Editoriale

Io speriamo che me la cavo

Sulmona, 1 dicembreNella storia politica   di questa città mai si era registrato uno spettacolo  così decadente come quello che ci viene presentato in queste settimane.  Con decine di emegenze e priorità da affrontare  Sulmona  appare sempre più impotente a governare questa fase assai delicata. A Palazzo San Francesco   c’è  una confusione imbarazzante.

 Spesso attorno al sindaco si concentrano attacchi e critiche ingenerosi ma tutti sanno in questa città che il primo cittadino nella graduatoria delle responsabilità non è collocata  in testa alla classifica. Le responsabilità maggiori vanno ricercate soprattutto fra coloro che avevano ideato questo progetto fondato sul civismo casereccio senza idee e senza programmi. Mettere  insieme, comodamente, una serie di giovani inesperti e senza esperienze alla guida della complessa macchina politica amministrativa è stato il danno peggiore che si potesse regalare a Sulmona a riprova che in politica “non sempre il nuovo è giovane ed il giovane è il.. buono”.

 Questo progetto sostenuto  a larghissima maggioranza dai sulmonesi è stato alla prova dei fatti  un  vero fallimento non solo per i risultati raggiunti (pochi), per quelli mancati (tanti) e  per i danni prodotti. Non bisogna dimenticare il doppio voto del Consiglio comunale nell’estate del 2016 a favore del progetto di riordino della rete ospedaliera (unica città In Abruzzo a schierarsi  a favore) che portò al declassamento dell’Ospedale peligno. E poi i  silenzi irritanti su scelte e politiche  che hanno riguardato la città ed il territorio.

 Il secondo aspetto riguarda il fallimento della coesione territoriale che resta, ancora oggi, un valore aggiunto per costruire insieme una strategia precisa per il territorio. Perfino le poche iniziative avviate a suo tempo dall’Amministrazione Ranalli sono state vanificate.

   Ma in questi ultimi anni la  città ed il centro Abruzzo  sono rimasti   lontani dai tavoli decisionali della politica regionale. Se nella altre  città abruzzesi queste politiche della Regione venivano condivise  a Sulmona  sono state  quasi sempre subite. La storia del Masterplan o della bretella ferroviaria sono gli esempi più clamorosi.

 Ma è chiaro che la parte fondamentale delle responsabilità appartiene al vuoto della politica. In Consiglio comunale non si conosce più il confine tra maggioranza e minoranza, gente che ha cambiato casacca saltando da una parte all’altra con grande disnvoltura. Molti hanno cambiato partito e bandiera, altri addirittura coalizione e si sono adattati al nuovo corso. Gli ex Consiglieri del Pd  hanno deciso di passare in maggioranza pur restando fra i banchi dell’opposizione.

 E poi i Partiti che a Sulmona hanno avuto una storia importante. Di molti non si ha traccia. Se si esclude l’attivismo degli ultimi mesi  del Partito Democratico degli altri non si hanno notizie. Che fine ha fatto, ad esempio,   Forza Italia che pure da queste parti  ha avuto una storia e risultati significativi?  E perché  la Lega è invisibile sui problemi di questa città? il M5S perché è  silenzioso? E Fdi che idea ha di questa città? Possibile  che non hanno nulla da dire su tutto quello che sta accadendo mentre i Movimenti che hanno ispirato le diverse liste civiche si sono sciolti al sole.

 E mentre tutto questo accade la città resta in agonia si continua a pensare alla data del prossimo appuntamento elettorale per il rinnovo dell’Assemblea civica ma nessuno avanza uno straccio di idea su come arrivarci, con quali programmi e con quali uomini (e donne)  mentre il tessuto sociale ed economico di Sulmona  si è allentato, alcuni fenomeni  malavitosi ingranditi, la politica indebolita. Oggi la condizione della città è peggioranta rispetto perfino agli inizi di quest’anno quando  qualcuno pensò di  inventarsi la “giunta di salute pubblica” che poi nessuno  ha percepito il senso. Anzi.

 Ecco perché c’è poco da stare allegri sugli scenari che abbiamo di fronte perché il rischio reale, senza costruire nuove e più solidali condizioni per il governo della città, è che l’Amministrazione che verrà, presto o tardi, non potrà fare di più e forse meglio di quella che sta andando a casa. E nessuno s’illuda di potersi adattare alla filosofia di  Paolo Villaggio nel film ‘Io speriamo che me la cavo’  perché i sulmonesi, gente orgogliosa che ama la propria terra, una volta li puoi prendere per i fondelli con chiacchiere e promesse non certamente due. Ma di questo riparlememo  presto. Buona domenica a tutti

 Asterix

 

 

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.