Cultura

Il ruolo dei social ai tempi del Covid

 Secondo una ricerca del Digital 2020 Global Statshot solo in Italia si registra  nell’ultimo anno un incremento  del 45% di utilizzo dei social network. E non è poco

 

Sulmona, 25 novembre– I social sono diventati i migliori alleati dell’opinione pubblica a causa della mancata relazione interpersonale diretta. La comunicazione digitale investe, in particolare, sulle nuove generazioni infondendo fiducia in un futuro che possa abbattere il muro dell’ignoranza.

L’emergenza coronavirus, a partire dal primo lockdown del marzo scorso, ha incrementato le percentuali di utilizzo delle piattaforme tech.  Le cifre della ricerca Digital 2020 Global Statshot parlano da sole: solo in Italia si è registrato un aumento del 45% di utilizzo dei social network. Un picco risalente soprattutto al mese di aprile, in pieno lockdown, in cui la fame di informazione era accecante.

Una fotografia disarmante che mostra le abitudini drasticamente cambiate degli italiani.

La positività dell’utilizzo della rete è senza dubbio evidente, gli acquisti online, le videochiamate ai familiari lontani, le lezioni in DAD e gli approfondimenti dei TG condivisi sui social.

Il tempo trascorso dietro uno schermo è aumentato e, stando alla succitata indagine, 300 milioni di persone in più hanno utilizzato internet negli ultimi 12 mesi. La rivoluzione digitale coinvolge persone provenienti da ogni angolo della Terra ma l’Italia e La Spagna hanno registrato il maggior utilizzo di sistemi di videochiamate. Lo stesso Zuckerberg ha segnalato un incremento pari al doppio degli accessi alle sue piattaforme solo nel mese di marzo.

Quando, però, l’allarme sanitario diventa allarmismo?

L’emergenza coronavirus ha dimostrato di aver giocato un ruolo decisivo per quanto concerne la diffusione di notizie sui social. Questi ultimi sono diventati, purtroppo o per fortuna, fonti primarie di divulgazione. La conseguenza sta nell’eccessiva circolazione di informazioni che provoca la nascita di un virus altrettanto pericoloso chiamato “infodemia”.

L’infodemia appartiene alla famiglia della disinformazione ma ha affetti più gravi sulla psicologia degli utenti. L’opinione pubblica è costantemente bombardata da notizie allarmanti, video per nulla rassicuranti e immagini terrificanti che minacciano l’autorevolezza delle fonti ufficialiLa disinformazione agisce anche e soprattutto a livello locale.

A tal proposito, l’Abruzzo, in special modo il Corecom Abruzzo (Agenzia Regionale per le Comunicazioni), definisce questo allarmismo “pandemia cognitiva” e consiglia di affidarsi ai siti istituzionali, come quello della Regione Abruzzo che monitora costantemente la situazione di emergenza. La nostra Regione lancia un appello a favore di un riequilibrio informativo e di una condivisione oggettiva e consapevole;

Indubbiamentesi legge–  va riconosciuto ai social media un ruolo di grande ed importante fonte primaria di informazioni; e se da una parte si stanno rivelando un utile mezzo per ridurre le conseguenze negative dell’infezione e fare emergere repentinamente divieti, norme comportamentali e raccomandazioni, dall’altra – in talune circostanze – rappresentano un enorme megafono per amplificare i danni, veicolando gratuitamente e senza controllo disinformazione: assistiamo infatti alla diffusione di suggerimenti pratici, valutazioni sugli effetti sanitari, finti rimedi e false azioni messe in campo dalle istituzioni che creano confusione e panico tra la popolazione, inducendo a comportamenti ingiustificati, come lo svuotamento di interi scaffali nei supermercati”.

Per una maggiore conoscenza dell’argomento è possibile consultare, sul sito del Corecom Abruzzo, un Vademecum contro la disinformazione. L’abruzzo lotta contro la pioggia eccessiva di notizie tanto da istituire un indirizzo di posta elettronica volto alla denuncia di informazioni dubbie, offensive o addirittura lesive e dannose: corecomfakenews@crabruzzo.it 

 

Chiara Del Signore 

 

(ph n.2 da anasitalia.org_).

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