Venerdi, 10 novembre 2017

Il silenzio del pastore scozzese


2013/06/14 17:180 comments

( di Giorgio Tentarelli)

Il silenzio del pastore scozzese (A.Fiorani) Sulmona,14 giugno.-Il silenzio del pastore scozzese è la terza raccolta di poesie di Alfredo Fiorani, essendo preceduta da Rimestando ( Editrice Nuova Fortezza, Livorno, 1987) e Derive ( Gruppo Tipografico Editoriale, L’Aquila, s.d. ( ma, 1995)). Le lunghe pause che intercorrono tra le tre raccolte non sono disegnate da inerzia ed ozio; ma, sono colme di una vasta attività attestata da romanzi, racconti, saggi, recensioni, articoli .

Un lavoro complesso ed articolato che ha al centro sempre e comunque la scrittura o, meglio, la sua essenza: il segno ( la parola). Materiale, invero, assai difficile da trattare la parola. Già lo stesso significato del termine si presenta ambiguo: nell’uso comune parola indica il termine di un linguaggio, in particolare di una lingua.  Esso, tuttavia, nell’ambito tecnico-scientifico della linguistica indica, altresì e più propriamente, un atto di comunicazione ( così, ad esempio, già Ferdinand de Saussure nel suo Corso di linguistica generale). E, d’altra parte, l’atto di comunicazione, la parola può constare anche di un solo termine  ( esemplarmente: le particelle olofrastiche; ma, ancor più appropriatamente, il singolo termine che costituisca il verso di una poesia o di una tragedia, si pensi allo shakespeariano silent).Lo scrittore, nel nostro caso Fiorani, ha a che fare con questo materiale che, costantemente, gli resiste, gli sfugge, si dissolve, improvviso s’addensa.

La parola, poi, è sostanzialmente ambigua, per la natura complessa della relazione significato-significante, per citare ancora de Saussure. I termini, inoltre, che strutturano le parole ( e qui intendiamo con parole riferirci ai versi di una poesia o, anche, ad una poesia nella sua interezza) portano con se un alone semantico consolidatosi nell’uso dei termini stessi e nelle differenti occorrenze attraverso cui essi hanno denotato e connotato il proprio significato.
In effetti, è molto difficile stabilire se un termine o una parola rivelino o nascondano i significati ( emblematicamente,  il termine ellenico mythos , che può tradursi racconto, in realtà indica, in greco, sia il racconto che rivela, sia il racconto che nasconde) .

E, ancora, se il contesto semantico sia univocamente riconoscibile o se esso si presenti frantumato e disperso. Ma, c’è di più o, forse, di peggio. Chi scelga la via della scrittura, la via della parola, si tuffa in un mare di sensi e significati alla ricerca di correnti profonde che ne segnino il movimento inarrestabile, impegnandosi a ritrovare e far emergere le parole che rivelino, infine, un senso possibile del fluire inesauribile dell’esistenza, ancorando il conferimento di senso dell’esistenza stessa alla capacità della parola di de-finire quel senso. Nel nostro tempo, in particolare, il tempo dell’ipercomunicazione, i significati ed i sensi si mescolano, si confondono, si stratificano, conflagrano, si smarriscono; ancor più drammaticamente che nell’età della chiacchiera heideggeriana.

La cose, in effetti, sono anche molto semplici: sensi e significati si fondono in un blob melmoso ed indifferenziato.
Già Platone, tuttavia, avvertiva che gli errori del linguaggio non sono solo errori di grammatica , ma fanno male all’anima.La funzione della poesia, all’improvviso, sembra, allora, rivelarsi in tutto il suo valore, proprio in questo contesto: recuperare sensi e significati, lavorando come la scultore che, secondo Michelangelo, trae dalla materia le forme essenziali in essa celate. Ne Il silenzio del pastore scozzese ( si badi bene: il silenzio!), Fiorani compie sulla parola esattamente il lavoro dello scultore: ne estrae il significato essenziale, lasciando dissolvere le strutture sintattiche affaticate dall’uso ripetuto, confuso, inconsapevole, per privilegiare la dimensione semantica: lasciare emergere, cioè, il significato per sottrazione; attraverso il libero conflitto degli aloni semantici e dei sintagmi sintattici, per ascoltare ciò che ne risulta sul piano fonetico, estetico, etico.

I piani, allora, s’intersecano, si fondono e rigenerano, così, sensi e significati antichi e nuovi ad un tempo. Nel poemetto che da’ il titolo alla raccolta, in particolare, il motivo dominante ( la struttura armonica su cui s’iscrive la linea melodica) è l’esistere, l’ essere-gettato-nel-mondo del Dasein (l’essere umano). Ulisse-Fiorani naviga nell’ Erleben ( fluire) senza orizzonte, in cui, infine, la bussola è costituita  dall’ assunzione di responsabilità rispetto alla parola: responsabilità, ad un tempo, estetica ed etica. (h.17,00)

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