Economia

Il mercato del lavoro in Abruzzo nel 1 trimestre 2020: tra paura e.. speranza

 

 

Tra il IV trimestre 2019 e il I trimestre 2020, gli occupati hanno registrato una flessione di ben 22.000 unità. In valore percentuale il decremento è stato del 4,5% pari al triplo di quello nazionale che è stato dell’1,3% Il decremento di 22.000 occupati è frutto di due variazioni di segno opposto: una flessione di 33.000 unità dei dipendenti e un incremento di 11.000 unità degli autonomi Variazioni degli occupati per attività economiche nel I trimestre 2020 (I trimestre 2020 su IV trimestre 2019). Nel I trimestre 2020 si registra un decremento di 17.000  disoccupati ,un incremento di 38.000 inattivi

 

 Sulmona, 22 giugno– Nel I trimestre 2020 l’occupazione in Abruzzo, risentendo anche delle perturbazioni indotte dall’emergenza sanitaria, mostra un andamento quanto meno allarmante infatti subisce una consistente flessione di 22.000 unità derivante da un decremento percentuale del 4,5% pari a più del triplo di quello nazionale che è stato dell’1,3%.

La flessione si è concentrata in tre settori economici: l’agricoltura (-10.000), l’industria (-10.000) che ha registrato un decremento dell’8,7% pari a 22 volte quello italiano (-0,4%)  e i servizi (-11.000) che hanno annotato una diminuzione del 5% pari a 10 volte quella nazionale (-0,5%). La radiografia dell’attuale condizione abruzze  emerge dall’ultino rapporto del sulmonese prof. Aldo Ronci

 “Il risultato sarebbe stato ancora peggiore- spiega Ronci-  se i decrementi degli occupati dipendenti non fossero stati in parte compensati da un consistente incremento degli occupati indipendenti detti anche autonomi (+16.000).  Ma, purtroppo, tale crescita non è affatto rassicurante poiché tra gli occupati indipendenti si trovano, tra l’altro, una serie di rapporti precari come le collaborazioni temporanee, le prestazioni occasionali, le co.co.co e le partita IVA che mascherano spesso rapporti di lavoro subordinato e, come afferma la stessa Istat, anche forme di lavoro irregolare.

Per i disoccupati si registra una riduzione di 17.000 unità ma tale decremento è vanificato da un incremento di inattivi di ben 38.000 unità tra i quali annotiamo una folta schiera di coloro i quali hanno perso le speranze e non cercano più lavoro.

Se a questo quadro inquietante dell’occupazione aggiungiamo i risultati dell’export, che sono stati anch’essi negativi, non si può fare a meno di notare che il sistema produttivo abruzzese si trova in crisi.

A livello Istituzionale, per sostenere e rilanciare l’intero sistema economico regionale, si devono fare due scelte programmatiche prioritarie:

  • Infrastrutture;
  • Competitività.

Se si tiene conto che, nel mondo produttivo regionale, le micro imprese rappresentano  il 96% del totale delle imprese e impiegano il 55% degli occupati, per incrementare, stimolare e incentivare la competitività non basta mettere a disposizione fondi, che sono comunque indispensabili e importanti, ma si deve anche mettere in atto iniziative e creare servizi capaci entrambi di sollecitare e attivare progetti di innovazioni. Questo perché le micro imprese, pur presentando una spiccata capacità di adattamento sia alle condizioni economiche generali che a quelle settoriali, hanno, per problemi strutturali, una scarsa propensione all’innovazione.   (h. 14,00)

 

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