Politica

Elisabetta Bianchi e il suo amore per costruire una città migliore

– Continuaniamo la nostra serie di incontri con le donne protagoniste nella politica e nelle istituzioni del nostro territorio.Con in Capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale affrontiamo le emergenze della città,i ritardi e le colpe della politica. Grande determinazione,passione ma anche conoscenza della complessa macchina amministrativa. In molti la vedono in corsa per un futuro alla guida di Palazzo San Francesco. Sarà possibile ?

Sulmona, 4 gennaio-È una avvocato penalista della città, si è occupata di maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali oltre più banali come il reato di ingiuria. Due anni fa si candidò come sindaco di Sulmona e non rientrò in consiglio per una manciata di voti “perché il seggio, che comunque toccò a Forza Italia, in virtù dell’apparentamento formale con Bruno Di Masci, venne erroneamente attribuito al candidato consigliere Alessandro De Gennaro”. Ma lei non si arrese e alle fine il Tar Abruzzo le restituì il seggio che le spettava. Durante la campagna elettorale, fu pubblicamente appoggiata da Silvio Berlusconi, che girò con lei uno spot in cui la sosteneva in quella che fu la sua prima battaglia politica. Nel 2013 intraprese lo sciopero della fame per salvare i tribunali di Abruzzo dal taglio della riforma geografica giudiziaria e occupò l’aula consiliare, insieme ad altre forze politiche, per vedere riconosciuto il diritto del punto nascita.
 La fase politica che stiamo attraversando è abbastanza complessa e la politica cittadina appare impotente a fronteggiarla. Non pensa che i comportamenti ambigui di troppi possano pesare negativamente su Sulmona ed il Centro Abruzzo?

Parlerei più di pavidità, un atteggiamento mentale che spesso contraddistingue le azioni politiche degli esponenti locali. Storicamente, si è sempre cercata una relazione di sudditanza fuori da questa città. Non c’è il coraggio di affermare serenamente le posizioni di quest’area e si tenta di fare percorsi meno dispendiosi di energie che danno scarsissimi frutti nell’affermare le ragioni del nostro territorio.
Durante la campagna per le amministrative comunali 2016 fu pubblicamente appoggiata dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Si pente di essere scesa in campo?
Non sono assolutamente pentita. Io sono Berlusconiana. Talmente a destra che tocco la sinistra, sono di una destra sociale.
Due anni fa mi candidai sindaco e non rientrai in consiglio per una manciata di voti, perché il seggio che comunque toccò a Forza Italia, in virtù dell’apparentamento formale con Bruno Di Masci, venne erroneamente attribuito al candidato consigliere Alessandro De Gennaro. Nonostante fosse perfettamente chiaro, dal profilo della giurisprudenza che il seggio andava assegnato al candidato sindaco e non al candidato consigliere, fui costretta a seguire una battaglia giuridica per renderlo chiaro agli altri.

 Parliamo della giunta comunale. C’è un assessore che stima particolarmente per le sue scelte ed il suo operato, anche tra quelli che sono usciti dalla giunta?

Tutti sappiamo delle difficolta degli amministratori in giunta di Palazzo San Francesco. Non ho un particolare apprezzamento per una persona in particolare, ma se ci fosse uno scatto di coraggio da parte di qualcuno, io lo apprezzerei. Vedo troppo spesso assessori attenti agli equilibri politici e poco spinti verso l’ affermazione delle ragioni di questa collettività. Questo mi delude spesso.

 Ci vuole citare un caso in particolare?
Per esempio c’è oscurità sulle politiche sociali. La ricostruzione è un percorso a ostacoli che non ritrova una sua stabilità. Anche se penso all’urbanistica. Il sindaco ha ripiegato la sua attività amministrativa sui piani complessi senza avere il coraggio di avviare una discussione serena ed equilibrata sul nuovo piano regolatore generale, sposando dei progetti di privati di basso cabotaggio che rischiano di danneggiare il contesto cittadino. Al momento, per quanto mi riguarda, è completamente inutile immettere sul mercato nuovi edifici residenziali quando noi perdiamo abitanti

Passiamo alla corsa per le regionali, ha criticato il centro destra per il ritardo accumulato nella formazione delle liste, è vero che sta valutando di abbandonare il partito?
Si confermo. Forza Italia è impantanata in un silenzio assordante, la dirigenza è autoreferenziale e non ha l’umiltà di volersi confrontare con i suoi eletti. Mi riferisco ai sindachi e consiglieri, espressione in gran parte della lista di forza Itala risentono dell’assenza di osmosi con la dirigenza regionale, provinciale e anche comunale

