Giovedi, 23 maggio 2019

Il Sentiero della libertà verso la XX edizione


2019/05/07 22:241 comment

 

 

 Sulmona,8 maggio– Si è conclusa la XIX edizione della Marcia Internazionale “Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail” con la gioia di sempre. Seicento partecipanti felici di esserci stati, anche se con fatica e talvolta sotto la pioggia. Nessuna differenza, in generale, con le traversate che avvenivano negli anni di guerra. Un pensiero, questo, rilevato dagli stessi studenti che hanno preso la parola nei momenti più significativi della marcia, come al sacrario della Brigata Maiella a Taranta Peligna.

Un’edizione straordinaria, sia per la motivazione, il 75° anniversario della fuga verso gli alleati per liberare l’Italia di Carlo Azeglio Ciampi, e sia per la grande varietà dei partecipanti, giovani e anziani, studenti e operai, provenienti da molte città italiane.

Una panoramica emozionante con ragazzini e adulti in cammino verso Casoli, la meta storica, simbolo della Libertà.  Sembrava la realizzazione del messaggio-invito alla Marcia col quale si richiamava l’idea filosofica di Libertà: “La libertà è l’essenza della persona umana. Di ogni persona: uomo e donna, ieri e oggi, in pace e in guerra. Un bene di tutti per tutti. Metaforicamente la libertà è un sentiero. Sentiero di montagna, come quello che, nel 1943-1944, attraversava la linea Gustav, muro di separazione tra il Nord e il Sud d’Italia. Era il sentiero che da Sulmona giungeva a Casoli, valicando la Majella, percorso da migliaia di prigionieri alleati in fuga dai campi di concentramento e di giovani italiani che si dirigevano verso il Sud per combattere a fianco dell’esercito alleato”.

Messaggio di Libertà, ma anche richiamo alla Solidarietà e al senso di Umanità, testimoniato in quel tempo da Alba De Céspedes, intellettuale italo-cubana, citato letteralmente dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso del 25 aprile 2018 a Casoli: “Che cosa non vi dobbiamo, cara gente d’Abruzzo?… Entravamo nelle vostre case… Ma voi neppure accennavate a timore o prudenza: subito le vostre donne asciugavano i nostri panni al fuoco, ci avvolgevano nelle loro coperte, rammendavano le nostre calze logore, gettavano un’altra manata di polenta nel paiolo… Non c’era bisogno di passaporto per entrare in casa vostra, né valevano le leggi per la nazionalità e per la razza…”

Sembra verosimile che una iniziativa di carattere storico, “Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail”, giunta e conclusa la diciannovesima edizione, abbia del miracoloso. Una manifestazione che racconta la storia e passa alla storia. Una storia che resta scolpita sul sacrificio della vita di uomini e donne che caddero vittime d’una tragedia disumana: la guerra. Una storia, al di là di tempo e spazio, che si erge a simbolo della degradazione dell’uomo contro l’uomo. Lezione di vita narrata nelle numerose autobiografie dei protagonisti e riportata nel libro-sintesi‚ “Terra di Libertà “, a cura di Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta. Un museo bibliografico, iniziato col libro scritto coralmente dal titolo “E si divisero il pane che non c’era” (1995), e proseguito con l’apporto dell’associazione “Il Sentiero della Libertà / Freedom Trail”, nata nel 2003, con lo scopo di organizzare annualmente la manifestazione, intra ed extra scuola, tramandando ai giovani, come in una perenne staffetta, una memoria straordinariamente formativa per l’oggi e per un avvenire da costruire sui grandi e imperituri valori universali. Per questo, in queste diciannove edizioni, migliaia di giovani e anziani hanno percorso il Sentiero della liberta’, da Sulmona a Casoli, per immedesimarsi e calcare quegli stessi luoghi attraversati da italiani e stranieri, che sceglievano e spesso morivano lottando per la libertà. Una lista infinita di uomini e donne spinti dalla volontà di resistere all’oppressione e affermare la dignità della persona umana: da Uys Krige a Jack Fox, da William Simpson a Sam Derry, da Alba de Céspedes a Carlo Azeglio Ciampi.

 Ecco il miracolo del Sentiero. Un miracolo nato a Sulmona, con la RESISTENZA UMANITARIA, realizzata dalla gente semplice e povera per accogliere, ospitare e sfamare i numerosi prigionieri del campo di concentramento di Fonte d’Amore, che anelavano alla Libertà. Non più nemici, come voleva il nazifascismo, ma uomini come gli altri. Fratelli.

 Oggi, un cammino, diventato metafora dell’essere-esistere di ogni persona, andando oltre le montagne per scoprire il mondo. Per conoscere l’uomo e la sua storia, la sua vita nel passato e la Speranza in un futuro migliore, pacifico, solidale. L’uomo nuovo. L’umanità proiettata verso l’Homo Deus. “Quel settimo giorno quando gli uomini saranno finalmente se stessi”, per dirla con Sant’Agostino.

Mario Setta 

1 Comment

  • Antonio D'agostino

    Setta,
    che esagerazione! Un sentiero diventato creatore dell’homo Deus, il settimo giorno profetato da Agostino!!!

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