
di Matteo Servilio
- Sono cambiate regole,schemi e strategie dell'economia e anche della politica. Nulla puo' esse piu' come prima. Ecco perchè questa parte del territorio abruzzese ha necessità di cose diverse e straordinarie. Non c'è piu' tempo per correre dietro alle illusioni e alle promesse della politica del fare. Ne ha parlato in una intervista al nostro giornale il Consigliere regionale Giuseppe Di Pangrazio (Pd) -
Sulmona,30 dicembre - Il Consiglio regionale per l'approvazione del bilancio 2012 si è concluso alle prime luci dell'alba e lui puntualmente, così come ci aveva promesso, intorno a mezzogiorno, è arrivato a farci visita in redazione Giuseppe Di Pangrazio(Pd) Vice Presidente della Commissione LL.PP. è un marsicano che ama molto la nostra città dove conta molti amici non solo per la sua attività politica ma anche professionale. Con lui abbiamo scambiato alcune riflessioni sull'anno che volge a conclusione.
Consigliere: siamo ormai a conclusione di un nuovo anno. Com’è andato questo 2011 in Regione?
Se fossi uno sprovveduto o un irresponsabile dovrei rispondere subito benissimo. Però non posso dirlo. Anzi devo dire che questo anno rispetto alle emergenze che presenta l’Abruzzo e la provincia dell’Aquila in particolare non è andato bene. Mi spiego. Agli inizi dell’anno avevamo il Governo Berlusconi che infondeva nella gente ottimismo e allegria. A fine anno ne abbiamo un altro, quello Monti, che predica rigore e attua misure severe. In mezzo c’è un Abruzzo con tanti, troppi, problemi che attendono risposte che non arrivano. E così la Giunta regionale che prima poteva contare su un Governo Amico manifestava non poche difficoltà (vedi la vicenda della ricostruzione) ora che c’è il Governo Monti è in affanno. La riprova? Riflettiamo un momento sui risultati dell’incontro che il nostro Presidente Chiodi ha avuto con il Premier a Palazzo Chigi. E’ tornato a casa solamente con mezze promesse e niente più
Sulmona e la Valle Peligna resta comunque una questione centrale nella politica di programmazione regionale. Perché secondo lei tutti questi ritardi e incertezze?
E’ innegabile che la questione Centro Abruzzo è assai più delicata di quello che possa apparire essendo questo territorio considerato l’anello debole del sistema economico abruzzese. Sulmona e l'intera Valle Peligna è in una profonda crisi economica e occupazionale che sta mostrando i segni anche a livello sociale, basti pensare ai dati diffusi dalla Caritas sul numero di assistiti, o alle continue notizie di cronaca che vedono protagonisti i giovani dei nostri territori. D’ altra parte non ci potrà essere nessuna crescita se non ci sarà riequilibrio, se non ci saranno investimenti, se non ci saranno idee. E aggiungo anche se non ci saranno energie adeguate per guidare questo processo di cambiamento. E chiaro che al centro ci dovranno essere risorse adeguate da parte del Governo e da parte della UE. Certamente i mesi che verranno non saranno migliori degli attuali permanendo lo stato di crisi a livello nazionale ma quelle poche che arriveranno dovranno essere mirate e ben utilizzate.
Lei, ad esempio, si era speso tanto a sostegno della causa dei terremotati ‘invisibili’ della Valle Peligna ed aveva lavorato per costruire insieme a molti sindaci una strategia unitaria da portare avanti nei confronti della Regione e della Protezione Civile. Cosa non ha funzionato in quella occasione?
Intanto quella nostra battaglia non era infondata come hanno dimostrato le diverse sentenze dei giudici amministrativi. Noi volevamo richiamare l’attenzione del Governo regionale e della protezione civile sui problemi di tanti comuni che avevano subito danni e non erano stati inseriti nell’area del ‘cratere sismico’ con tutti i riflessi negativi che questo ha comportato. Ma anche i problemi legati all’accoglienza delle persone danneggiate in strutture ricettive. In Regione grazie a questo nostro lavoro portato avanti in collaborazione con i tanti sindaci della valle peligna siamo riusciti a creare la giusta attenzione attorno al problema. Ma è stato soprattutto con la Protezione Civile che il rapporto non è stato facile e a tratti conflittuale.