 Cosa ne pensa della “coppia” Gerosolimo-Scoccia, perché è cosi critica nei loro confronti?
Non ho mai apprezzato la politica di Andrea Gerosolimo, sin da quando è divenuto consigliere regionale. L’ho visto sempre molto distante dalla realtà cittadina. E’ una politica speculativa che non condivido. Marianna Scoccia è sua moglie, ha abbandonato il centro destro per stare al suo fianco e ci rimarrà nel momento in cui lui è entrato nella coalizione di D’Alfonso e quindi adesso rimarranno avvinti da quella scelta. Io non intendo assolutamente aprire le porte della mia coalizione della valle peligna a chi non è stato vicino alla valle peligna nel momento in cui doveva esserci. Dal momento in cui hanno deciso di andare con D’Alfonso rimarranno in quell’area. Non abbiamo bisogno di metamorfiche posizioni clientelari.Io chiedo al candidato presidente di valutare attentamente quali sono stati gli atteggiamenti amministrativi dell’ex assessore regionale per questa terra. Mi aspetto anche dal candidato presidente un’attenta selezione di chi dovrà concorrere alla sua elezione. Dovrà decidere se questa terra debba essere data in affidamento ad un ex assessore di centro sinistra oppure se vuole un centro destra puro.

 Se fosse lei a scegliere chi sarebbero i candidati preferiti del centro destra alla presidenza dell’Abruzzo?
Se io dovessi dirle sinceramente quello che penso, io le direi che in Abruzzo non c’è ancora un candidato presidente perché io non ho visto in questi anni qualcuno che ha portato alla ribalta argomenti regionali di una certa pregnanza da interessare tutti i cittadini. Io vedo solo competizioni dei singoli, e quando i singoli non sono sostenuti dalla collettività, dagli elettori e dalla simpatia che deve essere riconosciuta al candidato, io vedo solo dei solipsismi inquietanti. O si va su un candidato presidente, frutto di un’alchimia di laboratorio romano o si va sull’entusiasmo di una popolazione che sa già individuare una figura degna di rappresentare la regione Abruzzo. Io oggi non vedo ne l’uno ne l’altro. Perché la candidatura alle presidenziali deve essere costruita nel tempo. Io non vorrei mai che spuntasse dal cilindro il candidato alla presidenza che io non conosco perché farebbe molta fatica ad affermarsi presso l’elettorato.

Ci racconta brevemente della sua carriera lavorativa prima di entrare in politica e diventare consigliere comunale? Come sta utilizzando le sue competenze professionali nel suo incarico attuale?
In qualità di avvocato con indirizzo in diritto e procedura penale, ho delle capacità di lettura degli atti, un temperamento combattivo, una tenacia nell’azione politica e un’ impostazione strategica delle battaglie politiche. Il caso che più mi è rimasto nel cuore è stato ottenere la detenzione domiciliare per un detenuto che stentava a vedere affermate le sue ragioni di salute nell’ambito della struttura penitenziaria in cui viveva. Da quando ho visto che la mia città agonizzava pensai che questa città avesse bisogno di un avvocato. Già dal 2013 fui la prima a decidere che si poteva uscire dallo stallo in cui eravamo entrati, per la geografia giudiziaria, con la paventata soppressione dell’ufficio giudiziario e feci lo sciopero della fame fino a quando il Ministero non ci riceve. Da li si aggiunsero altri avvocati e finalmente conquistammo il tavolo ministeriale, dove poi una politica poco coraggiose decise, contrariamente al mio parere, di arrivare ad una proroga per salvare tutti i tribunali d’Abruzzo. Poi occupai l’aula consiliare, insieme ad altre forze politiche, per veder riconosciuto il diritto del punto nascita all’esistenza in vita. Allora eravamo inconsapevoli di quanto il discorso della sanità in centro Abruzzo fosse un argomento di grande attualità. Invece poi la qualificazione sanitaria dell’ospedale era già in programma. Fin quando il piano sanitario regionale ci ha qualificato come un ospedale di base con qualche reparto in più. Noi adesso chiediamo la modifica del piano sanitario regionale.

