è il Vescovado; una folla intanto si è accalcata dinnanzi l’ingresso del Palazzo Vescovile ed inizia a inveire contro il Prefetto: volano parole grosse, gli si dice di andare via dalla città, qualcuno aggiunge “non ti vogliamo qui”.

sulmona-jamme-mo3Per le Forze dell’Ordine è un momento di gran tensione; quest’ultime riescono a mantenere la calma e a tenere saldo l’ordine pubblico. All’uscita alle ore 11:00 il Dott. Ugo Morosi viene accolto ancora da insulti, fischi, molti tentano di avvicinarsi alla macchina: si vivono minuti di una tensione indescrivibile; si grida ancora al Prefetto di andarsene, di lasciare la città immediatamente.

L’auto con a bordo il Prefetto percorre viale Roosevelt facendo intuire di aver preso la decisione di tornare ad Aquila, ma immediatamente percorrendo la Circonvallazione evitando di transitare lungo Corso Ovidio, il Prefetto giunge a Palazzo San Francesco sede del Comune. Il Dott. Ugo Morosi giunge all’interno di Palazzo San Francesco, sede delle Assise Comunali, al cui interno vi è il Sindaco, la Giunta Municipale, ed un gruppo di circa 50 persone: non mancano contestazioni. Le Forze dell’Ordine aprono un varco lungo il corridoio al fine di consentire al Prefetto di entrare nella Sala Consiliare. Il portone del Palazzo Comunale viene chiuso all’accesso e si predispone il servizio di sicurezza all’esterno del palazzo formando un cordone di protezione: la situazione è davvero tesa. Lungo Via Mazara intanto la folla diventa sempre più minacciosa e il numero aumenta sempre più, giungendo alle quattromila, cinquemila persone, assiepate anche lungo via Carrese; si decide di rafforzare il servizio d’ordine pubblico chiedendo rinforzi. Il Prefetto Ugo Morosi enuncia la seguente affermazione: “me ne andrò dopo che saranno andati via loro”.  La situazione inizia a degenerare con la folla che tenta di forzare il cordone di protezione al fine di  giungere al portone del Palazzo Comunale, con l’intento di fracassarlo al fine di accedere dentro e salire nella sala consiliare. Viene chiesto anche l’intervento delle Forze Armate con l’Esercito che giunge assieme ad altri reparti di Carabinieri provenienti dalle località vicine a Sulmona.

sulmona-jamme-mo4Volano parole grosse, insulti di ogni tipo, alcuni chiedono che il Prefetto venga consegnato loro: la situazione è davvero in un’atmosfera che evoca le Cinque Giornate di Milano e il Risorgimento Italiano. Si pronuncia la parola “Resistenza” resistere ad ogni costo contro la spoliazione del Distretto Militare della Città. I dimostranti tentano ancora di forzare il blocco delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate, per deflagrare il portone d’ingresso del Palazzo Comunale. Il Prefetto intanto è all’interno e, intuendo che l’ira della popolazione è motivata dalla sua presenza a Sulmona, decide di far ritorno nella città di Aquila, ma il dilemma ora è come farlo uscire dal Palazzo Comunale garantendo la sua incolumità personale.

Fuori ci sono almeno quattromila, cinquemila persone  fra Via Mazara, Via Carrese, la Rotonda, pronte e decise a tutto. Il Sindaco Marchese Panfilo Mazara, assieme ad altri cittadini ed ufficiali militari, si affaccia alla rotonda cercando con ogni mezzo a Sua disposizione di calmare la folla dei dimostranti, ma ormai la situazione è degenerata in un’ira collettiva, in una rivolta che non si arresta. Intanto all’interno del Palazzo Comunale le Autorità di Pubblica Sicurezza decidono il da farsi: si ipotizza l’idea di far salire il Prefetto all’interno di una camionetta al fine di condurlo nella Caserma dei Carabinieri, per poi farlo tornare ad Aquila

sulmona-jamme-mo2Si tenta più volte di attuare la decisione ma ogni tentativo risulta vano: la folla non consente alla camionetta di percorrere il tragitto di Via Mazara; poche centinaia di metri da percorrersi sono un’infinità. Si cambia disposizione e si decide di impiegare per l’operazione di uscita del Prefetto un mezzo autoblindo dell’Arma dei Carabinieri, considerando che intanto le notizie riferiscono che in città si son bloccate le strade di accesso al fine di non consentire al Prefetto di lasciare la città Ovidiana. Intanto nel vicino Istituto Tecnico Commerciale gli studenti sono entrati con l’intento di procurarsi oggetti per attaccare; iniziano a lanciare tegole, pezzi di legno divelti dalla rottura dei banchi, pietre infrangendo i vetri del Palazzo Comunale. Intanto in altri punti della città vicini a Via Mazara quali la Rotonda, sede di un ingresso secondario del Comune, la folla si è radunata per bloccare tutte le vie di fuga al Prefetto; anche Piazza del Carmine è presidiata dai rivoltosi, mentre le Forze dell’Ordine predispongono il servizio di sicurezza anche alla Rotonda. Si chiedono ancora rinforzi in quanto la situazione inizia a diventare ingovernabile.

A Sulmona giungeranno in queste due giornate Sulmonesi altri reparti di Carabinieri e Polizia di Stato da Popoli, Aquila, Pescara, Avezzano, Chieti Senigallia, Roma, costituendo un imponente servizio di Forza Pubblica, oltre alle Forze Armate con i militari del 46° Reparto Reggimento Fanteria. Intanto alcuni dimostranti salgono sul tetto del Liceo Classico Ovidio sito in Piazza XX Settembre e iniziano a lanciare tegole prese dal tetto, pietre ed altro ancora; nel cielo vola di tutto tranne gli uccelli. Le Forze dell’Ordine rispondono con un massiccio uso di lacrimogeni, determinando un fumo così fitto, una nebbia che, in alcuni punti del centro storico, non consente di vedere nemmeno a due metri di distanza. (segue)

 Andrea Pantaleo

 

(Fonte dei documenti: Archivio di Stato di Aquila Prefettura Aquila Atti di Gabinetto II vers. b n 55, b n 204, b n 205 e internet per la foto L’Unità)

 

Leave a Reply


Trackbacks