Però mentre Voi lavoravate in questa direzione c’era qualcuno che sosteneva che le ragioni del territorio potevano trovare risposte nella futura ‘zona franca’.
Si ricordo anche questo e oggi posso dire che chi allora predicava in questa direzione non poteva immaginare quanto danno ulteriore era destinato a subire la città. I fatti lo hanno dimostrato in questi anni. I comuni inseriti nell’area del cratere hanno usufruito di una serie di vantaggi che comuni vicini, pur danneggiati dal sisma, non hanno avuto. Il discorso della Zona Franca Urbana invece è qualcosa ancora di futuribile e se arriverà potrà riguardare molto probabilmente solo la città dell’Aquila e non altri comuni.
Poi è arrivata la vicenda del metanodotto. E anche in questa occasione sé è schierato a fianco della città. E delle popolazioni del centro Abruzzo. Molti passi avanti sono stati fatti ma la sensazione diffusa è che la città conti poco nei palazzi della politica. E’ così?
Questa del metanodotto è una battaglia di grande civiltà e la città dovrebbe essere grata ai Comitati che si battono ormai da tempo contro l’eco-mostro del metanodotto e la centrale di compressione. Credo che spesso si faccia confusione tra la passione e la tutela dei territori locali con il più negativo campanilismo. Tutelare il proprio territorio significa infatti conoscere e valorizzare una ricchezza che è già presente, significa mettere in primo piano le peculiarità, le caratteristiche storiche, ambientali e culturali spesso sottovalutate e a volte volutamente sottovalutate a favore di una sfruttamento scellerato delle risorse ambientali.
Nel caso specifico del metanodotto, ci troviamo di fronte a un'opera di grande impatto, e ambientale, e paesaggistico, senza contare il pericolo che una tale infrastruttura può rappresentare per un area ad alto rischio sismico. Il destino di Sulmona sulla questione 'Snam' è stato, almeno fino ad ora, affidato ai comitati cittadini. Con loro in Consiglio regionale, prima in Commissione e poi in Aula, penso abbiamo fatto un buon lavoro tanto da arrivare al voto unanime dell’Aula, con cui s’impegna il Presidente della Regione Chiodi a promuovere a livello di Conferenza stato-Regioni una serie di iniziative. E se a questo aggiungiamo anche il voto unanime della Commissione Ambiente della Camera si capisce la portata ed il significato di questo progetto. La politica cittadina è stata assente o presente a tratti. Mi riferisco soprattutto a quella politica che dovrebbe rappresentare la città nelle sedi istituzionali che contano. In questi casi occorre lavorare tutti insieme, avere una linea comune che possa portare i frutti sperati, mentre mi è sembrato che spesso ci si nascondesse con la testa sotto la sabbia, come via di fuga dalle responsabilità.
Come sta il PD in provincia dell’Aquila? E a Sulmona?
Bene, credo molto bene. Noi siamo usciti da una fase incerta e molto delicata. Ora però con la ricostituzione degli organismi direttivi il partito si è messo a lavorare con determinazione e rinnovato entusiasmo. Il gruppo dirigente provinciale sta dando prova di responsabilità e di forte coesione. Occorre ora promuovere occasioni coordinate su tutto il territorio della Provincia che conducano alla costituzione di un nuovo modello orientato alla salvaguardia delle peculiarità delle macro-aree Aquilana, Marsicana, Peligna e dell’Alto Sangro, un modello che sia in grado al tempo stesso di far fronte ai cambiamenti socio-economici che si stanno abbattendo in questi ultimi anni sulle realtà locali.A primavera ci attendono le amministrative, con il rinnovo dei Consigli comunali di Avezzano, L’Aquila e Pratola Peligna. Sarà un test assai importante anche per le cose che dovremo fare in futuro. Lo stesso discorso vale per Sulmona. Dopo le lacerazioni del passato il partito è tornato coeso e sta facendo un buon lavoro. Al nuovo Segretario Catena desidero esprimere un pubblico apprezzamento per il lavoro che sta facendo con ottimi risultati e con professionalità. Oggi a Sulmona il partito ha una sua identità e spero che presto possa dare anche i risultati giusti.