 C’è una donna in politica che stima maggiormente?
Le donne che stimo sono quelle originali, non scontate che non si appiattiscono sulle questioni di genere. Il primo politico donna che mi piace sono io. Credo che tutte le donne facciano politica quando vanno al supermercato o comprano gli abiti per i per i propri figli. E mi piace individuare in ciascun politico quel coraggio di uscire dai luoghi comuni, spesso Giorgia Meloni lo sa fare. Anche la Carfagna trovo che sia stata una donna coraggiosa che ha subito il pregiudizio dei maschi e questo le ha dato credo tanta forza. Mi piace quando vedo il coraggio delle donne di sapersi muovere, sia in ambito familiare, lavorativo e sociale.

 Che cosa non condivide dell’operato della maggioranza?

Non vedo una determinazione nell’azione politica. Non c’è mai una chiarezza di indirizzo da parte della giunta. Persino i revisori dei conti hanno detto che la giunta comunale non emette sufficienti delibere di indirizzo. Una città ha bisogno di un indirizzo altrimenti non ha un DNA. Cosi non si ha una visione e si naviga a vista. Tanto è vero che scadono i servizi: tra un po’ scade la guardiania, la farmacia, sono scaduti i servizi informatici.
Ci sono motivazioni di ordine giuridico e non solo perché il governo riconsideri la chiusura del tribunale di Sulmona?
Sulla geografia giudiziaria, noi soffriamo una legge che salva soltanto i tribunali provinciali. In Abruzzo il recepimento di questa normativa ha fatto in modo che sopravvivessero solo i tribunali di L’Aquila, Pescara e Chieti ed è un assurdo per come sono localizzati questi uffici giudiziari. Scontiamo la contraddizione dell’eccessiva prossimità di Chieti e Pescara e l’assoluta desertificazione del centro Abruzzo con la chiusura di Sulmona e Avezzano. Questo è un errore concettuale. Allora noi stiamo cercando di affermare le ragioni di un territorio, che è vero che numericamente è scarso di abitanti, ma vuole affermare la parità di accesso alla giustizia di un’area che è gravata da tre parchi nazionali e quindi è fisiologicamente debolmente antropizzata, è montana, il cui accesso è caratterizzato da viadotti autostradali con tutte le criticità che ne derivano, e tu non puoi rischiare l’isolamento di una collettività importante come quella del centro Abruzzo e quindi devi avere la capacità di ben strutturare il servizio giustizia e sanità rendendo autonomi queste due particelle di diritti costituzionali in un territorio che è particolare dal punto di vista ambientale e infrastrutturale.

Sempre nell’ambito dell’attività politica, c’è stato un evento, un comportamento, una votazione che le ha procurato maggiore amarezza?
Mi sono sentita fortemente mortificata quando il consiglio comunale di Sulmona, nel 2016, adottò a maggioranza e non all’unanimità, la delibera che recepiva con moderata soddisfazione il piano sanitario regionale, quello è stato un atto di sudditanza verso regione Abruzzo ed è emersa con chiarezza la mancanza di coraggio di questa amministrazione.
Che probabilità ha questa maggioranza di arrivare a fine mandato?
Credo che tutto sia possibile e per la mediocrità che la caratterizza questa amministrazione possa arrivare anche al termine del suo mandato.
 Le prime tre cose che farebbe se guidasse lei la maggioranza ?
Una l’ho già fatta: portare tutta la maggioranza a votare la delibera dell’ospedale di Sulmona riconosciuto come primo livello, quindi modifica al piano sanitario regionale. Riorganizzare la macrostruttura del comune, perché i settori comunali vanno riorganizzati nelle funzioni e nelle dirigenze. Oggi non hanno personale idoneo e spesso non sono in grado di assicurare un’efficienza per la carenza di personale e per la mancanza di indirizzi da parte della giunta. Come terza cosa, rivedrei il sistema di raccolta porta a porta che secondo me è antigenica e superata. Io interpellerei chi a livello anche europeo ha una visione un po’ più moderna con centri di raccolta interrati anche nei centri storici che consentono lo stoccaggio dei rifiuti, anche selezionati dallo stesso utente, ma in siti sotterranei, localizzati in più punti della città. Non mi piace vedere il centro storico pieno di secchi gialli, non credo che sia il contesto giusto dove fare la differenziata ad una citta d’arte come quella di Sulmona.

Manuela Susi

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