Cultura

“I miei giorni senza luce” il libro di Franco Balassone che invita alla riflessione

 

Sulmona, 14 novembre- Presentato oggi pomeriggio  all’auditorium San Panfilo del Centro Pastorale Diocesano di Sulmona, il libro “I miei giorni senza luce” di Franco Balassone.

Eraldo Affinati, giornalista, scrittore e insegnante romano, afferma che per poter diventare adulti bisogna incarnare i panni dei propri padri. Proseguire, in un certo qual modo, il percorso iniziato dalla generazione precedente e passare così il testimone alle prossime. Citando ancora il prof. Affinati, la vita è come un viaggio alla ricerca della sorgente, un salto indietro necessario al prosieguo di un percorso futuro.

Questo è ciò che ha fatto Franco Balassone nello scrivere le memorie di guerra, deportazione e prigionia del padre. Una storia lacerante che sortisce effetti indelebili in chiunque la legga. Non si tratta solo di una fotografia della storia ma della quintessenza del dolore di un padre raccontata dal figlio.

L’evento è stato moderato dal Dott. Giovanni Ruscitti ed è stato presenziato dall’avvocato Lando Sciuba, dallo storico prof. Walter Cavalieri e dal neosindaco di Sulmona Dott. Gianfranco di Piero che apre l’evento con un discorso ai presenti.

“È un’esperienza narrata in modo semplice ma molto bella – dichiara – io ho trovato in questo la testimonianza vera. La storia la scrivono gli storiografi, ma solo chi l’ha vissuta realmente riesce a trasmetterti forti sensazioni. Nel libro traspare la partecipazione emotiva. Mi preme evidenziare l’importanza di un testo che si inscrive tra i molti libri scritti nella nostra città e ne fornisce un contributo storiografico. Sulmona ha sempre dimostrato una sensibilità diffusa su questi argomenti. Dobbiamo andarne fieri. Pensiamo al Freedom Trail, alla Brigata Maiella. È importante mantenere acceso il dibattito su questi argomenti perché noi siamo consapevoli che la pace non è per sempre. La pace va costruita ogni giorno. A nome di Sulmona e di tutta l’Amministrazione Comunale sento di dover essere particolarmente grato a Franco Balassone”. Conclude così il Sindaco di Piero.

“Traspare dalla piana esposizione del testo il ricordo angoscioso della famiglia lontana di cui non si sa più nulla. Espressione di uno strato sociale forte nella sua cultura di base, che si trova a fare i conti con un percorso drammatico. Un’opera da annoverare tra le più significative della cultura letteraria; Confidenze di un giovane che ha visto sacrificata la sua giovinezza”. Queste sono le parole dell’Avv. Lando Sciuba che continua sottolineando la forma pacata ed elegante di una prosa che descrive una tragicità aberrante.

“Lo so che rimaneva dentro di me come patrimonio per le generazioni future. Questi valori avrei trasmesso ai miei figli”. Questo è l’estratto che lo storico Walter Cavalieri ha voluto riportare all’interno della sua interessante dissertazione e afferma:” Si tratta di vittime della violenza, della malnutrizione, della malattia. Franco Balassone nelle ultime pagine racconta il tentativo dei tedeschi di cancellare le tracce della prigionia degli italiani al sopravvenire delle truppe armate Americane. Evitarono che si venisse cancellati come prova umana dei crimini compiuti. Sono stato colpito dal sottotitolo <<memorie del padre ricordate dal figlio>> perché il libro di per sé è un documento storico, ma, il fatto che sia stato raccontato dal figlio vuol dire che il ricordo ha filtrato questa memoria. Credo che un’opera del genere meriti di essere consigliata alla lettura ed essere divulgata tra i giovani che spesso ignorano certe cose”.

“Conoscevo l’inferno come veniva predicato nelle chiese o spiegato al catechismo, qui invece ho conosciuto l’orrore, la brutalità, la mancanza del rispetto umano”.

Un inferno, spiegato da un figlio con le mani sul petto, come a fermare un’emorragia emotiva che non verrà mai bloccata. Parole che descrivono un sordo dolore, una ferita insanabile. Le sofferenze causate dalla guerra, dalle deportazione, dalle violenze inaudite consumate su quei campi di concentramento, non potranno mai arginare il flusso di ricordi tramandato alle nuove generazioni. Il messaggio giunto alle anime degli spettatori è proprio quello di non far cadere nell’abisso del dimenticatoio le memorie dei nostri padri, nonni, bisnonni e conoscenti. Affinché l’inferno impresso nel libro di Franco Balassone valga come monito per le nuove generazioni perché la storia non si ripeta e non si dimentichi.

A conclusione di un evento di estrema profondità e rilevanza, l’autore congeda gli spettatori con semplici ma efficaci parole appellandosi alla potenza della memoria:” mio padre è un cittadino della nostra Sulmona. Penso che come lui ce ne siano stati molti altri, alcuni forse sono passati nel dimenticatoio ed io voglio ricordarli insieme a voi”.

 

Chiara Del Signore

One Comment

  1. Marcello Romano

    Mi domando perchè questo giornale riporta commenti relativi alle conferenze tenute, ma non informi anticipatamente su data e luogo delle conferenze stesse.
    Questo sì che sarebbe un buon servizio per i cittadini lettori

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