Il 2012 sarà l’anno delle riforme. Ve ne sono molte in cantiere: da quelle per le autonomie locali ( la vicenda dei piccoli comuni) e comunità montane) a quelle per la sanità e fors’anche dei piccoli tribunali. Ma se un giorno marsicani e peligni decidessero, quasi d’incanto, di stare insieme?
Magari. Per un Consigliere regionale come me che proviene proprio dalla Marsica e che ha come sua seconda città proprio quella di Sulmona dove mi lega l’amicizia con tante persone sarebbe davvero un sogno nel cassetto. Eppure nel tempo c’è sempre stato chi ha lavorato perché la collaborazione reciproca tra due città sorelle non si realizzasse. C’è stato chi alla politica del dialogo e della solidarietà ha sempre preferito la politica dei muscoli. Oggi non c’è più spazio per questi metodi. Oggi, più di ieri, la politica è servizio, è disponibilità, solidarietà, lavoro costante per il bene comune. Non capire questo significa non cogliere in pieno il senso del cambiamento in atto. Sono troppi i problemi da affrontare e se la politica non sarà capace di governare questi passaggi non andremo da nessuna parte. Ecco perché ritengo che due città sorelle dello stesso territorio provinciale, con culture, economie e vocazioni diverse possono, e devono, collaborare maggiormente per fronteggiare le sfide che la società dei nostri tempi ci pone davanti.
Fondi FAS. Che farà il Pd, sosterrà ancora la scelta piovuta addosso ai sulmonesi di investire sulla piattaforma dei rifiuti industriali? Però la gente vuole un tipo di sviluppo diverso, capace di garantire tutela dell'ambiente e salvaguardia della salute. E allora?
Il partito democratico si è già espresso da tempo contro l'utilizzazione dei fondi FAS per la realizzazione di una piattaforma di rifiuti industriali. Anche qui il principio che deve essere sostenuto riguarda la qualità della vita dei cittadini e una prospettiva di crescita conforme con la vocazione territoriale. Non capire questo e non sostenere questo significa implicitamente accettare prima o poi il sacrificio del proprio patrimonio ambientale a favore di una momentanea e illusoria risorsa economica. Nello specifico, credo che parte del problema debba essere attribuito a chi in questi anni non è stato in grado di programmare con tempo, e in relazione alle esigenze territoriali, la direzione di sviluppo della città. Se pensiamo alla vicenda notiamo che, a parte qualche debole rimostranza iniziale, non ci sia stata una netta risposta in merito. Quali sono le risorse? Quali sono i bisogni? Quali sono le possibilità? E' al tempo stesso, cosa può essere cambiato? Cosa è divenuto obsoleto e gravoso per le tasche dei cittadini? Sono queste le domande alle quali rispondere, domande che devono essere orientate a una precisa strutturazione dei servizi e delle funzioni, le quali al tempo stesso devono aderire in maniera ottimale alla morfologia sociale ed economica del nostro territorio. Per rispondere alle ‘imposizioni’ occorre essere preparati e credibili. Il movimento dal basso non può svilupparsi solo in termini di contestazione rivolta ad una singola istanza. Ma essere pronto a marciare compatto verso un comune obiettivo.
Consigliere che augurio si sente di fare alla gente di Sulmona e del Centro per questo inizio del nuovo anno?
Alla gente di Sulmona e di tutto il centro Abruzzo voglio augurare - attraverso il vostro giornale- un 2012 carico di soddisfazioni e di ogni bene. Ma che sia soprattutto un anno capace di restituire un sorriso a chi, per ragioni diverse, lo ha smarrito e una speranza a quanti l’avevano persa. Possa il nuovo anno rappresentare la vera occasione per un riscatto di questo territorio dopo anni di attese e di occasioni mancate. Buon anno a tutti
Buon anno e buon lavoro pure a Lei




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