Attualità

Festa della Repubblica,il messaggio del Presidente Mattarella ai Prefetti

Sulmona,2 giugno-ll Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio ai Prefetti d’Italia, in occasione della Festa della Repubblica:

«Cari Prefetti,

nel 74° anniversario della fondazione della Repubblica rivolgo a voi – e, per il vostro tramite, agli amministratori locali e a tutti coloro che ricoprono pubbliche funzioni – l’augurio più sincero affinché questa data sia occasione per ciascuno di una rinnovata riflessione sui valori fondativi repubblicani.

La ricorrenza del 2 giugno coincide quest’anno con un momento particolarmente difficile per il Paese, che si avvia alla ripresa dopo la fase più drammatica dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

Le dimensioni e la gravità della crisi, l’impatto che essa ha avuto su ogni aspetto della vita quotidiana, il dolore che ha pervaso le comunità colpite dalla perdita improvvisa di tante persone care, hanno richiesto a tutti uno sforzo straordinario, anche sul piano emotivo. L’eccezionalità della situazione ha determinato difficoltà mai sperimentate nella storia della Repubblica, ponendo a tutti i livelli di governo una continua domanda di unità, responsabilità e coesione.

Nella prima fase dell’emergenza, voi Prefetti siete stati fortemente impegnati a garantire da un lato l’attuazione delle misure di contenimento del contagio, dall’altro la continuità delle filiere produttive e dei servizi essenziali nonché, più in generale, la tenuta sociale ed economica dei territori.

Affiancando e sostenendo, con generosità e abnegazione, l’azione dei Sindaci, delle Autorità sanitarie e di tutte le componenti del sistema di Protezione Civile, siete stati un sicuro punto di riferimento per le Istituzioni locali e i singoli Cittadini.

Molte sono state le vittime della malattia fra quanti la hanno affrontata per motivi professionali o per incarichi ricoperti: rivolgo il mio grato, commosso pensiero a Sindaci, Sanitari, appartenenti alle Forze dell’ordine e a tutti i pubblici dipendenti deceduti a causa del virus.

Non sono mancati – anche tra voi Prefetti – coloro che sono stati colpiti dal contagio e hanno tuttavia continuato, anche dall’isolamento o dalla degenza e con strutture amministrative spesso indebolite dall’epidemia, a spendersi senza riserve nell’interesse della comunità: ad essi rivolgo un particolare ringraziamento e l’augurio di un definitivo ristabilimento.

La crisi non è terminata e tanto le Istituzioni quanto i Cittadini dovranno ancora confrontarsi a lungo con le sue conseguenze e con i traumi prodotti anche nelle dimensioni più intime della vita delle persone.

La necessità di frenare la diffusione del virus ha imposto limitazioni alla socialità, sacrificando l’affettività e i legami familiari; i più giovani sono stati temporaneamente privati dei luoghi in cui si costruisce e rafforza il senso civico di una collettività, primi fra tutti la scuola e lo sport; distanze e diffidenze hanno accresciuto le situazioni di solitudine e di marginalità delle persone più deboli, esposte a nuove forme di povertà, deprivazione e discriminazione, quando non di odioso sfruttamento.

Allo stesso tempo, la sospensione delle attività produttive e commerciali ha acuito le difficoltà degli operatori economici, rendendoli, inoltre, più esposti e vulnerabili ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata; nuove emergenze e incertezze incombono sulle prospettive occupazionali di molti comparti da cui dipendono il benessere e la serenità di intere aree del paese.

Rispetto a tali rischi, i Prefetti sono chiamati ad una paziente attività di mediazione sociale e di tessitura e confronto con le altre Autorità locali per definire, in ciascun territorio, efficaci modelli di prevenzione e intervento, adeguati alle specificità dei singoli contesti. Il senso di responsabilità e le doti di resilienza che hanno animato le comunità nei momenti più drammatici della crisi vanno ora trasposti in un impegno comune verso gli obiettivi del definitivo superamento dell’emergenza e di una solida e duratura ripresa.

Con questi sentimenti, rinnovo i più cari auguri di buon lavoro a voi Prefetti e a tutte le Istituzioni locali, con l’auspicio che la ricorrenza del 2 giugno possa rafforzare la consapevolezza e l’orgoglio della missione cui ciascuno è chiamato anche in questo delicato passaggio della storia del Paese». (h.9,00)

4 Comments

  1. ” difficoltà mai sperimentate nella storia della Repubblica” mi sembra una forzatura presidenziale. Basta scrivere su Google
    ” influenza spaziale 1970 Istituto luce” che ricorda a chi la visse che 13 milioni di Italiani ne furono colpiti, con un numero di morti ( ISTAT ha la possibilità di comparazione) assolutamente non dissimile da oggi, mascherine o non mascherine distanziamento o non distanziamento. La unica differenza è che nel 1970 non esisteva la rete internet e la proliferazione di TV che mantiene la mente di tutti così esposta alla potenza della connessione sociale .

    • redazione

      E allora? Cosa significa la sua riflessione? Cosa avrebbe dovuto dire un Presidente della Repubblica in una circostanzoa come questa secondo Lei?

      • Gentile Redazione, noi non abbiamo frequentato scuole di giornalismo ma soltanto scuole elementari, e le maestre ci hanno detto che dal 3 gennaio 1948 possediamo indiscutibile libertà di opinione che possiamo sempre certamente esprimere. Perciò se la Repubblica è sempre quella di oggi che ci hanno insegnato le maestre, e non la prima seconda terza quarta secondo il conteggio dei giornalisti, allora gli eventi del 1970 appartengono alla storia della Repubblica, e le affermazioni del Presidente Mattarella, possono a me apparire un po’ al limite, e perciò lo dico liberamente, se il numero dei malati per La Spaziale fu almeno 20 volte quelli del COVID, ed altrettanto il numero degli anziani morti non è molto conosciuto e divulgato poiché esisteva solo RAI 1, ma sono stati in gran copia in tutta Italia. Quindi il numero esatto per comparazione lo può sapere soltanto l’Istat che ha i dati del 1970 , e dalle odierne dichiarazioni di Mattarella dobbiamo desumere che furono meno di 30.000, altrimenti le attuali difficoltà dovute alla pandemia sono state anche precedentemente sperimentate.

  2. redazione

    Egregio signor GioDs ( ma perché si nasconde?) la sua ironia stonata sui corsi di studio conta poco in questo caso. A me non interessa quali corsi lei abbia compiuto. A me interessa riflettere sul significato del discorso del Presidente della Repubblica ( mica Pnco Pallo) in un giorno particolare per la storia di questo Paese. Domani potrà approfondire su tutti i giornali italiani e vedrà,come hanno anticipato le agenzie oggi, che troverà un giudizio unanime del tipo “ profondio e di spessore” Lasci stare quello che le maestre possono averle spiegato. Mattarella ha cercato di evidenziare come la ricorrenza del 2 giugno quest’anno coincida con una “ situazione che ha determinato difficoltà mai sperimentate nella storia della Repubblica, ponendo a tutti i livelli di governo una continua domanda di unità, responsabilità e coesione”. Lei ritiene non vero? Allora provi a dimostrare se c’è mai stato una mobilitazione così’ massiccia delle Istituzioni, dell’organizzazione sanitaria, della comunitòà nazionale, del mondo del volontariato per fronteggiare questa emergenza che dura già da diversi mesi e non si èp ancora chiusa. Provi a ricondare se c’è stato negli ultimi 50 anni( ma forse anche oltre)una condizione disperata di isolamento della popolazione come in questa occasione. Poi lei faccia il confronto con la’ spaziale ‘che appare, secondo la sua interpetazione, 20 volte quella del Covid? Questo non lo so e non ho trovato traccia da nessuna parte per dimostrare l’attendibilità della sua preoccupazione Però ho ragione di ritetere precise, molto precise,le parole del Presidente che non vengono sparate al vento ma pesate una per una prima di essere diffuse attraverso i media e i canali istituzionali La mia interpretazione invece è che il Presidente volesse riferirsi alla dimensione mondiale della pandemia che si è abbattuta anche sul nostro Paese la cui dimesnione precisa è molto impressionante e non ancora compiuta. Ultima cosa a proposito della diffsione ( scarsa) di alcune informazioni quindi anche quelle legate all’emergenxza sanitaria. Non è vero Pérchè agli inizi del 1970 in questo Paese non esisteva solo Rai 1 ma anche Rai2, ma anche le reti radiofoniche, i collegamenti satellitari con alcuni Paesi del mondo, esistevano molti quotidiani, anche prestigisio, le Agenzie di Stampa e alcuni quotidiani regionali. Quindi le informazioni venivano veicolate a ragione, con puntualità e nessuno nascondeva nulla.Anzi

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